Made in Elav

L’Osteria della Birra in Città Alta Dove si beve quella giusta

L’Osteria della Birra in Città Alta Dove si beve quella giusta
14 Febbraio 2015 ore 17:17

osteria della birra foto devid rotasperti (32)

 

Diciamolo subito: se cercate un locale per bervi un’anonima birretta, allora siete nel posto sbagliato. All’Osteria della Birra, eccellenza tra i locali che propongono produzioni artigianali, ogni singola etichetta ha un nome, una storia, e – dietro – una passione. Alle pareti, l’esposizione delle etichette che sono passate per l’osteria raccontano la storia del locale.

La piccola Osteria di affaccia su via Mascheroni nel pieno centro di Città Alta. Un luogo raccolto che ricorda i locali di  un tempo.  Nasce nel 2005, come locale fratello del Clock Tower Pub di Treviglio, per volontà di Antonio e Valentina, che voleva un posto che anche in Bergamo città, dove vivevano entrambi. Grazie all’attenzione per il nascente mondo delle birre artigianali locali e non, l’Osteria diventa in breve tempo un punto di ritrovo per gli assaggiatori affascinati da questo mondo in continua trasformazione.  Nel 2010 poi – finalmente, dicono alcuni – nasce il birrificio Elav (ne abbiamo già parlato, qui) e l’Osteria della Birra si trasforma nel palcoscenico naturale dove sfilano le creazioni del centro di produzione di Comun Nuovo. E i bergamaschi apprezzano. Ma anche i turisti.

Al banco (fatto su misura interamente in pietra), sette spine spillano le diverse tipologie di birre periodicamente in degustazione. Le proposte ruotano frequentemente per non annoiare mai i clienti più affezionati e per dare la possibilità di assaggiare tutte le etichette e gli stili elaviani, circa venti in tutto. A questi si aggiungono poi le birre speciali, pensate per un particolare ricorrenza, e le ricercate Limited Edition, che di tanto in tanto appaiono a sorpresa per soddisfare i bevitori più curiosi.

Qui, comunque, non si beve solo. Una piccola carta, ma ben articolata, propone tutte le settimana qualche piatto semplice (ed efficace) agli avventori. Oltre ai classici della tradizione, polenta e casoncelli, la cucina si inventa ricette che prevedano tra gli ingredienti la bevanda principe del locale. Dai secondi ai dessert, passando dai paninetti alla birra farciti fatti preparare apposta da un panificio di fiducia. I risultati sono tutt’altro che banali. Così come il bicchiere di accompagnamento: Valentina saprà suggerirvi l’accostamento giusto. Ce n’è davvero per tutti i gusti.

Per dire: a noi ha fatto assaggiare una birra tra le più apprezzate in assoluto: la Indie Ale, fatta con ben 3 malti e 7 luppoli diversi, due volte premiata nella Guida delle Birre d’Italia Slow Food. La descrizione è, del resto, piuttosto eloquente: «Le note agrumate, tropicali dei luppoli utilizzati convivono in perfetta armonia con le più dolci sfumature donate dai malti e con le sensazioni di caramello che lentamente si fondono con quelle fruttate. Il finale rivela, a sorpresa, un amaro che tende all’erbaceo, molto delicato e per nulla invadente, invita anzi il bevitore a poggiare immediatamente le labbra al bicchiere, per godere di un altro sorso».

Non si stenta a credere, dunque, come ogni birra possa essere fonte di ispirazione. Così garantiscono anche gli scrittori dell’Osservatore Elaviano, il periodico di cultura indipendente prodotto proprio da Elav e che si legge tra i tavolini dell’Osteria. Non di rado le storie della creazione di nuove birre e di rivoluzionarie collaborazioni nascono proprio qui, tra un bicchiere e l’altro, come nel caso della leggendaria birra Regina d’inverno, al sapore di caffè, cioccolato e liquirizia, raccontata da un’etichetta disegnata dalla Film-Maker portoghese Regina Pessoa, che ha prestato la sua penna per raccontare l’anima di questa delizia.

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