Lingua madre

Non c’è mese più prezioso di “avrìl”, quando anche la brina “la ’mpienéss ol barìl”

I proverbi bergamaschi dedicati ad aprile, tra la pioggia e il canto del cuculo

Non c’è mese più prezioso di “avrìl”, quando anche la brina “la ’mpienéss ol barìl”
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Di Ezio Foresti*

L’inizio di aprile talvolta sorprende con un ritorno non previsto all’inverno, ma la situazione di solito non dura molto. Per avere qualche idea in più sul resto del mese, proviamo a orientarci con la saggezza popolare dei proverbi.

Una scansione temporale attendibile è data dal canto del cuculo: ol cöch a l’dis: a l’sèt de avrìl no ègne, al dessèt se pöde, a l’vintesèt sènsa fàl. La fama di questo uccello non è delle migliori, perché sappiamo tutti che il cuculo non costruisce il proprio nido, ma approfitta di quello degli altri. Fà cóme ‘l cöch significa infatti “fare le fusa torte” secondo il Tiraboschi. Nel linguaggio contemporaneo diremmo“fare le corna”.

In questo periodo l’importanza della pioggia nelle colture è testimoniata in molti modi diversi, come in avrìl öna buna aquada la val piö d’öna ‘ngrassada, da cui emerge che l’acqua può essere persino più efficace di una passata di concime. Non necessariamente il prezioso elemento deve cadere in grandi quantità dal cielo, perché anche la brina de avrìl la ’mpienéss ol barìl.

La grande sensibilità dei nostri pastori non poteva non pensare al benessere degli animali, nel caso in cui Giove Pluvio rincarasse la dose in modo eccessivo: poarèta chèla pégra che ai gutù de avrìl l’è sènsa pìl. In effetti, trovarsi senza la protezione della lana sotto un acquazzone non dev’essere un’esperienza piacevole.

Sembra che i nostri vecchi avessero persino previsto l’alternanza tra freddo e caldo che: avrìl avrilèt, ü dé cóld e ü dé frécc. L’assenza o l’abbondanza di precipitazioni, l’alzarsi o l’abbassarsi della temperatura non possono tuttavia impedire la rigogliosa esplosione del verde, in quanto de avrìl i böta i piante a’ sènsa ölìl. Insomma,ci troviamo di fronte a un mese molto importante, al punto tale che avril a l’ghe n’à trènta, se l’ghe n’èss trentü an’i ndarèss in malura gna ü.

*in memoria

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