attivo dal 1949, fa 25 concerti l'anno

Storia e leggende delle nostre valli I 70 anni del Coro Fior di Monte

Storia e leggende delle nostre valli I 70 anni del Coro Fior di Monte
06 Dicembre 2019 ore 09:10

La storia e la leggenda delle valli bergamasche l’hanno fatta, in primis, le persone. Da chi per primo ha riscoperto le nostre montagne, fino a chi ne ha divulgato la bellezza, per arrivare a chi invece, ancora oggi la racconta, anche attraverso l’arte e il canto. È proprio attraverso quest’ultimo che il Coro Fior di Monte, da ormai 70 anni, parla della storia delle nostre valli attraverso cori alpini e canti di montagna. Una tradizione che continua a vivere, anche attraverso i grandi maestri che hanno guidato il coro per più di mezzo secolo, e che hanno portato il gruppo a vantare concerti e partecipazioni internazionali.

 

 

La storia. «Il Coro Fior di Monte nasce nel 1949 da un gruppo di amici amanti della montagna e del canto, passioni che in quegli anni camminavano di pari passo. Nei rifugi dopo una bella passeggiata si cantava, cosi com’era abitudine cantare tra la gente, in compagnia o alle feste. Oggi purtroppo non succede quasi più!», racconta Giuseppe Gotti, da quattro anni segretario del Coro. «Il nostro gruppo è stato fin da subito legato alla parrocchia di Zogno, e nel giro di pochi anni si è allargato arrivando a superare i 20 iscritti. Nel corso del tempo, grazie alla guida di Maestri d’eccezione, abbiamo riscosso un grande seguito anche al di fuori delle valli bergamasche. Siamo stati tre volte in Germania e abbiamo avuto il privilegio di cantare nella chiesa di San Pietro a Regensburg. Spesso siamo ospiti a feste e ricorrenze alpine, arrivando a vantare circa 25 esibizioni all’anno. Ci fa molto piacere ed è una enorme soddisfazione che stimola a fare sempre di più».

 

 

Maestri d’élite. Alla guida del gruppo si sono susseguiti negli anni Maestri d’eccezione: fu inizialmente guidato da Antonio Micheli, con il quale si classificò, nel 1953, al secondo posto nel concorso nazionale dei Cori delle Alpi. Nei primi anni Sessanta fu il professore Claudio Brissoni a dirigere il Fior di Monte, per tornare, pochi anni dopo, di nuovo alle redini del maestro Micheli, che seguirà i coristi fino al 1993. Compositore e arrangiatore, sotto la sua guida il gruppo inizierà ad assumere sempre più importanza, anche a livello regionale. Subentrerà poi alla sua guida Carlo Minelli, e attualmente è diretto dal maestro Franco Ambrosioni. «Negli anni il repertorio si è ampliato. Succede che nelle esibizioni inseriamo qualche brano di Zucchero, André o De Gregori, ma i canti di montagna che più lo caratterizzano sono rimasti – continua Gotti -. Tra le nostre maggiori interpretazioni figurano Bepi De Marzi, famoso per i suoi cori montani come “Signore delle Cime”, e Marco Maiero, autore friulano direttore del coro Vos de Mont».

 

 

 

Il gruppo oggi. «Quest’anno, per i nostri 70 anni, abbiamo avuto grandi soddisfazioni. Siamo stati tre giorni in Umbria, culminati con l’accompagnamento della Messa solenne alla Basilica Papale di san Francesco d’Assisi. Un’emozione che ci ha fatto tremare le gambe. Le celebrazioni per il 70° anniversario si chiudono sabato 7 dicembre, con un concerto in compagnia di altri tre cori parrocchiali nella chiesa di San Lorenzo in Zogno – conclude Gotti -. Oggi siamo circa 35 persone, un bel gruppo, ma che purtroppo soffre di problemi di carattere generazionale. L’età avanza e trovare sostituti non è facile. Naturalmente vogliamo continuare questa tradizione, le nostre radici resteranno sempre legate ai canti di montagna e alla nostra storia. Ci auguriamo che tra i giovani resti l’ardore e la voglia che, in questi anni, ha guidato il gruppo».

 

 

Conclusioni. Il Coro Fior di Monte nasce dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale e negli anni ha portato, grazie alla passione che univa reduci e valligiani, a raccontare della storia delle nostre montagne attraverso musica e parole. Le esibizioni, che prima della guerra avvenivano nelle trincee, nei rifugi o nelle osterie, si sono susseguite negli anni fino ai giorni nostri. E, anche se il repertorio nel tempo si è ampliato, tanti dei canti originali restano ancora, un’antica «tradizione culturale canora», oggi testimonianza indelebile della storia delle Alpi Orobie.

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