Soprattutto in terre celtiche

Ma quanto somiglia il bergamasco alle due più diffuse lingue europee

Ma quanto somiglia il bergamasco alle due più diffuse lingue europee
05 Aprile 2017 ore 03:30

Quante volte, viaggiando o studiando, vi è capitato di incontrare costrutti grammaticali somiglianti a quelli del dialetto bergamasco? E le assonanze che si riscontrano se varchiamo i confini, non sono forse innumerevoli? Queste similitudini si possono trovare nella lingua francese, ma capita anche di carpire qualche analogia anche con la lingua inglese. Perché avviene tutto ciò? Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare un piccolo salto nel passato della nostra penisola e del Vecchio Continente, ritornando ai tempi in cui l’Europa era un’accozzaglia di popoli (invasori e non). In questo coacervo umano, un gruppo di barbari e guerrieri si trasferì in pianta stabile nel Nord Italia: i Galli (quelli che, se non fosse stato per le oche del Campidoglio, si sarebbero pure saccheggiati tutta Roma). Questi simpatici antenati di Asterix e Obelix fusero la loro lingua (il celtico) con il latino volgare preesistente, dando origine al gruppo linguistico del gallo-italico, nel quale rientra, appunto, anche il dialetto della nostra città. Ed ecco svelato il mistero delle somiglianze! Vogliamo quindi osservare da vicino queste affinità? Vi proponiamo di seguito un piccolo elenco di parole utili ai vostri pellegrinaggi in terre celtiche.

1) Il carciofo

In bergamasco, questo simpatico ortaggio spinato si chiama articiòch, molto simile al francese artichaut (pronuncia /aʀtiʃo/) all’inglese artichoke (pronuncia praticamente uguale a quella bergamasca) e addirittura al tedesco artischocke.

2) Il macellaio

Se dovete comprare una fetta di lonza a Bergamo, dove vi recate? Dal bechér, naturalmente! Se, invece, vi trovate in Francia o Inghilterra potete cercare la carne rispettivamente dal boucher o dal butcher.

3) Il formaggiaio

Ol formagér è per il bergamasco il proprietario della bancarella dei formaggi al mercato. In Francia, le insegne di negozi che vendono prodotti caseari riportano la scritta fromager.

4) Il livido

Se scivolate mentre camminate per un boulevard e sbattete accidentalmente gomiti e ginocchia, i francesi vi diranno che in pochi istanti sulla vostra pelle si formerà un bleu, cioè un livido. Se invece cadete nel bel mezzo di Piazza Pontida, vi spunterà un bel morèl. Gli amici della Val Gandino, però, si troverebbero perfettamente in accordo con i cugini Francesi: nelle cinque terre, infatti, l’ecchimosi si chiama blö.

5) Andiamo?

Bergamasco: an va?
Francese: on y va?

6) Il cappotto

Avrete sicuramente sentito i vostri nonni utilizzare il termine paltò per designare il cappotto lungo invernale. Il termine – italianissimo – è ormai caduto in disuso, ma viene ancora lungamente utilizzato dai bergamaschi autentici. Il vocabolo è molto simile al francese paletot, ma sembra derivare dall’inglese paltock (ossia una giacchetta corta, spesso indossata sotto l’armatura).

7) Stare per…

Per indicare un’azione in corso di svolgimento, l’italiano ricorre al verbo stare + gerundio (es: sto mangiando). Bergamasco e francese, ricorrono invece a due forme perifrastiche che si discostano un pochino dalla lingua della nostra penisola: so dré a majà; je suis en train de manger.

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