L'inchiesta

Fondi pubblici e scuole di formazione, Daniele Nembrini (della San Michele e della Ikaros) ai domiciliari

La Procura contesta a lui e alla moglie peculato, truffa, falso e bancarotta: sequestrati beni e disponibilità per quasi 3 milioni di euro. Ventisette gli indagati nell'inchiesta della Finanza

Fondi pubblici e scuole di formazione, Daniele Nembrini (della San Michele e della Ikaros) ai domiciliari

Sono Daniele Nembrini, 58 anni, e la moglie Luisa Carminati, 56 anni, due delle tre persone nei confronti delle quali la Procura di Bergamo ha disposto oggi (18 settembre) tre misure cautelari personali nell’ambito di un’articolata indagine su una rete di fondazioni, consorzi, cooperative e società di capitali attive nella formazione professionale.

La coppia è ora agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta che coinvolge complessivamente 27 persone e riguarda la gestione di fondi pubblici destinati alla formazione professionale e, parallelamente, alcune attività di accoglienza migranti. Per una terza persona indagata, individuata dagli inquirenti come una delle persone che avrebbero ricoperto il ruolo di “prestanome”, è stato disposto per dodici mesi il divieto di ricoprire uffici direttivi in società e imprese.

Il sistema delle Opere

Secondo quanto ricostruito dalla Procura, al centro dell’indagine c’è una rete di fondazioni (a partire dalla San Michele, a cui è direttamente legata la Ikaros, al centro di una profonda crisi), consorzi, cooperative e società di capitali attive soprattutto nel campo della formazione professionale e finanziate in larga parte con risorse pubbliche, prevalentemente regionali.

L’ipotesi investigativa è che attraverso un articolato sistema di movimentazioni finanziarie, prestiti incrociati e fatture per prestazioni e consulenze ritenute dagli inquirenti inesistenti o sovrastimate, una parte consistente delle risorse destinate alle attività formative sarebbe stata trasferita verso società di capitali riconducibili agli stessi indagati.

Nel solo triennio 2022-2024, spiega la Procura, le risorse pubbliche destinate alle attività gestite dalle cosiddette «Opere» avrebbero superato i 50 milioni di euro. Una quota, secondo l’accusa, sarebbe stata dirottata sulle società «di famiglia» riconducibili ai due principali indagati.

Contestati peculato, truffa e bancarotta

Le accuse sono diverse. A Nembrini e agli altri indagati viene contestato, tra gli altri, il peculato, sulla base della qualificazione delle fondazioni come soggetti che gestiscono servizi di pubblico interesse finanziati quasi integralmente con denaro pubblico.

Nel fascicolo compaiono inoltre ipotesi di truffa ai danni dello Stato e falso in atto pubblico, legate alla gestione di strutture di accoglienza per migranti a Gromo, Zandobbio e Valbondione, oltre a contestazioni di bancarotta fraudolenta relative a una società alla quale sarebbero state trasferite risorse pubbliche per oltre un milione di euro.

Il profitto che, allo stato delle indagini, la Procura ritiene accertato supera i 4 milioni di euro.

Sede Fondazione Ikaros Grumello

Sequestrati quasi tre milioni di euro

Sul fronte patrimoniale, nei giorni scorsi il gip di Bergamo ha disposto il sequestro di denaro e altre utilità riconducibili ai due principali indagati per 3.094.827,70 euro. Al momento risultano sequestrati liquidità, quote societarie e immobili per un valore stimato di 2.960.436,23 euro.

Tra gli elementi dell’indagine ci sono anche le movimentazioni tra diverse società e fondazioni, comprese alcune realtà con sede all’estero. Secondo la ricostruzione riportata nell’ordinanza cautelare, il sistema societario sarebbe stato particolarmente articolato e avrebbe consentito di schermare le responsabilità dei principali protagonisti.

L’inchiesta ha coinvolto anche la Regione Lombardia. Il 17 giugno l’ente avrebbe trasmesso alla Procura una nota relativa alle attività formative, segnalando, secondo quanto riportato negli atti, «gravi carenze» nell’inerenza di alcune spese rispetto agli obiettivi per i quali erano stati concessi gli anticipi e una consistente movimentazione di risorse verso soggetti collegati.

L’inchiesta è ancora alle prime battute

La Procura sottolinea però un elemento fondamentale: il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Tutti gli indagati sono quindi da considerarsi presunti innocenti fino a eventuale condanna definitiva.

Anche la difesa di Nembrini ha contestato la ricostruzione accusatoria. Nell’interrogatorio, secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, l’imprenditore avrebbe sostenuto che l’indagine si basa su un quadro informativo incompleto, negando di aver amministrato di fatto le fondazioni e rivendicando di averle sostenute anche attraverso garanzie personali e beni familiari. I suoi difensori avevano chiesto il rigetto della richiesta cautelare.

Ora l’attenzione si sposta sugli sviluppi dell’inchiesta e sui possibili ricorsi al Tribunale del Riesame, mentre gli investigatori continueranno ad approfondire la complessa rete di rapporti finanziari e societari finita al centro del procedimento.