Polemiche no stop

Dopo un agosto rovente, per la nuova e-Brt è in arrivo un settembre incandescente

La nuova linea di bus elettrici Bergamo-Dalmine-Verdellino sta inanellando una serie di problemi e di proteste, tra “vandalismi” e continue modifiche alla viabilità

Dopo un agosto rovente, per la nuova e-Brt è in arrivo un settembre incandescente

L’estate 2026 è stata torrida. Il fronte delle polemiche ancor di più. Al centro delle discussioni in città, hinterland e nelle piazze virtuali dei social network, lei: la e-Brt. La nuova linea di autobus elettrici che collega Bergamo con Dalmine e Verdellino. Anzi, non tanto il progetto di mobilità ecologica in sé, quanto il modo con cui è stato realizzato. Con un sistema tecnologico impressionante: i bus che dialogano con i semafori. Ma soprattutto, dipingendo corsie preferenziali che, in città, sono andate a togliere spazio al traffico veicolare ordinario. Con il risultato, facilmente prevedibile, di allungare a dismisura le code, pur d’agosto.

La svolta fai-da-te

E così accade che qualcuno, esasperato, decida di farsi la svolta da sé. Col favore delle tenebre, ai primi del mese, ha modificato la segnaletica orizzontale di un tratto di via Moroni, tingendo di nero – e di fatto cancellando – la doppia riga continua che impediva di girare a sinistra. Chi di pennello ferisce, di pennello perisce, deve aver pensato il novello Scaramouche.

Certo è che il Comune e l’Atb non l’hanno presa bene. È scattata la denuncia. Anche perché l’intervento amanuense rischiava di mettere in pericolo mezzi e veicoli in circolazione. Le indagini sono in corso. Mentre sono durate lo spazio di un mattino quelle sul fattaccio avvenuto qualche ora dopo. Il 7 agosto è stato abbattuto un palo che reggeva una telecamera e-Brt in zona Grumellina. Dopo aver gridato improvvidamente al complotto, Atb e Comune hanno dovuto fare marcia indietro. Come il mezzo di Aprica che in realtà aveva abbattuto incidentalmente il palo.

Il peccato originale

Che i nervi siano tesi, non c’è dubbio. Automobilisti e pendolari temono la prosecuzione peggiorativa del calvario (…)

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