Il 3 giugno il corpus domini

Un misterioso royal wedding a Gandino, cinque secoli fa

Un misterioso royal wedding a Gandino, cinque secoli fa
Viva Bèrghem 22 Maggio 2018 ore 04:30

Sabato 19 maggio nella cappella di St. George del Castello di Windsor in Inghilterra il principe Harry e Meghan Markle hanno proclamato il sì nuziale, divenendo di fatto (grazie alla nonna Regina Elisabetta) Duca e Duchessa di Sussex. Un evento, con successivo giro in carrozza, che ha tenuto banco su giornali e tv e di tutto il mondo, con l’hashtag #RoyalWedding divenuto virale. Curioso rilevare che a raccontare (oltre cinque secoli dopo) un altro royal wedding con carrozza imperiale sia oggi un prezioso manufatto in oro zecchino conservato nel Museo della Basilica di Gandino, in Valle Seriana. Si tratta del paliotto che per sei volte all’anno, nelle ricorrenze più solenni celebrate nella monumentale chiesa secentesca, orna l’altare maggiore della Basilica.

«Questo eccezionale manufatto tessile – spiega Silvio Tomasini, segretario della Fondazione Bernareggi che segue la Rete dei Musei Diocesani di Bergamo – è da tempo oggetto di approfonditi studi. È stato recentemente avvicinato, grazie alle ricerche di Chiara Buss, alla manifattura milanese di Giovanni Pietro Gallarati. Confezionato in forma di paliotto e tuttora utilizzato nelle più grandi solennità all’interno della Basilica questo straordinario lavoro ebbe un’origine assai differente. A denunciare la provenienza del manufatto è un documento del 1668 indirizzato a Donato Calvi dove si attesta: “Fra le altre cose vi è un parapetto di brocato masizio et ricamato, donato dalli Illustrissimi Baroni, che fu avanzo dè fornimenti d’un cocchio della maestà del Imperatore”. La questione venne poi approfondita dallo studioso Antonio Savoldelli che, citando l’inventario del 1639, segnala la donazione del tessile nel 1613 da parte di Vincenzo e Benedetto Giovanelli, e quello del 1659 che per primo parla dell’arma dell’Imperatore. Approfondendo la questione la Buss rileva che la tipologia decorativa, eseguita da maestranze maschili, è ottenuta tramite l’applicazione di canutiglie al tessuto di fondo.

 

 

Il modulo decorativo che si sviluppa su tutta la superficie – aggiunge Tomasini – è caratterizzato dall’alternanza tra piccoli mazzi di tre spighe raccolti in un nastro e la corona chiusa imperiale, probabile allusione alla prosperità associata alla monarchia asburgica. Non è un caso che al centro del paliotto si trovi, ripetuto per ben tre volte sotto la corona imperiale, il monogramma FM che gli studi precedenti al 2011 associavano all’imperatore Massimiliano II e al figlio di Ferdinando I d’Asburgo. La Buss segnala però, partendo dalla citazione del Bossio che parla dei “finimenti di una carrozza”, una nota spese del 1599 che include la lista dei tessuti preziosi di cui la città di Milano fa dono alla Granduchessa Margherita, di passaggio in città nel suo viaggio verso Madrid, dove diverrà sposa dell’Infante Filippo di Spagna. Nel documento si parla anche di “ricami, in canotilio de oro”, ordinati al milanese Giovanni Pietro Gallarati a fronte dell’enorme spesa di lire 24.337. Buss ricorda inoltre, in relazione alle iniziali, che Margherita fu accompagnata in Spagna dal fratello arciduca Ferdinando d’Asburgo-Stiria, che poi sarebbe divenuto re di Boemia e Ungheria e quindi Imperatore con il nome di Ferdinando II. Se, come probabile, il ricamo in oggetto coincide con quello descritto dalla Buss esso sarebbe stato donato dall’imperatore a un membro della nobile famiglia gandinese dei Giovanelli in cambio di particolari servigi o in segno di favore per essere poi offerto alla chiesa di Gandino. Il contesto storico nel quale questo straordinario tessile viene prodotto è dunque quello della Milano spagnola, divenuta ormai il centro manifatturiero più importante d’Europa».

Insomma un pezzo (tutto d’oro) della carrozza imperiale utilizzata per le nozze cinquecentesche di Margherita d’Asburgo e Filippo di Spagna si trova in Bergamasca. Per chi volesse ammirarlo c’è un appuntamento estremamente prossimo: il 3 giugno alle 10, in occasione della processione del Corpus Domini sarà esposto in Basilica.

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