Maurizio Sarri si presenta in conferenza stampa poco prima della partenza per Roma. Il volo charter che porterà il gruppo nella capitale è pronto, ma il mister dei nerazzurri non perde l’occasione per presentare la sfida di domani sera (5 settembre) all’Olimpico.
Una gara tosta, contro un Malen che è in stato di grazia e contro un allenatore che, nonostante la filosofia di calcio opposta, viene visto dall’ex tecnico della Lazio con grande rispetto e considerazione.
«Abbiamo preparato la partita come facciamo sempre. Se ci fosse un modo per fermare i giocatori forti, penso che quegli stessi giocatori così forti non esisterebbero. Malen è in stato di grazia, ha caratteristiche importanti, sia quando viene a legare il gioco, sia in area di rigore o punta la profondità. Domani sera si affrontano una squadra che ha dietro un progetto nato da 13, 14 mesi e una che ci lavora da 45 giorni, con quattro partite in undici giorni, che saranno cinque in sedici, togliendo tempo al lavoro. Quel tempo che adesso servirebbe davvero molto per crescere e migliorare».
Quella di Roma è la prima gara post mercato e al riguardo Sarri ha le idee molto chiare «Sono contentissimo che sia finito, questa anomalia della durata è da mettere a posto: non possiamo fare 50 giorni con la squadra in bilico. Quando lo dicevo io, ero quello che si lamentava per voi giornalisti. Adesso che anche altri colleghi si sono lamentati allora è un problema chiaro. Sono soddisfatto della rosa, come tutti gli allenatori vorrei sempre qualcosa di più, ma ci siamo e aspettiamo di valutarlo sul campo».
Quel campo che, per ora, i nuovi Kessie, Kristensen e Rowe hanno visto molto poco: «Kristensen con noi ha fatto oggi il terzo allenamento, Rowe e Kessie si sono allenati con il gruppo solo due o tre volte. Situazione non semplice. Rowe è comunque in condizione, Kessie deve crescere, visto che ha fatto solo individuale dopo il Mondiale, mentre Kristensen deve inserirsi nella linea nuova. La posizione di Kessie? Per me è un giocatore forte, intelligente e può giocare sia mezzala che vertice basso, senza nessun problema».
In conferenza, poi, grandi elogi per la Roma: «Erano forti e si sono rinforzati ulteriormente, mi meraviglierei se la Roma non lottasse per lo scudetto fino alla fine. Gasperini lo stimo, lo considero fortissimo anche se abbiamo due filosofie diverse. Nel calcio s’è visto vincere chi faceva contropiede, chi giocava a uomo, chi giocava bene e chi no: noi allenatori siamo per le cose fatte bene, non c’è una ricetta unica. La società, qui a Bergamo, ci ha chiesto di costruire un nuovo corso. La squadra oggi è a un livello basso rispetto a quello che potrà esprimere tra qualche tempo. Mondiali, qualche infortunio e innesti nella parte finale di mercato hanno rallentato tutto. E poi dobbiamo crescere di condizione».
Dal punto di vista fisico, la considerazione del mister sul momento e sui cambi è molto interessante: «In questo momento non siamo in grande condizione fisica, ma l’importante con cinque cambi è avere a disposizione giocatori che non entrano da delusi, ma con la consapevolezza che possono decidere la partita. Se riusciamo a stare su questa linea, faremo punti. Dovremo essere bravi a tenere questo tipo di consapevolezza. Sul piano tattico, in difesa, le esercitazioni iniziano a dare risultati, mentre in partita, sotto pressione, viene fuori ancora il riferimento sull’uomo. Individualmente le cose vanno bene, mentre di reparto un po’ meno».
Chiusura sul passato: per Sarri quello di domani è un derby? «Ho fatto anni alla Lazio, a loro (i tifosi della Roma, ndr) non ero molto simpatico, ma ho sempre rispettato i sostenitori giallorossi. Il derby a Roma è una gara molto particolare, io adesso devo pensare a fare il massimo per l’Atalanta».