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Non mancano clienti famosi

Ombrellificio Silvia in Borgo Palazzo Le cose si fanno come una volta

Ombrellificio Silvia in Borgo Palazzo Le cose si fanno come una volta
Viva Bèrghem 04 Marzo 2015 ore 10:03

Un luogo fuori dal tempo, dove restano le ultime tracce di un’arte perduta, fatta di fantasie floreali, pois, geometrie variopinte e manici di legno arrotondati. L’Ombrellificio Silvia, in Via Borgo Palazzo 90 (entrata da Via Vivaldi) è quanto di più insolito ci si possa aspettare. È infatti uno spazio semplice, in cui entrare per ordinare un ombrello fatto su misura, come in una bottega di tanti anni fa. Aperto negli anni Settanta, dal padre di Roberto Riccardi, titolare oggi del negozio, l’ombrellificio racconta un’Italia che lavorava sodo, e conosceva il valore dell’artigianato, la capacità cioè di creare cose belle semplicemente con le proprie mani.

«Vede – dice Roberto, con tono gentile e pacato – purtroppo non abbiamo capito qualcosa di importante. Oggi importiamo la maggior parte dei prodotti dalla Cina. Ma quando tu importi, porti in casa anche la loro povertà, la negazione dei diritti sul lavoro, che infatti oggi stiamo perdendo anche noi. Quando negli anni Novanta avevo un ordine di 1000 ombrelli, facevo lavorare venti persone. Chi preparava le impugnature, chi cuciva il tessuto. Oggi basta una telefonata e non si fa lavorare nessuno, perché molto di ciò che viene ordinato è di importazione. E pensare che nel campo eravamo i migliori maestri in tutto il mondo!».

Non c’è amarezza nelle parole di Roberto, quanto piuttosto una presa di coscienza. Perché lui di ciò che costruisce ne va molto fiero. Dagli ombrelloni in tessuto acrilico impermeabile color panna con fusto di legno ai cappelli reversibili da indossare quando il cielo è coperto di nubi, qui tutto ha una storia e nasce da idee ben chiare e ottime competenze. Uno dei pezzi forti del negozio, per esempio, è l’ombrello del pastore, tutto rigorosamente Made in Italy. Quando lo apre, l’artigiano spiega tutti gli elementi che fanno di questo oggetto un’icona, da sempre: innanzitutto ha un manico di legno e il tessuto è cucito su stecche in giunco, anziché di ferro o acciaio. In questo modo, chi lo utilizza non deve temere i fulmini. È molto ampio, perfetto per chi deve tenerlo appoggiato alla spalla per lungo tempo, come appunto i pastori che devono osservare per ore gli ovini, e il tessuto che copre la testa è in cotone doppio ritorto decorato da un disegno tipico, una greca a righe colorate chiamata bordo romano. Oggi, l’ombrello del pastore è molto utilizzato dai gruppi folkloristici nelle loro danze o nelle decorazioni delle case di montagna. Racconta un’artigianalità che andrebbe recuperata perché sinonimo di qualità e cultura del bello.

Come l’ombrellino che Roberto deve confezionare per una signora che adora il giallo. Tra le centinaia di metri di tessuto disponibili nel laboratorio del negozio, tutti impermeabili e decorati con diverse fantasie, la signora ha infatti scelto un tessuto con stampa a rose color del sole, come volesse portare il colore del sole sotto la pioggia. Sarà un ombrello bellissimo, e solo suo. Un oggetto nato dalla passione per un mestiere, e dalla competenza di un artigiano che sa che quell’ombrello sarà la sua firma in giro per la città.

Tra i clienti dell’Ombrellificio Silvia non mancano marchi famosi. In passato, infatti, ha lavorato per griffe del mondo della moda, come Trussardi e Valentino, e recentemente, Roberto ha realizzato le stampe per personalizzare gli ombrelli dedicati al cinquantesimo anniversario della casa automobilistica Lamborghini. L’ultimo lavoro? Gli ombrelloni per il panificio, ristorante e bistrot Tresoldi 1938, che ha arredato il moderno dehor con due ombrelloni della linea Facility.

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