L'andamento

Ristorazione a Bergamo, il primo segnale di rallentamento dopo la ripresa post-pandemica

Bar in calo e ristoranti in frenata: cambia il volto dei pubblici esercizi tra costi in aumento e nuove strategie imprenditoriali. Crescono invece le imprese straniere e i laboratori di catering

Ristorazione a Bergamo, il primo segnale di rallentamento dopo la ripresa post-pandemica

A fine 2025, i servizi di ristorazione in provincia di Bergamo erano 7.083, con 78 imprese in meno rispetto all’anno precedente (-1,1%). Per la prima volta dopo la lunga ripresa post-pandemica, il calo non riguarda soltanto i bar, ma si estende anche ai ristoranti. Tra fine 2024 e fine 2025, i bar hanno perso 54 attività (-1,8%), scendendo a 2.950 insegne, mentre i ristoranti e altri servizi di somministrazione hanno registrato un lieve calo di 20 unità (-0,5%), arrivando a 3.687. Stabili invece i servizi legati a mense, catering e banqueting, circa 392 attività (-0,3%).

Bar in grossa crisi

Guardando al lungo periodo, dal 2019 a oggi, i bar hanno perso 482 imprese (-14%), mentre i ristoranti hanno guadagnato 106 unità (+4,5%) e i servizi di fornitura pasti ben 105 aziende (+36,6%). I dati, raccolti dall’Osservatorio Cruscotto Dataviz Fipe (IV trimestre 2025) su elaborazione Infocamere Fipe-Confcommercio Bergamo, confermano un cambiamento strutturale nei consumi fuori casa: la crisi del bar tradizionale, inizialmente un fenomeno isolato, sta colpendo l’intera filiera.

Il bar, da anni in difficoltà, fatica non solo nei piccoli centri, ma anche nelle città, dove il cambio degli stili di vita – smartphone, streaming, gioco online – allontana dalla socialità del bancone. Funzionano le formule ibride: panifici con bar, pasticcerie con catering, bar-ristoranti multitasking che diversificano l’offerta secondo orari e clientela.

Ristoranti, lieve saldo negativo

I ristoranti, che oggi rappresentano il 52,1% dei pubblici esercizi, registrano per la prima volta un saldo negativo (-20 insegne), pur mantenendo un incremento rispetto al 2019. Il rallentamento riflette la pressione dei costi energetici, del lavoro e delle materie prime. Crescono invece catene e imprenditori con più punti vendita, che investono in laboratori di produzione e servizi aggiuntivi.

Il settore delle mense, catering, banqueting e dark kitchen continua a espandersi (+36,6% dal 2019), ma resta una nicchia (circa il 5,5% delle imprese totali). Gelaterie e pasticcerie segnano la prima flessione (-2,1%), mentre gli esercizi di intrattenimento sono ormai residuali (57 attività, 0,8%).

L’identikit dell’impresa di ristorazione a Bergamo

La componente femminile conta 1.604 titolari (32,3% del totale), in calo di 32 unità (-2%). Le piccole attività, con margini ridotti e scarsa flessibilità, sembrano allontanare le donne dal settore. Le imprese giovanili sotto i 35 anni sono 601 (12,1%), con un calo del 3,4%, segnale di un ricambio generazionale in difficoltà.

In controtendenza, le imprese straniere crescono: sono 1.022 (+4%, +39 unità), spinte dalla ristorazione etnica, dallo street food e dalla gestione di attività senza somministrazione, spesso con una forte disponibilità al lavoro.