Stati Generali della Montagna

La sfida di Rossi: salveremo le valli

La sfida di Rossi: salveremo le valli
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Sono partiti. Gli Stati Generali della Montagna nascono per rilanciare le nostri valli. Finalmente. In che modo? Mettendo insieme Provincia, Regione, CAI e Comunità Montane. Per tre mesi si susseguiranno incontri, laboratori, convegni. Obiettivo: rilanciare l'economia, il turismo e la storia delle nostre montagne (che poi sono legate strettamente). Matteo Rossi, presidente della Provincia, è convinto di combattere questa battaglia per la rinascita delle nostre “terre alte”. Per tre mesi saranno parole, ma necessarie. Poi dovranno seguire i fatti.

Presidente, come mai ha voluto promuovere gli Stati generali della Montagna?
«Vivere e lavorare in montagna deve tornare a essere una priorità per i bergamaschi. Quello che è importante per la nostra gente deve diventare importante anche per la politica».

Che cosa si aspetta?
«Due cose principali: una maggior consapevolezza delle persone che operano in montagna riguardo alle loro potenzialità e riguardo anche alla necessità di lavorare in squadra. Sono tantissime le realtà che operano nelle nostre valli e unite possono dare un grande risultato. Il secondo punto è politico. Ai tavoli Regionali di Montagna Futura ed al Tavolo Provinciale dello Sviluppo, promosso in Camera di Commercio, si definiranno le scelte concrete. Io ritengo che al termine degli Stati Generali, a settembre, ci saranno proposte decisive in modo da sottoscrivere un "Patto per la Montagna"».

Come ha risposto il territorio bergamasco a riguardo?
«Abbiamo trovato subito la collaborazione dei presidenti delle Comunità Montane e del Cai. Il 9 luglio chiuderemo questo percorso con il grande abbraccio alla Presolana. Ho inoltre apprezzato lo sforzo della Val di Scalve di aver voluto aggiungere un proprio particolare contributo».

 

 

Il 20 maggio si è svolto il primo incontro, dedicato al turismo estivo in montagna. Com'è stato?
«Molto interessante per le esperienze portate dal Trentino. Si è parlato molto anche dello sviluppo legato all'ampliamento delle piste ciclabili e all'utilizzo delle bici con pedalata assistita per lo sviluppo turistico. Da sottolineare la lettera scritta da due giovani sindaci, Diego Bertocchi di Selvino e Fabio Bonzi di Dossena, ricchissima di proposte costruttive. Dobbiamo sostenere questi giovani amministratori».

È d’accordo sull’istitu zione di un assessorato alla Montagna in Regione, proposto dai due sindaci brembani?
«Può essere un'idea, anche se mi vede piuttosto scettico. Io credo che la montagna ci debba essere in tutti gli assessorati, che vanno dell'istruzione, ai trasporti, al turismo, all'agricoltura e via dicendo. Se poi si renderà necessaria una figura centrale, si prenderà naturalmente in considerazione».

Una cosa sicura è che le polemiche non mancheranno, anzi sono già cominciate… Il sindaco di San Pellegrino ha detto che è più facile parlare con la Regione e con lo Stato che con la Provincia…
«Conosco da tempo il sindaco Vittorio Milesi. Trovo alquanto strano che il giorno delle presentazione degli Stati Generali della Montagna a San Pellegrino, alla presenza del sindaco di Bergamo Giorgio Gori (delegato della Provincia per il turismo) dica che la Provincia è lontana. Comunque non voglio creare polemiche... Siamo qui per costruire».

