C’è un punto sulla neve in cui la paura finisce e comincia il coraggio. Michela Moioli lo indica con la tavola, lo fissa, quasi lo sfida. Poi urla: «Qui». È lì che si decide tutto. È lì che trasforma la rabbia in spinta, il dolore in velocità, l’incidente in medaglia.
@eurosportitalia 𝐌𝐎𝐈𝐎𝐋𝐈 𝐈𝐒𝐓𝐈𝐓𝐔𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐃𝐄𝐋 𝐂𝐑𝐎𝐒𝐒𝐒𝐒𝐒𝐒 🥉🇮🇹 Dopo l’oro a Pyeongchang 2018 e l’argento a Pechino 2022, Michela Moioli ci regala una medaglia FA-VO-LO-SA nello snowboard cross. La fuoriclasse bergamasca diventa così la snowboarder più medagliata della storia italiana 🏂👏🏻 #MilanoCortina2026 #Olimpiadi #Olympics #Snowboard #Moioli ♬ audio originale – Eurosport Italia
A casa, in Italia, davanti alla sua gente, Michela conquista un bronzo olimpico che pesa come un macigno e brilla come l’oro. Davanti a lei soltanto l’australiana Josie Baff e la ceca Eva Adamczykova. Ma dietro quella medaglia c’è molto più di una gara: c’è una settimana di paura, di esami medici, di silenzi in una stanza d’hotel a fare i conti con il dubbio.
Impresa Moioli!
Michela conquista il bronzo nello snowboard cross femminile a #MilanoCortina2026! 🥉
È la sua terza medaglia in tre edizioni consecutive dei Giochi Olimpici Invernali!👉 https://t.co/gqFrkMxI8d@Fisiofficial @milanocortina26 pic.twitter.com/Q5WzTKuVQz
— CONI (@Coninews) February 13, 2026
La caduta e la paura
Mercoledì, in allenamento, la caduta che gela il sangue. Un errore dell’atleta davanti a lei, il tentativo istintivo di evitarla, poi l’impatto violento con la neve. Il volto che colpisce il ghiaccio, il trauma facciale, la corsa in ospedale. Radiografia, ecografia, tac. Ore sospese. Tutto negativo, per fortuna. Ma restano i segni: il mento graffiato, il corpo indolenzito, la mente che prova a scacciare l’ombra della paura.
Il giorno dopo, al Park Snow per le qualificazioni, Michela si presenta con quei segni addosso. Sono cicatrici fresche, visibili. Ma negli occhi c’è la stessa fiamma di sempre. Quella di chi arriva all’appuntamento più importante dell’anno da campionessa del mondo in carica, dopo il trionfo in Engadina nel 2025. Quella di chi ha già scritto la storia con l’oro di Olimpiadi invernali di PyeongChang 2018 e l’argento a squadre di Olimpiadi Invernali di Pechino 2022. Quella di chi ha alzato tre Coppe del Mondo (2016, 2018, 2020) e non ha mai smesso di inseguire la linea perfetta.
Di nuovo in pista e il bronzo storico
Supera le qualificazioni con autorità. Nei quarti è protagonista. Poi arrivano le rimonte, quelle che fanno tremare il cuore. In semifinale parte indietro, sembra chiusa. Ma nelle curve centrali cambia ritmo, trova traiettorie impossibili, aggancia e supera: è prima. In finale la storia si ripete: rincorsa furiosa, recupero potente, fino al terzo posto. Si ferma lì. Ed è abbastanza.
Quando taglia il traguardo, non c’è delusione. C’è liberazione. Abbraccia le compagne, alza le braccia, chiama l’applauso della folla. Grida, piange, ride. È la sua terza medaglia olimpica in tre edizioni consecutive. Un’impresa che sa di leggenda.