Viva Bèrghem
Decima edizione da venerdì 9 a domenica 11

Anche Omar Pedrini a Rock in Rili Il festival di Chiuduno in doppia cifra

Viva Bèrghem 10 Settembre 2016 ore 02:30

Lo scheletro ammiccante dal manifesto, al centro del vinile, è un simbolo per Rock in Rili, giunto alla decima edizione (da venerdì 9 a domenica 11). Il suo slogan? «Un giro non basta!». Un giro di birra, un giro in città, un giro di giostra. Sta nel giro giusto la mascotte del festival, nota a Chiuduno come Ol Cadaèr. La leggenda narra che questo scheletro di un giovane uomo, per anni esposto in una celebre trattoria del paese, non ne voleva sapere di stare al cimitero e continuava a tornare sul luogo della sua morte. Il motivo? Ignoto. Quelli di Rock in Rili ne hanno fatto, paradossalmente, una metafora della vita: la voglia di non stare fermi.

Anche il giradischi del Rock in Rili non si è fermato a un giro. E per fortuna. Basta vedere il programma di quest'anno: line up non indifferente fra il verde del parco Rili.

Prima serata punk. Si comincia venerdì 9 settembre con la punk night che vede protagonisti due membri di due delle band che hanno fatto la storia del punk in Italia: Il Danno (Dani Marceca, ex Porno Riviste) e Niccolò (ex leader dei Peter Punk). Due spiriti punk che non hanno tradito la propria devozione al punk degli anni ‘90 e lo dimostrano con convinzione 20 anni dopo. Il Danno lo fa con sempre nuovi progetti che, fra influenze e una continua ricerca musicale, soffiano sul pubblico la passione di chi ha suonato su centinaia di palchi. Nicolò non taglia il doppio filo che lo lega al suo unico e grande amore e lo fa insieme ai numerosi fan che continuano con lui a cantare le canzoni dei Peter Punk.

Seconda serata: Pedrini. Sabato 10 la festa comincia presto: l’aperitivo servirà a placare la sete di musica dei fan di Omar Pedrini, headliner della serata aperta dalla classe dai bergamaschi Nova76. Omar Pedrini non ha bisogno di presentazioni: ex chitarrista, paroliere e cantante dei Timoria, da anni porta in giro per l’Italia il suo progetto da solista che lo conferma come uno dei personaggi della musica italiana più importanti degli ultimi 20 anni. Non basta vivere sugli allori di una band di successo, Omar Pedrini suona ancora sui palchi più genuini d’Italia assaporando quell’atmosfera unica che si respira dove il lo show business non ha preso il sopravvento. La vera essenza di un musicista è suonare la propria musica e Omar Pedrini non lo fa sicuramente in playback.

«La vita io l’ho spremuta come un limone - ha raccontato Pedrini al Corriere della Sera Brescia -. Poi, dodici anni fa, l’aneurisma. Avevo il petto aperto come un tacchino. Ho fatto il disco "Pane, burro e medicine" per dire: sono vivo per miracolo e adesso mi diverto. Mi volevano a "La vita in diretta" e programmi simili perché raccontassi il mio incidente, ma non ci sono andato. Io non vado a piangere in tv. Io non faccio la vittima. Io sto bene e voglio vivere. Quando sono rientrato nel mondo musicale era cambiato il mondo: i talent, internet. Credevo che la musica mi avesse dimenticato, allora mi sono rimboccato le maniche e ho lavorato per la radio, l’università Cattolica di Milano e la tv: prima Rai5, ora Sky arte. Sono rinato, e ho fatto i dischi che volevo fare».

Ultima serata: indie al femminile. Domenica Rock in Rili si chiude con una serata speciale, dedicata alla musica indie cantautorale suonata esclusivamente da donne. Sul palco si alterneranno, sin dall’aperitivo, le voci sensuali di quattro cantautrici. Si inizierà con il pop rock carico di grinta di Cara, proseguirà poi Sara Velardo con i suoi testi profondi, e a chiudere in bellezza l’energico duo Io e La tigre.

Con la cultura si mangia, e si beve. Per gustarsi al meglio i concerti ogni sera la cucina sarà aperta ad ogni gusto e richiesta: grigliate con carne a chilometro zero, piatti vegan, alternative senza glutine e senza lattosio. E anche per il bere non si scherza: oltre alle classiche Leffe alla spina, due birre artigianali bergamasche (una dal birrificio Mia Mal di Verdello e un’alternativa tutta locale). Un giro, davvero, non basta.

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