Niente da fare: il Bologna ha vinto 3-2 a Napoli e per l’aritmetica del settimo posto bisogna aspettare ancora. Certo, la Dea è in netto vantaggio contro i felsinei: per arrivare settimo, il Bologna dovrebbe vincere a Bergamo con tre gol di scarto (almeno) e poi battere l’Inter in casa, con la Dea sconfitta anche a Firenze.
Detto questo, risultati alla mano, i rimpianti per l’Atalanta sono ancora più grandi se si pensa che il rendimento con le prime sei del campionato ha prodotto tre vittorie (Milan, Napoli e Roma) e sei pareggi a fronte di appena tre sconfitte (Inter, Napoli e Juventus) stagionali.
Contro certi avversari non tieni botta se non hai dei valori, l’Atalanta ne aveva e ne ha di importanti (altrimenti non arrivi agli ottavi di Champions ribaltando il Borussia in casa). Quello che è mancata è stata la capacità di superare, a prescindere dal merito, le compagini che abitano le zone medio basse della classifica.
Con Juric e con Palladino – seppur con il secondo il cammino sia stato decisamente milgiore – gli inciampi non sono mancati. Basti ricordare Pisa e Verona: i toscani hanno fatto 2 punti contro la Dea (e sono rimasti imbattuti), mentre il Verona ha vinto all’andata e perso solo a Bergamo.
Parma, Cremona, Udine, Sassuolo in casa, Verona, Pisa, Cagliari, Genoa in casa… La lista di “successi mancati” è purtroppo lunga, partite che avrebbero potuto portare in dote quei 10-11 punti in più che darebbero un sapore molto diverso alla classifica attuale. Approcci sbagliati, gol presi con troppa facilità e partite non da Atalanta (soprattutto lontano da Bergamo) contro chi lotta in basso non fanno altro che confermare la sensazione: sono state le medio-piccole il vero tallone d’Achille nerazzurro.