di Paolo Aresi (nella foto in apertura, uno degli schizzi di Mastrovito per l’opera)
«Ma come l’opera di Andrea Mastrovito non si farà più? E perché? Ma c’era un progetto preciso, possibile che non avessero coinvolto a suo tempo la Sovrintendenza per la questione degli intonaci?». In Pignolo la gente è molto affezionata al suo vecchio asilo, il Principe di Napoli. Ci tiene.
Quando sui giornali è uscita la notizia che l’intervento di Andrea Mastrovito, artista bergamasco che in questi mesi sta lavorando alla Sagrada Familia di Barcellona, era stato annullato, la gente del borgo (ma non soltanto) è rimasta stupita. Perché l’intervento del maestro sarebbe stato qualcosa di unico: l’artista e i suoi collaboratori avrebbero raccontato sui muri dell’edificio antico una storia dal titolo “L’uomo che non poteva fare miracoli”.
Il progetto era già stato approvato dal Comune. E pure il compenso: 140 mila euro per un lavoro che si sarebbe fatto sul posto, specifico per il Principe di Napoli. Un’opera “site specific” che avrebbe compreso tre piani dell’edificio a partire dalla facciata e dal piano terra e che sarebbe durato per molti mesi.
Si legge nel progetto: «L’opera “abita” il contesto, cui è intimamente legata dalla tecnica esecutiva – principalmente l’intaglio murale – diventando parte di esso e sviluppandosi lungo i diversi ambienti, di volta in volta incisa, intarsiata, intagliata nei muri, negli intonaci e negli infissi, su più livelli narrativi. Il primo livello riguarda la storia di una famiglia immaginaria che procede di generazione in generazione partendo da un grande “giardino d’infanzia” nel cortile lungo il percorso di visita distribuito sui tre piani, dagli antenati ai nipoti. Il secondo livello racconta il nostro tempo (…)».
Due livelli, due storie che si sarebbero dovute intrecciare sulle pareti del vecchio asilo. Le sezioni principali si sarebbero dovute trovare all’ingresso e nel cortile e poi (…)