Al centro sportivo di Chiuduno

Il Rock in Rili va in trasferta E fa ballare pure... i morti

Il Rock in Rili va in trasferta E fa ballare pure... i morti
Viva Bèrghem 02 Settembre 2017 ore 03:00

Sembrava che uno dei festival musicali più giovani, ma anche più apprezzati, della provincia bergamasca, fosse giunto al capolinea dopo "sole" sei edizioni. E invece no. Il Rock in Rili di Chiuduno resiste e, per l'edizione 2017, va semplicemente in trasferta: dalla classica location al parco che ha dato il nome alla manifestazione al centro sportivo comunale in via Martiri della Libertà. Per il resto, fortunatamente, cambia poco: programma musicale ricco e la solita coinvolgente e curata organizzazione dell'associazione Jim&John, nata tre anni fa ma, di fatto, composta dalle stesse anime che hanno dato vita al festival nel 2011. Non cambia neppure la cucina, nota come una delle migliori in eventi di questo tipo grazie a un'attentissima selezione dei fornitori, e la mascotte, che resta il mitico "ol cadaèr". Ma andiamo con ordine.

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Il programma. Innanzitutto la musica, anima centrale dell'evento. Si parte stasera, 1 settembre, con la "Retroguardia Night", storie e musiche di decenni passati reinterpretate con maestria da Ottavia Brown (ore 21), progetto contraddistinto da «blues sghembi, folk d’oltreoceano e canzone d’autore della nostra penisola», e soprattutto da Dandy Bestia (22.15), storico chitarrista degli Skiantos, anima e cuore del rock demenziale nostrano. Il 2 settembre, invece, si passa all'undergorund, con l'antipasto fornito dal rap degli SC/SC (Stone Cold Stunner Crew, alle 18) e dalla punk band Bad Frog da Lodi (21). Chiudono le Cattivi Abitudini (22.15), gruppo nato circa un decennio fa dai resti degli storici Peter Punk ed è sulla buona strada per far conoscere tutta la nazione il suo sound sporco e divertente. Si chiude la sera del 3 settembre con due band del territorio ma pronte a spiccare il volo e già molto apprezzate dal pubblico: i Maranuda (20.45), con il loro mix di elettronica, rock e cantautorato, e gli Endrigo (22), che non hanno bisogno di presentazioni.

 

 

La cucina. Come detto poche righe sopra, la cucina del Rock in Rili è considerata una delle migliori tra quelle dei numerosi festival musicali bergamaschi. Non tanto perché le altre meritano poco, ma perché qui l'attenzione ai dettagli è massima. Oltre a degli ottimi cuochi e grigliatori (che non si cimentano ai fornelli soltanto in questi tre giorni dell'anno), sin dal primo anno si è scelto di puntare su materie prime di qualità e fornitori del territorio. La carne, ad esempio, arriva dalla Macelleria Magri di Chiuduno, mentre i formaggi, grande novità di quest’anno, sono forniti dall’Azienda Agricola Marchetti di Credaro. E se avete delle intolleranze o sei vegetariani o vegani non dovete preoccuparvi: gli organizzatori assicurano che sono preparati a tutto. Naturalmente non può mancare la birra, con una classica Bionda Lager Castello e una Rossa (Ambrata) Moretti, per poi continuare con un’artigianale APA Essenziale e poi passare al vino, totalmente prodotto dai vigneti Chiudunesi dell’Az. Agricola Locatelli Giambattista: rosso Cabernet, bianco Chardonnay e rosè Merlot.

 

 

La storia del cadaèr. Resta un'ultima chicca da narrare. La mascotte del Rock in Rili, come detto, è "ol cadaèr". Storia narra che, dal 1927 ad alcuni decenni fa, in via Carolina Finazzi a Chiuduno esisteva un vecchio caseggiato denominato “Trattoria Osteria Italia”. Si poteva salire al primo piano e lì, fissato sul muro del retrostante ballatoio, vedere ciò che un armadietto di legno conteneva: uno scheletro tenuto saldamente insieme con filo di ferro. È qui che la storia si confonde con la leggenda: tradizione vuole infatti che quello scheletro fosse quello di un giovane abitante del posto che, già da vivo, proprio non ne voleva sapere di pensarsi sotterrato in un cimitero. E così, una volta morto, anche le sue spoglie sono "scappate" dal destino previsto, finendo in quell'armadietto. Da cui però, pare, certe notti amasse fuggire per dedicarsi a danze e bevute. Nel 1981 lo scheletro è stato spostato nell’ossario sotto la chiesa parrocchiale del paese e, da quel momento, il cadaèr non s'è più visto in giro. Fino, ovviamente, alla prima edizione del Rock in Rili.