Non si placano le onde d’urto del terremoto politico che il 5 giugno ha scosso il Consiglio comunale, saltato per la mancanza del numero legale.
Dopo la seduta fiume recuperata il giorno successivo, i vertici d’urgenza tra le file della maggioranza e le voci di un possibile rimpasto di giunta, ora le opposizioni tornano a farsi sentire con forza, decise a non far calare il sipario su quello che considerano un capitolo senza precedenti per la città.
«Tanto rumore per nulla – rilanciano i consiglieri del Pd Dalmine in una nota ufficiale -. Durante il suo discorso, sabato 6 giugno, il sindaco Francesco Bramani ha più volte ricordato che il Consiglio comunale rappresenta la più alta istituzione della città. Per questo quanto accaduto il giorno precedente, 5 giugno scorso, assume una gravità che non si può sottacere».
Secondo i dem l’episodio non può essere liquidato come un semplice bisticcio passeggero: «Non è saltata semplicemente una seduta, è stato colpito il luogo nel quale si esercita la rappresentanza democratica della nostra comunità. Davanti a decine di cittadini presenti in aula per seguire la discussione su temi importanti, quali il servizio mensa e la situazione degli educatori, il sindaco e l’intera maggioranza hanno scelto di non presentarsi, facendo venire meno il numero legale e impedendo lo svolgimento dei lavori».
Il Pd contesta anche i tentativi della coalizione di governo di minimizzare la portata della crisi: «Nei giorni successivi abbiamo assistito a dichiarazioni, smentite, riunioni d’urgenza e interventi delle segreterie provinciali dei partiti di centrodestra. Lo stesso capogruppo di Fratelli d’Italia ha parlato pubblicamente di “pesanti tensioni politiche”. È quindi evidente che la maggioranza sta attraversando un momento di crisi (…)