Giovani band

Tre posti (molto diversi tra loro) per registrare i dischi a Bergamo

Tre posti (molto diversi tra loro) per registrare i dischi a Bergamo
28 Aprile 2017 ore 06:00
Foto in copertina Suonovivo.

 

«Fare il tecnico del suono è come fare il fotografo: se il paesaggio è bello, il fotografo ha il compito di renderlo nel miglior modo possibile, ma se è brutto non può fare miracoli: il nostro è un servizio all’arte». Parola di Marco Ravelli, figlio d’arte di Dario, co-fondatore di Suonovivo, storico studio di registrazione a Redona in cui sono passati, tra gli altri, anche Massimo Bubola, Davide Van De Sfroos e Famiglia Rossi. «Lo faccio per passione e per dare modo ai gruppi di fare dei dischi di qualità a un prezzo più accessibile rispetto a quello di uno studio professionale», dice invece Lorenzo Boffelli, di Home Project Studio, che è partito dalla cameretta e dall’home recording ed è arrivato già molto molto lontano. Per Manlio Cangelli invece «è un business e per stare a galla bisogna metterci tanta passione e competenza, certo, ma essere anche capaci di investire nel modo giusto». Ma chi è il tecnico del suono? Quanto lavoro c’è dietro alle canzoni che ascoltiamo ogni giorno? Ma soprattutto, a Bergamo dove si registrano i dischi?

 

Suonovivo

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A Bergamo il fiore all’occhiello è probabilmente Suonovivo. Nato nel 1985 da un’idea di Dario Ravelli e Piero Belotti, che quasi per caso, da un «perché no?», iniziano a fare service per alcuni piccoli gruppi della zona e pian piano cominciano a pensare, agire e investire sempre più in grande, fino ad arrivare ad essere uno degli studi più importanti di Bergamo e forse anche dell’intera Lombardia, con collaborazioni frequenti anche con artisti stranieri. Marco Ravelli nasce invece nel 1994. La cicogna lo porta direttamente sotto a mixer e microfoni, e lui si innamora fin da subito del lavoro del padre e dell’atmosfera dello studio. Oggi ha le idee chiarissime: «Sono stato fortunatissimo, ringrazierò sempre mio padre e sarò ben felice di prendere il testimone quando me lo passerà».

Di talento ce n’è tanto, di impegno pure, e il ragazzo è disponibile, cordiale e competente al punto da pensare che, una volta tanto, la fortuna ci abbia visto bene e abbia baciato qualcuno che se lo merita. Ci accoglie nello studio, ci offre un caffè e ci fa vedere un disegno fatto ai tempi delle elementari: «Il mio papà fa il tecnico del suono e registra le canzoni». Ci racconta che oltre a registrare i dischi ama fare il tecnico del suono ai live: «Sono lavori molto diversi tra loro: il compito del tecnico di sala è delicatissimo, le condizioni di partenza sono sempre diverse e comunque, anche nelle situazioni più “tragiche”, devi riuscire a dare agli artisti la possibilità di trasmettere il messaggio esattamente come vorrebbero che fosse trasmesso. Detto così sembra niente, ma l’intensità emotiva di un concerto è data in grandissima parte dalla scelta dei suoni: non è solo questione di volumi e manopole, ma del fatto che a ogni idea corrisponde un particolare tipo di suono, che va trovato dal tecnico, di cui gli artisti si fidano ciecamente sperando di essere ripagati». Marco è molto bravo in questo, e da un anno e mezzo ormai collabora stabilmente con i Pinguini Tattici Nucleari, seguendo ogni concerto, ovunque vadano, e di cui ha registrato gli ultimi due dischi (il secondo in uscita il 14 aprile).

Registrare un disco con lui non ha un prezzo fisso: ci dice infatti che è difficile fare un listino prezzi, dato che ci sono «milioni di modi di registrare un disco» e che dipende tutto da «quanto tempo ci si mette, quanto tempo deve stare accesa la regia, quale strumentazione si vuole usare, quanta post-produzione si vuole fare: si può fare un disco con mille euro come se ne può fare uno con 8mila», ma comunque i preventivi si fanno su misura dopo aver parlato con gli artisti. Insomma, per almeno un’altra generazione la Suonovivo è in buone mani, e con ogni probabilità si confermerà una delle più importanti realtà di recording della nostra città.

