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Al Rifugio Curò

Sentieri Creativi 2017, quando l’arte è uno spicchio di cielo nella roccia

Sentieri Creativi 2017, quando l’arte è uno spicchio di cielo nella roccia
Viva Bèrghem 14 Ottobre 2017 ore 05:45

«Il progetto si pone l’obiettivo di svuotare un elemento pesante e massiccio come la roccia producendo un varco e facendo intravedere il cielo, creando situazioni inaspettate e sensazioni completamente nuove al viaggiatore»: parola di Alberto Rocchetti, architetto di ventisette anni, fresco vincitore di Sentieri Creativi, di Giovani Bergamo. Il progetto sarà finanziato dal premio in denaro del concorso stanziato per la realizzazione dell’opera, posata in loco in questi giorni, e l’inaugurazione avrà luogo questa domenica, 15 ottobre, presso il Rifugio Curò. Alberto ci ha accolto a casa sua per parlare di lui e della sua opera.

 

 

Di cosa si tratta?
«Tutti noi che abbiamo partecipato al concorso avevamo la stessa area di progetto, vale a dire un grosso masso di dieci metri situato a circa quindici minuti di cammino dal Rifugio Curò in direzione Lago del Barbellino. Questo masso è stato spezzato in due dalla natura e dagli anni. Io ho pensato di inserire nella fessura che si è creata una scheggia di acciaio inox riflettente di 5x4x1,5 metri».

Perché? Come ti è venuta l’idea?
«Volevo innanzitutto alleggerire il masso inserendo, di fatto, un ritaglio di cielo nella roccia. Il triangolo riflette il cielo e quindi alla fine risulta che è in continua evoluzione, e mi piace pensare che da lontano non si capisca bene di cosa si tratti, che possa suscitare curiosità nello spettatore, e che allo stesso tempo sia un’opera di immediata lettura: non siamo in una galleria d’arte, ma in montagna».

 

Ecco il vincitore dell’edizione 2017 di #sentiericreativi: Alberto – 27 anni. La sua opera è risultata vincente tra le altre sei in gara: si tratta di una lastra in acciaio riflettente di 4,5 x 1,5m che verrà inserita nella naturale frattura della roccia, in modo da riflettere immagini differenti del cielo e restituirle ai camminatori del sentiero. L’inaugurazione dell’opera sarà il 17 settembre presso il rifugio Antonio Curò nel Comune di Valbondione. Congratulazioni al vincitore! . . . #SC17 #montagna #arte #operedarte #giovani #residenzaartistica #creatività #cultura #sentieridimontagna #curó #valbondione #bergamo #mountain #politichegiovani #CAIbergamo @giovanibergamo @comunedibergamo @ecodibergamo @ubibanca

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Come è andata la settimana (dal 2 all’8 luglio) con gli altri ragazzi del concorso?
«Bene, eravamo in sette: è stato un continuo workshop, ci confrontavamo, ci raccontavamo le nostre esperienze, ci scambiavamo i portfoli con i nostri lavori. Per me è stato grandioso, io ho sempre avuto un modo di impostare i progetti che è frutto di studi di architettura. I miei lavori rispondono a un’esigenza, a una funzione pratica. Molti di quei ragazzi invece avevano un’impostazione molto più “artistica”: tante volte mi veniva spontaneo chieder loro il perché dei loro lavori. Mi sono accorto di avere a che fare con persone che vivono l’arte in modo totalmente diverso da me, ed è stato uno stimolo incredibile. Per me è stata un’esperienza meravigliosa, anche grazie a Francesco Pedrini, Maddalena Bianchetti e a tutti quelli che ci hanno accompagnato in quella settimana».

Qual è il tuo rapporto con la montagna?
«La montagna ha sempre fatto parte di me, tra sci, snowboard e camminate, quindi ho avuto modo di unire due passioni, l’arte e appunto la montagna, grazie a questo progetto».

 

 

E ora che farai?
«Innanzitutto mi occuperò della realizzazione dell’opera, che deve essere installata per il 17 settembre. Quasi non ho ancora realizzato di aver vinto e quindi di dovermi occupare di trasformare i miei modellini e i miei progetti in un’opera concreta di quelle dimensioni. C’è tanto lavoro da fare: ora mi concentrerò su quello».

E poi? Tu sei architetto. Un futuro nel mondo dell’arte? Pensi che questa vittoria ti abbia aperto delle strade?
«Sono architetto, hai detto bene. Si vedrà, ma al momento credo che continuerò a lavorare nello studio e a partecipare ai concorsi di architettura. Casomai il mio è un rapporto con l’architettura che poi sfocia nell’arte. Architettura e arte sono in qualche modo legate, in qualche modo funzionano insieme, per quello ho partecipato al concorso. Ma da qui a un futuro nel mondo dell’arte c’è un abisso».

Alberto Rocchetti che architetto è?
«Devo ringraziare un sacco i miei professori del Politecnico che mi hanno insegnato a vedere l’architettura in un modo diverso. Mi hanno insegnato a chiedermi sempre e comunque cosa possa fare l’architettura per le persone. Quando si progetta una casa o un edificio bisogna pensare innanzitutto a loro. Soprattutto quando faccio i concorsi con i miei amici, dove possiamo esprimerci al massimo, cerchiamo sempre di seguire questa idea».

 

 

Come ti è venuta l’idea della scheggia?
«Già da tempo volevo lavorare con una superficie riflettente. Mi piace l’idea del riflesso, dell’evoluzione delle immagini restituite allo spettatore. Quel masso sembrava fatto apposta. In un primo momento volevo mettere una lastra rettangolare, non un triangolo. Osservando un po’ quel masso, davvero enorme, ho pensato che la fessura sembrava fatta apposta per inserire piuttosto una scheggia triangolare».

Un bel concorso, un vincitore interessantissimo, un’opera che davvero lascerà a bocca aperta migliaia di persone. Un ritaglio di cielo, del cielo del Curò, in un masso di dieci metri. Perché, alla fine, la montagna fa parte di tutti i noi. Specie in una città come la nostra.

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