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In questo 2018 sarebbe bello se a Bergamo ci fosse…

In questo 2018 sarebbe bello se a Bergamo ci fosse…
06 Gennaio 2018 ore 08:30

Alla fine ci siamo, il 2018 è arrivato e ha portato con sé la confusione generale di segretari e segretarie che fino a febbraio almeno sbaglieranno anno nelle date dei documenti, oltre che le frasi sbigottite dei più vecchi che si sono distratti un attimo negli Anni Novanta e che proprio non si capacitano di quanti calendari si siano avvicendati alle pareti della loro cucina, che invece non è cambiata di una virgola.

È arrivato il nuovo anno, insomma, e il venditore di almanacchi ci ha giurato che sarà migliore di quello appena passato. E per quest’anno, anziché scrivere un’operetta morale, abbiamo cercato di credergli, di dargli fiducia, di comprarglielo quel maledetto almanacco, ma non per pietà: con entusiasmo. E alla fine non c’è niente di male: per i rimpianti c’è già il trentuno dicembre, ci sono già le vigilie dei compleanni, in cui, come se davvero funzionasse così, ci sentiamo in dovere di fare il punto dell’anno appena passato. E mai una volta che tutto, ma proprio tutto, sia andato per il verso giusto. Mai una volta che abbiamo iniziato ad andare in palestra, mai una volta che ci sia la pace nel mondo, mai una volta che siamo riusciti a ricucire vecchi strappi con nostro padre, nostra madre, nostro fratello.

 

 

Però, scoccata la mezzanotte, quella mezzanotte, sarà perché a Capodanno è quasi d’obbligo avere qualche bicchiere di troppo in corpo, sarà perché ci sono gli amici, sarà perché ci sono i botti e le fiaccole, ma improvvisamente è tutto diverso. E ci concediamo, di nuovo, quel vecchio sbaglio, quella grandiosa consolazione. In sostanza, ci concediamo di sognare, o addirittura di fare progetti. E farlo in una città come la nostra, così bella ma così difficile, ha un sapore del tutto particolare. Figuriamoci come deve essere sognare per la nostra città: ai nostri occhi così grande, così speciale; al di là dell’Adda invece semplice capoluogo di provincia come altri centonove in giro per l’Italia.

Il sogno di Margherita. «Sarebbe bello se tutta la città fosse patrimonio dell’Unesco. Cos’abbiamo alla fine in meno di Mantova? Poi, se lo dice Sgarbi…»: questo il sogno di Margherita R., trentuno anni, laureata in Beni Culturali ormai otto anni fa. Sarebbe bello, certo, perché le Mura non ci bastano, lo sapevamo da tempo. Noi vogliamo di più, vogliamo che la bellezza che ai nostri occhi è incommensurabile lo diventi anche ai distratti occhi del resto d’Italia. E Vittorio Sgarbi lo ha detto davvero, mentre parlava del parcheggio in Fara in uno dei suoi video su Youtube, in cui diceva che Gori, con questi lavori, rischiava di finire in quello che Vittorio ha chiamato, molto coloritamente, «L’inferno del parcheggio».

 

 

Rinunciare al parcheggio. E proprio il parcheggio della Fara è al centro dei sogni di Alberto S., ventiquattrenne originario di Lecco ma a Bergamo da una vita che ci dice: «Sarebbe bello se a Bergamo, nelle “alte cancellerie” si accorgessero che un parcheggio non è per nulla un bel modo di festeggiare le nostre Mura patrimonio dell’Unesco. In generale sarebbe bello se tutti avessimo coscienza del bello, e scusa il gioco di parole». Ma il cantiere è già aperto, è stata pure montata una teleferica per non dover trasportare i materiali via camion. Ma, Alberto, come per tutti: oggi niente disillusioni, ognuno deve poter avere il piacere di sperare nell’impossibile.