 

McHarmony

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Tutto un altro tono quello utilizzato da Manlio Cangelli, proprietario del McHarmony, studio di registrazione a Stezzano, in passato produttore di italo-disco anni Ottanta. Violinista e pianista con il pallino dei sintetizzatori, vanta numerose collaborazioni come turnista (cioè come musicista che accompagna le tournée) tra gli altri, di Riccardo Fogli e Pierangelo Bertoli. Mette subito in chiaro una cosa: va bene la passione, ma «l’industria musicale è un oceano pieno di squali: per sopravvivere devi essere serio, lavorare sodo, investire tempo e denaro, circondarti di professionisti. La musica, a certi livelli, non è più un gioco». Ci mostra con orgoglio il suo studio immenso e la sua costosissima strumentazione, dicendoci la sua sul mercato della distribuzione musicale con un paragone: «Se hai un’enoteca puoi scegliere se tenere solo tre o quattro bottiglie di vino da cinquecento euro l’una e sperare che qualcuno le compri, oppure tenerne duemila e venderne qualcuna di più. Cosa scegliereste?». Morale: il catalogo di artisti che si affidano a McHarmony per la distribuzione è immenso, si parla di decine di migliaia di brani. Manlio punta sulle royalty e il fatturato sembra dargli ragione: «I dischi non si vendono più, ma non è mica detto che questa sia la morte dell’industria musicale. Con l’online c’è molta visibilità, bisogna sapere come sfruttarla».

Un approccio diverso, “politicamente scorretto”, cinico, poco romantico, ma efficace, quello di Cangelli. Tranciante anche per quel che riguarda i musicisti: «Quando si vuole stare a certi livelli, bisogna essere all’altezza e investire: se vuoi fare una canzone con cento euro stai giocando. Se vuoi farlo con mille si comincia a ragionare. La musica oggi ha degli standard di qualità audio molto alti. E se non sai suonare, è inutile buttare via soldi». Joy Division e Sex Pistols spostatevi, insomma. E ancora, questa volta sull’argomento concerti: «Dovrebbe essere come andare a sciare: se sei bravo vieni pagato e sponsorizzato, se non sei bravo “noleggi gli sci”. Altro che lamentarsi per il cachet ». Insomma: serietà, duro lavoro, mentalità aziendale, strumentazione di primissimo livello e ovviamente tecnici in grado di sfruttarla al cento per cento. Questi gli ingredienti per un’etichetta e uno studio che viaggiano a ritmi impressionanti. Un solo sacrificio: la musica, a certi livelli, non è per tutti.

 

Home Project Studio

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Una storia romantica e di gran sacrificio invece quella di Lorenzo Boffelli e del suo Home Project Studio. Dalla cameretta dove con un microfono e una scheda audio registrava delle rime con il cugino rapper, a uno studio sempre più grande e fornito. Mattone per mattone, paghetta per paghetta, fino alla fondazione persino di una piccola casa discografica indipendente. I primi singoli e mixtape, perlopiù di rapper, Lorenzo li ha registrati a partire dal 2011. Poi nel 2014 la svolta: dalla cameretta si sposta in studio, e inizia a registrare anche i dischi, quelli veri. Il microfono e la scheda audio diventano man mano tanti microfoni, mixer con sempre più canali, veri e propri giocattolini del suono. L’unico che non cambia è lui: «Lo faccio con la stessa passione di quando ho iniziato, perché mi piace sapere di essere in qualche modo la “tata” dei dischi, di averli visti nascere e crescere, di aver magari dato dei consigli, o comunque di averli resi possibili. Il mio studio dà la possibilità a gruppi di ragazzi giovani e giovanissimi di registrare dei dischi di qualità senza spendere un capitale. Qui ho fatto dischi di dieci brani a 400/500 euro. Io cresco con loro, loro crescono con me». Dal 2014 da Home Project sono passati una quindicina di gruppi e una quarantina di rapper.

Lorenzo definisce il suo lavoro «molto al di sopra dell’amatoriale, non ancora a livello professionale». Già, per quello bisogna fare i conti con la realtà: «A un certo punto so che mi dovrò chiedere se varrà la pena continuare. Riuscire a renderla una professione a tempo pieno è un sogno, ma è molto difficile. Ora come ora non potrei mantenermi facendo questo come mestiere a tempo pieno. Bisogna fare degli investimenti, e farli fruttare abbastanza da vivere di quello è un traguardo che in pochi riescono a raggiungere». Intanto, Home Project è uno dei cardini della scena musicale emergente della nostra città. Il rapporto qualità/prezzo è forse imbattibile, ed è un vero e proprio lusso che la nostra città può concedersi: dischi di altissima qualità a prezzi bassissimi e accessibili a chiunque. Il resto lo paga la passione. Senza per forza dover “noleggiare gli sci”.

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