amaro in bocca

De Roon alla Roma, che delusione: una bella storia non si cancella, ma il finale è indigesto

Dopo undici anni e il record di presenze, l'olandese vola da Gasperini nella Capitale. Per gli atalantini è una scelta difficile da accettare

De Roon alla Roma, che delusione: una bella storia non si cancella, ma il finale è indigesto

Undici anni. Il record di presenze assoluto nella storia dell’Atalanta, 445 partite con questa maglia. Una cittadinanza onoraria, una benemerenza, mille parole d’amore per questa città. Per undici anni Marten de Roon si è sentito dichiaratamente un bergamasco, un atalantino.

Questa mattina (30 agosto) il centrocampista olandese ha lasciato Zingonia, ha preso un volo per Roma ed è atterrato nella Capitale in tempo per pranzo. Nel pomeriggio è attesa la firma con il club giallorosso, che lo aspetta per circa un milione di euro di bonus: una cifra simbolica. L’olandese andrà a sostituire Neil El Aynaoui, ormai a un passo dal trasferimento in prestito al Lipsia, e ritroverà sulla panchina Gian Piero Gasperini, il suo allenatore per anni a Bergamo.

Come calciatore, la scelta di andare via è ovviamente comprensibile. Quest’anno con Sarri il campo lo avrebbe visto molto meno – zero minuti nelle prime tre gare ufficiali, tra andata e ritorno con l’Hapoel Tel Aviv e la sfida con il Sassuolo – e a 35 anni è lecito voler inseguire ancora un ultimo momento da protagonista. Nessuno può rimproverargli questo.

Ma la strada che ha scelto no, quella no. Poteva tornare a casa, in Olanda. Poteva scegliere una squadra qualunque, lontana da qui. Toloi è tornato in Brasile, Djimsiti ha scelto i petrodollari dell’Arabia. Invece de Roon, la leggenda della Dea, il capitano dell’Atalanta, ha scelto di restare in Italia. Ha scelto di affrontare la “sua” squadra con la maglia degli storici rivali della Roma. La squadra dell’allenatore che lo conosce e che gioca la Champions League.

Le bandiere si riconoscono proprio in questi momenti: quando le cose si complicano, quando si gioca meno. Restare a Bergamo da titolare inamovibile era facile. La vera fedeltà si misura quando le cose si mettono in salita, non quando si cerca la porta più comoda per uscire. Ma al di là di ciò, anche volendo andare via per giocare, le strade erano molteplici. Si era aperta persino la pista che lo avrebbe portato a Bologna, un trasferimento che sarebbe stato decisamente più digeribile dagli atalantini.

Prima di partire, davanti ai microfoni di Rai Sport fuori dal centro sportivo, de Roon ha provato a spiegare cosa si porta dietro, e le sue parole raccontano più di ogni comunicato il peso di questa scelta: «Sono un po’ triste ed emozionato. Non è stato facile. Questo mese è stato molto difficile. Già quando sono tornato dal Mondiale avevo un mal di pancia».

Non una decisione dell’ultima ora, quindi, ma un tormento che si trascina da settimane, forse da mesi. Sulla telefonata che ha chiuso il cerchio, l’olandese ha usato parole che sembrano quasi voler sminuire la portata della scelta: «Gasperini l’ho sentito ieri, è stato tutto un po’ un blitz. Mi ha chiamato e mi ha voluto fortemente. Vista come era la situazione qui, per me era forse la cosa più giusta da fare».

Un blitz, dice lui. Ma undici anni non si liquidano in una telefonata, e forse lo sa anche de Roon, a giudicare da come ha parlato di ciò che lascia dietro di sé: «Era difficile discutere di questo con la mia famiglia e con la società. Anche per il legame con i tifosi, con la città, con tutto quanto. Dovrei essere felice, ma è un giorno molto difficile».

Ieri sera fuori da Zingonia c’era uno striscione per lui: «Se sono solo voci meglio così, per noi il tuo futuro non può essere lontano da qui». A ricordargli cosa rappresenta e cosa sentiva di rappresentare. Perché se ti definisci più volte bergamasco e atalantino, a Roma non ci vai. Non così, non da lì, non verso quella maglia.

Resta il rammarico di un addio consumato in fretta, senza nemmeno la possibilità di un saluto vero: con la partenza di oggi, domani sera contro il Bologna non ci sarà occasione per applaudirlo un’ultima volta dagli spalti di Bergamo. E sabato prossimo, all’Olimpico, sarà stranissimo vederlo con la maglia giallorossa sulle spalle.

Da capitano nerazzurro a semplice ex, il percorso è stato lunghissimo e speciale. Ma questo finale, sinceramente, ha spezzato (e spiazzato) quasi tutti i tifosi.