La prima sensazione, vedendo Milan-Atalanta, è stata lo stupore. Un po’ perché la squadra di Allegri, in questo momento, è francamente incommentabile, molto di più perché gli orobici hanno messo in campo un sacco di cose che erano mancate contro il Cagliari e il Genoa (tanto per citare le ultime due gare) e che invece si sono viste a San Siro.
Dentro una prestazione simile, con tutti i giocatori nettamente sopra la media dell’ultimo periodo e quindi capaci di far valere i propri reali valori, aumentano però i rimpianti per com’è andata la stagione.
L’Atalanta è a un passo dall’aritmetica: se il Bologna non vince a Napoli stasera (lunedì 11 maggio), nessuno potrà più togliere il settimo posto ai nerazzurri. Se i felsinei dovessero invece vincere, poi dovrebbero battere 3-0 la Dea a Bergamo e battere l’Inter all’ultima giornata, augurandosi una sconfitta dell’Atalanta a Firenze, per superarci.
Detto ciò, se il settimo posto finale varrà o meno la partecipazione alla prossima Conference League lo deciderà la finale di Coppa Italia tra Lazio e Inter (mercoledì, 13 maggio). I rimpianti però restano. E sono molto, molto, molto forti. Soprattutto osservando la classifica: i punti lasciati contro Pisa e Verona, citando le due squadre già retrocesse, sono quelli che oggi costano la mancata corsa all’Europa dei grandi.
Se contro le sei squadre che ti precedono, in casa loro, ottieni una vittoria, quattro pareggi e una sconfitta significa che te la sei giocata. In casa, contro le stesse squadre, sono arrivate addirittura due vittorie, due sconfitte e due pareggi, per un totale di 15 punti sui 36 a disposizione. Un rendimento comunque postivo, che non è stato però bilanciato dai risultati contro chi invece sta nella parte medio-bassa della classifica. Difetti evidenti della Dea 2025/2026, che spiegano perché è necessario lavorare tanto per rimanere ambiziosi. Su tutta la linea.