Una macchina perfetta

Sono otto meravigliosi anni di Atalanta firmata Percassi

Sono otto meravigliosi anni di Atalanta firmata Percassi
Viva Bèrghem 11 Giugno 2018 ore 06:30

Dal Franco Ossola di Varese al Signal Iduna Park di Dortmund. Prima la Serie B, poi la doppia Europa con le lacrime versate di fronte a ottomila bergamaschi nell’ultima trasferta europea dell’anno in uno degli impianti più importanti del continente. Martedì scorso, 5 giugno, il nuovo corso atalantino del presidente Antonio Percassi ha compiuto otto anni e i motivi per festeggiare sono davvero tanti.

L’Atalanta, dopo la presidenza Ruggeri e il grave problema di salute che ha colpito il patron Ivan e ha costretto i figli Alessandro e Francesca a scendere in campo, ha cambiato proprietà nell’estate del 2010 e da allora è successo di tutto. La prima stagione con Colantuono in Serie B, la promozione in Serie A con due anni di fila di penalizzazioni e lo scandalo Calcioscommesse che ha chiuso la carriera di capitan Doni, e poi via via un crescendo di emozioni passando per Reja e arrivando fino al calcio spumeggiante di Gasperini.

 

 

Senza tabelle alla mano, senza guardare troppo ai numeri e alle partite, per raccontare questi primi (secondi) otto anni dei Percassi alla guida della Dea basta affidarsi ai ricordi. Il numero uno atalantino, il giorno dopo il passaggio di proprietà ha fatto piantare a Zingonia qualcosa come trecento piante d’alto fusto: agli occhi meno attenti questa mossa poteva sembrare un dettaglio stilistico di poco conto e invece è stata solo il primo intervento di un restyling del quartier generale nerazzurro che sta continuando anche oggi.

Dal punto di vista finanziario, invece, l’Atalanta è diventata un colosso. Non tanto per fatturati o plusvalenze, quanto per la solidità dei bilanci che anno dopo anno si sono ribaltati in positivo. Dalle stagioni in cui si cedevano Baselli e Zappacosta a dieci milioni più bonus o Bonaventura a cinque più bonus, siamo arrivati a 110 milioni di plusvalenze grazie a quel fenomeno assoluto della panchina che si chiama Gasperini. La gestione della famiglia Percassi è molto simile a quella di un’azienda, l’amministratore…»

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 18 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 14 maggio. In versione digitale, qui.

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