Il futuro è nerazzurro. Come nella qualificazione dell’Atalanta in Champions League, il famoso «non succede, ma se succede» che non lascia dormire i tifosi più appassionati. Un’Atalanta in Champions League grazie alla vittoria in Europa League è il sogno di Edoardo A., ventuno anni, che non si è perso nessuna trasferta europea della Dea, e che è riuscito ad accaparrarsi pure i biglietti per Dortmund. Con quest’Atalanta senza più colonne d’Ercole è davvero facile sognare, e sono ormai due anni che questa squadra non ha più niente da perdere, ma solo asticelle da alzare. Merito del Gasp, merito di una società competente e organizzata che farà di tutto affinché questa squadra non sia soltanto una meteora, una bella fiaba. Ma qualora lo fosse, c’è chi vuole il lieto fine per eccellenza, con la vittoria dei “buoni” e la sconfitta degli antagonisti: «Sarebbe bello se a fine 2018 l’Atalanta fosse qualificata agli ottavi di Champions League e il Brescia stesse annaspando a metà classifica in Serie C». Questo il sogno di Beppe M., cinquantaduenne di Curno che non dimentica i vecchi dissapori con la Leonessa, nonostante per le rondinelle la primavera non arrivi più da anni. In ogni caso è lecito sognare. Anche se questa società non vende sogni, ma solide realtà, come direbbe una nota agenzia immobiliare.

 

 

Meno allerte smog. C’è poi chi sogna «meno automobili in giro», come Francesca G., ventinove anni, che aggiunge: «Le allerte smog nel 2017 sono state fin troppe a Bergamo, e spero che possano servire affinché la gente prenda coscienza della gravità della situazione», e chi invece, come il sessantunenne Sergio B., auspica una crescita del tasso di natalità (o un maggiore rispetto delle ore di silenzio pomeridiano?) con accesi toni locali: «parlà de meno e rasgà de piö».

Una piccola Venezia. Poi c’è Chiara V., ventisette anni, che «da anni» chiede a San Silvestro di riconsegnare a Bergamo l’aspetto che aveva qualche secolo fa: «Sarebbe bello se Bergamo tornasse ad essere una città con rogge e canali come era un tempo, mi ha sempre affascinato l’idea che sotto alle nostre strade sorga una piccola Venezia». Alzi la mano chi ci avrebbe mai pensato. Certo, viste le condizioni attuali delle poche rogge rimaste a cielo aperto sarebbe, in tal caso, auspicabile una massiccia opera di riqualificazione. Ma abbiamo detto «sogni», non «progetti».

 

 

Uccelli di bosco o di gabbia. Pieno di amarezza il sogno invece di Lorenzo M, cinquantotto anni, padre di un ragazzo che da tre anni studia e vive a Maastricht, in Olanda, che ci dice: «Sarebbe bello se, agli occhi dei nostri ragazzi, Bergamo fosse un punto di arrivo e non un luogo da cui fuggire». Eppure non è così per tutti: forse si tratta solo di decidere se voler essere uccel di bosco o uccel di gabbia. Il pane c’è, mancano i denti C’è poi, infine, chi, come Francesco M, 23 anni, si fionda su uno dei temi “storici” della vita pubblica bergamasca: «Mi piacerebbe che Bergamo la smettesse di essere una città così morta. Alla sera non si sa mai cosa fare, e quando ci si prova, come in Santa Caterina, c’è chi ha da ridire». Insomma, i soliti luoghi comuni, che, come tutti i luoghi comuni, hanno un nucleo di verità, talmente sommerso dal telefono senza fili che nessuno lo ha mai potuto vedere per davvero. E ci sentiamo di dire a chi ha questo sogno che realizzarlo, almeno in minima parte, è possibile: basta informarsi su cosa succede in città, per dirla con Vasco, e scoprire che così morta non è. Certo, non sprizza vita da tutti i pori come Milano o la Riccione estiva, Certo, si può sempre fare meglio. Ma se è vero che a volte manca il pane, è altrettanto vero che tante altre non abbiamo voglia di tirare fuori i denti. E ci piace lasciarla così, sul vago. Ché siamo ancora pur sempre in periodo di festività e per stare seri e concentrati c’è sempre tempo, da domani. Insomma, quel che conta è che ognuno, oggi, può sognare a modo suo, e non c’è periodo migliore per crederci davvero fino in fondo. Buon 2018. E non sbagliate le date sui documenti.

 

Per leggere l’articolo completo (con tutti gli altri sogni per Bergamo) rimandiamo a pagina 4 e 5 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 11 gennaio. In versione digitale, qui.

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