 

 

Lei è proprio convinto che in montagna si possa tornare a vivere e lavorare, soprattutto per le nuove generazioni? La montagna bergamasca è fatta di seconde case, poca accoglienza e qualche eroico personaggio che in solitudine cerca di farla ripartire…
«È evidente che con gli anni di crisi si è dato un brutto colpo alle aziende e ai servizi della gente di montagna. Questo però non ci deve scoraggiare: i bergamaschi sanno bene che la nostra è soprattutto una provincia di montagna e che lì sta gran parte della nostra identità. Non possiamo e non dobbiamo rassegnarci all'idea dello spopolamento. Le energie non mancano e ho potuto constatarlo di persona in questi due anni e mezzo. Il compito della politica è creare le condizioni perché si riscoprano le energie per andare verso il futuro. Un altro importante tassello per le nostre valli è la legge sui piccoli comuni. Lì si trovano strumenti importanti per chi decide di investire su un'idea di sviluppo capace di coniugare storia, cultura e saperi tradizionali con l'innovazione. Vogliamo, ad esempio, che un giovane possa decidere di avviare una sua attività economica di qualunque tipo anche in un comune di montagna, senza essere costretto a farlo scendendo a valle perché mancano le strade, la rete web o gli ospedali».

Se le proposte sono quelle di utilizzare la montagna per piste di enduro non si andrà molto lontano, non crede?
«Naturalmente ci vuole un giusto equilibrio. Chi vuole praticare questo sport deve anche convivere con chi la montagna la vive in modi completamenti diversi, e viceversa. Vogliamo toccare tutti gli aspetti legati al turismo e tutti gli aspetti della vita concreta».

Le infrastrutture: lei ha detto che siamo finalmente usciti dall'immobilismo degli anni scorsi. È sicuro?
«C’è stata innanzitutto la ripresa del dialogo tra Provincia e Regione e si sono finalmente sbloccati i lavori per la variante di Zogno, che nel 2018 ripartirà. È stato poi confermato lo snodo di Pontesecco e la Treviolo-Paladina, ormai ferma da troppo tempo. Questo riguarda le grandi opere... Sono poi stati previsti investimenti sulla sicurezza stradale e sulle piste ciclabili. Naturalmente tutti si aspettano di più e tutti lo vorrebbero subito... Io per primo! L'importante però è che queste opere si siano rimesse in moto dopo anni di incuria e stop forzati».

Lei fra un anno potrebbe candidarsi in Regione. Quanto le interesserà ancora la montagna?
«Se toccherà a me il percorso in regione Lombardia metterò nello zaino tutta l'esperienza accumulata in questi anni difficili. In tal caso, se potrò essere utile, non tradirò sicuramente le battaglie sostenute, anzi, potrei anche disporre di qualche leva in più per modificare le cose».

 

 

Ci sono richieste in particolare alla politica nazionale?
«Abbiamo idee molto chiare, e i prossimi mesi saranno decisivi. Siamo in scadenza di legislatura, quindi occorre indicare alcune priorità. Dopo il voto all'unanimità alla Camera, Maroni ha deciso di affidare alla Provincia di Sondrio tutte le risorse derivanti dalle gestione dei canoni idrici. Basterebbe decidere di fare lo stesso provvedimento per le zone omogenee montane dei territori di Bergamo e Brescia. Questa è la prima proposta che voglio sostenere in chiave regionale: autonomia e risorse per le nostre valli».

Ci sono occasioni particolari che la montagna deve saper cogliere?
«Si sono aperte in queste settimane opportunità da non perdere da parte dei Comuni e delle associazioni di categoria. Si tratta di due bandi nazionali. Il primo per l'imprenditoria giovanile in campo agricolo, destinato a persone tra i 18 e i 40 anni che vogliono intraprendere un'attività o acquistare un'azienda di settore e che potranno per questo ottenere mutui agevolati. Sono 65 milioni messi a disposizione e si tratta di un nuovo strumento per favorire il ricambio generazionale e dare così una nuova spinta al comparto. Il secondo è per contrastare la scomparsa dei piccoli negozi di paese, che prevede 20 milioni per l'avvio, il mantenimento o l'ampliamento delle botteghe, anche quando riuniscono funzioni diverse: il panettiere che diventa anche bar, edicola, tabaccaio, cioè un punto di riferimento sociale fondamentale. Un presidio che aiuta a combattere contro la fuga verso la città».

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