In Valle Seriana

Ponte Nossa, una piccola Parigi

Ponte Nossa, una piccola Parigi
05 Maggio 2017 ore 05:30

I paesi delle nostre valli custodiscono luoghi e storie per certi versi incredibili, spesso sconosciuti ai turisti (e agli stessi residenti) per il solo fatto che il moderno “andar per valli” legato a superstrade e provinciali ce li mostra solo negli attimi fugaci di un transito veloce. Fra questi c’è senza dubbio Ponte Nossa, di fatto il paese che apre le porte dell’Alta Valle Seriana, appena oltre il Ponte del Costone. Per i frettolosi automobilisti, Ponte Nossa è rappresentato da un paio di rettilinei (e un incrocio pericoloso all’altezza dell’ex stazione), ma non a caso l’appellativo con cui è noto è “la Piccola Parigi”. Il centro era infatti punto di ritrovo, con esercizi pubblici e negozi che richiamavano la gente della Valle. E oggi come un tempo ci sono punti di interesse certamente non banali.

 

 

Il Santuario dell’Apparizione. Il Santuario di S. Maria Annunziata è, di Ponte Nossa, la chiesa parrocchiale. Qui era situata la chiesetta di S. Maria in contrada Campolungo, davanti alla quale il 2 giugno 1511 avvenne la prodigiosa lacrimazione della Vergine, raffigurata in un affresco quattrocentesco. Secondo il racconto del notaio Guerinoni del 10 giu­gno del 1511, testimoni furono alcune pastorelle: «Una certa immagine della gloriosissima Vergine Maria, nella pa­rete anteriore della chiesa di S. Maria […] già da molto tempo dipinta, fu vista mutarsi, e rat­tristarsi, e versare sangue dall’occhio sinistro e aprire e chiudere in modo miracoloso lo stesso occhio». Una ragazza asciugò le lacri­me con un lembo del grembiule, mentre una voce diceva: «Ai primi che passeranno per questa via, fa­rai osservare questa mia apparizione, e dirai che te l’ha detto la Beata Vergine, la quale ordina che a suo onore sia fabbricata una chiesa dove farà molte grazie». Nella chiesa attuale l’affresco è la pala dell’altare della Madonna.

 

 

Il coccodrillo che ci fa? Nella parrocchiale c’è anche un coccodrillo imbalsamato che penzola dal soffitto della navata destra. Una leggenda vuole che nel 1518 tale Monelli de’ Ferrari, mercante di Premolo, avesse ucciso l’alligatore a Rimini, portandolo per grazia ricevuta a Ponte Nossa. Una seconda leggenda racconta di un lago nossese e di «un gran lucertolone» che stava per inghiottire una madre con un bimbo, poi salvati all’ultimo da un cacciatore locale. Secondo documenti rintracciati nel 1980, il coccodrillo fu invece un dono recato dai sindaci della chiesa di S.Maria alla fine del ‘500 e ricollocato in chiesa nel’700.

Acqua e chiodi. Il fiume Nossa (da cui deriva il nome del paese) ha una lunghezza di soli 500 metri, ma possiede una portata notevole e costante, grazie alla particolare natura delle sue sorgenti. Basti citare la Nossana, che alimenta la rete idrica di tre zone di Bergamo (Celadina, centro cittadino e Colognola/Longuelo) oltre ad Alzano Lombardo, Gorle, Treviolo, Curno, Azzano e, parzialmente, Mozzo e Valbrembo, per un totale stimabile in circa 120.000 abitanti. Le acque nossesi erano in passato fonte di energia indispensabile per il funzionamento dei magli.

 

 

Il ferro estratto dalle miniere delle Valli di Scalve e Bondione veniva trasportato al Maglio Fusore, il più a monte, dove era trasformato in metallo grezzo e verghe pronte per la forgiatura e destinate a tre magli oggi denominati Maglio minore, Maglio grande e Maglio maggiore. Qui veniva trasformato in utensili per l’edilizia e l’agricoltura come chiodi, badili, vanghe e zappe. Il Maglio Beltrami, trasformato in museo negli anni Ottanta, è oggetto di visite guidate da parte di turisti e scolaresche. (035 704388 – sito).

L’albero di maggio. Fra le tradizioni ancora vive a Ponte Nossa c’è quella del màs, l’albero di Maggio. È una sorta di antico rito alpino che, sull’esempio del “calendimaggio” che si tiene in vari luoghi d’Europa, saluta il passaggio dall’inverno alla primavera attraverso un tronco nudo con la sommità ancora verde. Il màs è stato tagliato il 23 aprile nei boschi di Ardesio, salutato e benedetto lo stesso giorno nel centro del paese, issato sulla vetta del Pés (il Corno Guazza) la mattina del maggio grazie ai “Soci del Màs”, che si autoconvocano per l’impresa non comune di portarlo in quota. La sera del 1 giugno viene abbattuto e dato al rogo, per salutare la vigilia della Festa dell’Apparizione, che il 2 giugno vede in festa la Piccola Parigi della Valle Seriana.

 

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