Al centro c’è ancora Pontida, il “cuore” della Lega Nord (e l’indicazione geografica non è casuale) che, però, sembra battere sempre meno intensamente. Per dire: a inizio luglio, la tradizionale “Puntida Fest” della Lega Lombarda non s’è neppure tenuta nel Comune dell’Isola, ma a Cisano. E, in quell’occasione, il ministro Roberto Calderoli ha puntato il dito contro la scarsa presenza di militanti.
Uno scollamento sempre più preoccupante
Il tema s’è ripresentato la scorsa settimana, durante il direttivo della Lega Lombarda tenutosi a Milano. Nell’occasione, in diversi hanno espresso preoccupazione in vista del tradizionale raduno sul pratone di Pontida, in programma per il 20 settembre. Si temono pochi partecipanti o addirittura esplicite contestazioni ai vertici, in particolare al segretario federale Matteo Salvini. Intanto già oggi si riscontra un numero ridotto di volontari rispetto anche al recente passato.
Preoccupazioni che sono sorte all’interno di un confronto diretto tra Salvini e la “base” politica lombarda. Se, da un lato, il vicepremier ha provato a esporre tutti i risultati raggiunti da lui per il Nord, dall’altro in diversi hanno sottolineato invece lo scollamento con la gente, i militanti appunto. Arrivando addirittura a chiedere a Salvini di fare un passo indietro. Consiglio rimasto inascoltato, ovviamente.
La richiesta a Salvini: faccia un passo indietro
Il segretario bergamasco, Fabrizio Sala, a L’Eco ha detto: «Aspettiamo che il segretario federale faccia una sintesi e dia delle risposte». Parole caute, “democristiane”, a fronte di un direttivo in cui invece proprio dalla Bergamasca si sono levate alcune delle critiche più dure a Salvini e alla sua guida. Figurarsi quando Silvia Sardone, europarlamentare e vicesegretaria federale, milanese che aspira a diventare la candidata del centrodestra per la poltrona di sindaco di Milano alle elezioni dell’anno prossimo, ha affermato come la battaglia per l’autonomia non sia più prioritaria. In questo caso, anche Calderoli si dice che abbia storto il naso e ribattuto a tono.
Ma torniamo a Bergamo. Come raccontano alcuni dei presenti – e le cronache dei giornali di questi giorni -, è stato l’ex parlamentare Daniele Belotti colui che ha avuto il coraggio di chiedere esplicitamente a Salvini di fare un passo indietro, dopo aver comunque riconosciuto i suoi meriti passati nella guida del partito. Anche il consigliere regionale seriano Roberto Anelli, sempre a L’Eco, ha rimarcato la frattura tra i vertici e il territorio bergamasco (e non solo): «In tanti chiedono a Salvini un cambio di passo. La volontà dei militanti è quella di costituire un “Comitato del Nord” con poteri decisionali». Ha invece preferito dribblare le polemiche Giovanni Malanchini, che si è limitato a dire che solo la «Lega unita e compatta» può raggiungere gli obiettivi che s’è prefissata.
C’è chi difende il leader
Non tutti, però, la vedono così. C’è anche chi, sempre in Bergamasca, resta saldo sul carro di Salvini. Come ad esempio la deputata Rebecca Frassini, che – da inossidabile salviniana – alle critiche ha risposto elencando i risultati che il leader avrebbe ottenuto per il Nord e, in particolare, per la provincia di Bergamo, in particolare sul tema infrastrutture e viabilità. Ma la sua voce è suonata flebile se paragonata a quella degli altri leghisti intervenuti, praticamente tutti (o quasi) alla ricerca di una soluzione per il bene del partito. Tradotto: Salvini faccia un passo indietro.