Il 500esimo dell'opera

C’è un po’ di Orlando Furioso sulle facciate antiche di Città Alta

C’è un po’ di Orlando Furioso sulle facciate antiche di Città Alta
18 Ottobre 2016 ore 10:00

Nel 2016 ricorre il 500esimo anniversario dalla pubblicazione de L’Orlando furioso, poema cavalleresco opera di Ludovico Ariosto (Reggio nell’Emilia, 1474 – Ferrara, 1533), edito nella sua edizione definitiva nel 1532. Il componimento è composto da 46 canti in ottave e la trama ruota attorno ad Orlando e ad altri personaggi che hanno del fiabesco. La storia si sviluppa su tre narrazioni principali: quella militare, costituita dalla guerra tra gli infedeli (i Saraceni) e i paladini difensori della religione cristiana; quella amorosa, incentrata sulla fuga di Angelica e sulla pazzia di Orlando; quella celebrativa, dedicata alle vicende amorose tra la cristiana Bradamante e il saraceno Ruggero, in cui il fine era di lodare la grandezza dei duchi d’Este. In realtà, la vicenda trae spunto dell’incompiuto Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo, a cui Ariosto attinge, ma la modalità narrativa, caratterizzata dall’intervento dell’autore che spiega al lettore il vero fine degli avvenimenti, al fine di farlo riflettere, risulta talmente innovativa da consacrare ai posteri autore e vicende narrate.

 

 

Tra i tanti episodi narrati nel poema, uno lo possiamo rintracciare anche in Bergamo Alta, precisamente in Piazza Lorenzo Mascheroni al civico 5, superstite di quattro, completamente rintonacati sotto una parete giallo ocra. Il caseggiato aderisce a tutt’oggi all’Hospitum Magnum visconteo (la porzione interna della Cittadella) ed era probabilmente posto a guardia della vicina torre detta di Cittadella, detta oggi della Campanella. Quando Venezia mise in atto il piano urbanistico di sistemazione dell’antica Piazza delle Biade nei primi anni Venti del Cinquecento, trasformandola in Piazza Nuova (oggi Lorenzo Mascheroni), l’edificio ospitava botteghe, magazzini ed abitazioni erette per essere date in locazione.

 

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La mostra per l’occasione, in corso a Ferrara.

 

Le trasformazioni subite nel corso dell’Ottocento e, più radicalmente, nel 1961, l’hanno ridotta allo stato attuale, che ci ha privati di tre dei quattro episodi citati dalle fonti (Tassi, 1793): «Quelli poi laterali alla torre di Cittadella si veggono ancormò, benchè molto mal concie, e guaste. In queste ha figurato alcune favole dell’Ariosto, in una delle quali vedesi la battaglia di Rodomonte, e Mandricardo, e in distanza Isabella, che ha fra le braccia il suo amato Zerbino ucciso da Mandricardo; in un’altra la battaglia di Marfisa, e Bradamante, con Ruggero, che si mette loro di mezzo; e nell’altra il Re Manganorre legato, e cacciato dalle donne a furia di bastonate. Sopra in alcune lunette si scorgono alcune teste di tutta forza, e tremendo colorito, ma ancor queste vanno a poco a poco consummandosi con grave nostro detrimento».

 

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La facciata in Piazza Lorenzo Mascheroni, foto Tosca Rossi.

 

Se dunque scrutiamo la facciata, possiamo ancora intravedere, tra le due finestre centrali del secondo piano, la disputa tra Marisa e Bradamante, a cui partecipa anche Ruggero: si riconoscono tre persone, una di spalle e due di profilo, con elmo (uno piumato) e corazza, abbigliate con drappi colorati. A sinistra vi sono due cavalli bardati e brigliati e un sarcofago in pietra, posto in una radura, terminante su di un orizzonte molto generico, mentre a destra una spada a terra. L’episodio è racchiuso in una cornice rossa modanata, ridipinta a secco su di una precedente gialla. I colori denotano vivezza e freschezza originaria, anche se quelli degli abiti sono molto smunti. I tratti somatici e le posture risultano mossi e si nota il tentativo di definire anatomicamente gli arti superiori e di abbozzare una sorta di prospettiva nel collocamento del sarcofago. L’autore potrebbe essere o Giovanni de Busi detto il Cariani (Fuipiano al Brembo, 1485 circa – Venezia, 1547) oppure Giovanni Battista Guarinoni d’Averara (seconda metà XVI secolo). La conservazione odierna è dovuta al restauro del 1992.

In realtà il tema dell’Orlando Furioso viene anche rappresentato da Lucano Gagio da Imola (Gaggio di Fontanelice, 1495 circa – Imola, 1566) nella seconda metà del Cinquecento, all’interno del salone d’ingresso posto al piano terra del palazzo ex Vimercati Sozzi, in via Pignolo 82, a Bergamo.

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