Le scuole per Bergamo Scienza

Il Patronato San Vincenzo e il suo “viaggio nella stampa”

Il Patronato San Vincenzo e il suo “viaggio nella stampa”
Viva Bèrghem 16 Ottobre 2014 ore 16:54

Per la XII edizione di Bergamo Scienza, il patronato San Vincenzo propone un salto nel passato. E, precisamente, un salto che arriva fino al Quattrocento quando, tra la fine di un impero e la scoperta di un continente, anche Johann Gutenberg si impresse per sempre nella storia, con l’invenzione dei caratteri mobili. Attraverso il suo progetto Da Gutenberg a Photoshop: viaggio nel mondo della stampa, l’Associazione di formazione professionale offre ai visitatori un percorso attraverso cui scoprire i segreti della stampa, dalla teoria alla pratica.

Di che cosa si tratta. Il laboratorio è condotto da diciassette ragazzi delle classi quarte, ed è suddiviso in tre momenti: durante la prima fase, agli ospiti viene fornita una spiegazione teorica e storica delle tappe fondamentali che hanno caratterizzato la stampa, attraverso l’ausilio di filmati, immagini e diapositive; poi segue un momento prettamente dimostrativo nella sala Mac, in cui i visitatori possono girovagare e curiosare tra i banchi di lavoro, toccare con mano ciò che vedono e osservare i vari tipi di inchiostro, il torchio manuale e i caratteri mobili.

Dopodiché, è la moderna tecnologia a prendere la scena: alcune delle fotografie scattate alle stesse classi ospiti vengono mostrate al pubblico, dopo essere state ritoccate con Photoshop dai ragazzi dell’Accademia della grafica.

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La parola ai docenti, che parlano dei ragazzi. «Il lavoro è rivolto alla classe completa» spiega Pierangelo Manenti, docente e curatore del progetto insieme ad Herbert Bussini, «Questa esperienza è anche un modo per responsabilizzarli, perché loro sanno che per un certo periodo di tempo, anche se il progetto fa parte del programma scolastico, le energie vanno tutte incanalate verso l’obiettivo di Bergamo Scienza. E devono imparare a gestirsi, ad organizzarsi, e a suddividersi gli incarichi. C’è chi si dedica maggiormente alla parte di spiegazione e chi si concentra invece sulla parte pratica, in base alle caratteristiche di ciascuno. Loro sanno che la scuola tiene a questa rassegna». Il ruolo che si cerca di dare ai ragazzi è quello, dunque, di assoluti protagonisti. Continua infatti il docente: «Ai ragazzi, in fondo, affidiamo il pacchetto di quattro anni di lavoro, un pacchetto che di volta in volta viene rielaborato e riadattato alle nuove tecnologie e alle nuove conoscenze. Sta a loro rielaborarlo al meglio».

Le iniziative anche gli studenti interni. Durante la rassegna, la scuola coglie l’occasione per coinvolgere anche gli studenti delle classi prime, troppo giovani per vestire i panni delle guide ma abbastanza grandi per essere incuriositi dalle varie attività proposte. Per questo, durante gli spazi dedicati alle visite dei privati, alcuni artisti e calligrafi sono invitati dall’Istituto a proporre dei progetti agli studenti più giovani. Spiega il professore: «Chiediamo a questi artisti, che vengono da Verona, Milano, Torino di lavorare con i nostri ragazzi. È un ottimo modo per coinvolgerli e trasmettergli un messaggio essenziale: nonostante l’avanzamento tecnologico sia costante e sempre nuovo, non va dimenticata la parte più storica e artistica del processo di stampa».

I ragazzi cosa dicono? Un confronto con se stessi e con le proprie capacità di dialogo. Questi, secondo Beatrice, studentessa del quarto anno, sono alcune delle ricchezze che l’esperienza di guida per Bergamo Scienza porta con sé: «La prima volta c’è sempre una gran paura di bloccarti, ed è facile che accada, anzi, quasi sicuro. Ma ne vale la pena, anche per chi è timido; io un pochino sono timida, ma dovermi relazionare con la gente mi ha portata a sbloccarmi, e mi ha aiutata a conoscermi, a scoprire i miei limiti, i miei difetti. È anche un modo di mettere alla prova la propria resistenza. Per due settimane ci troviamo a ripetere lo stesso, identico percorso, e questo può risultare pesante dopo un po’. Ma lo si fa perché diventa un lavoro a tutti gli effetti, e ci teniamo al risultato migliore possibile».

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Vapore ed energia elettrica : gli altri laboratori. Tra le riproduzioni di macchine a vapore e impianti elettrici, il coinvolgimento dell’Associazione di formazione professionale con Bergamo Scienza si dimostra in tutta la sua poliedricità, che va ben oltre l’esclusivo aspetto della stampa. Marco Barbieri, docente e curatore del progetto A tutto vapore mostra, insieme a suoi ragazzi, come una semplice lattina di Coca Cola possa trasformarsi in una macchina a vapore (in miniatura).

E mentre qui si parla di motore di Erone e di come l’energia del vapore acqueo contenuto nella lattina conduca al movimento, in un altro laboratorio ancora, si racconta di come venga estratta l’energia elettrica dai limoni. Questo terzo progetto, curato dai docenti Giampietro Berizzi e Claudio Drago e chiamato Energia Elettrica questa sconosciuta mostra lo sviluppo dell’energia elettrica, la sua trasmissione e il concetto di l’elettromagnetismo. Per i visitatori, per concludere, una prova pratica: realizzare un impianto elettrico (in miniatura, ovviamente).

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