Le dichiarazioni del mister

Verso la Juventus, Sarri: «Kossounou non c’è, gioca Kristensen. Pausa Nazionali distruttiva»

Alla vigilia della trasferta a Torino, il tecnico ha toccato diversi temi: gli infortuni, l'imminente lunga pausa e anche il divieto di trasferta per i tifosi

Verso la Juventus, Sarri: «Kossounou non c’è, gioca Kristensen. Pausa Nazionali distruttiva»

Maurizio Sarri arriva in conferenza stampa con puntualità svizzera, ma con la tegola Kossounou: stamattina (19 settembre), durante la rifinitura, il difensore ivoriano ha avuto un problema al flessore e non sarà della partita contro la Juventus.

Parlando di lui e della fase difensiva, il tecnico della Dea è stato molto chiaro: «La situazione attuale riferita a tiri concessi e tiri effettuati non si può paragonare alla Lazio dell’anno scorso, lì avevo giocatori che erano già stati con me e abituati a certe cose. Qui è tutto diverso. La nostra fase difensiva, fino al Cagliari, era stata troppo bassa e passiva. Sabato abbiamo sbagliato alcune letture, ma il baricentro più alto mi ha soddisfatto. Senza Kossounou gioca Kristensen: è arrivato con un problemino, si è acuito contro l’Hapoel, ma da una decina di giorni si allena bene e in gruppo. Deve ancora inserirsi del tutto, ma ha qualità».

Il tecnico dei bergamaschi, oltre a parlare della sfida alla Juventus, è tornato sui “tempi” del calcio e sugli allenatori che, dopo soli due risultati negativi, sono già sulla graticola. «Ci siamo allenati per la seconda settimana in modo completo e ora non accadrà più fino a fine anno. Il calcio di oggi è questo: Mondiali che finiscono a luglio, mercato fino a settembre, altre cinque settimane senza i giocatori in Nazionale tra ottobre e novembre… Rischi di avere un giocatore che al 30 novembre ha fatto dieci allenamenti veri con te».

E ancora: «La pausa delle Nazionali così lunga è distruttiva. Non c’è altro da fare: si gioca, si cerca di sbagliare il meno possibile e si corregge. Allenatori sempre in bilico? Credo che la responsabilità sia di stampa e dirigenze. Klopp diceva che il primo anno non si può giudicare il lavoro di un allenatore, figuriamoci dopo un mese».

L’attualità intanto si chiama Juventus. In panchina c’è Spalletti, che ha un ottimo rapporto con Sarri: «La gara di domani la vedo dura. Noi allenatori siamo legati ai ragazzi, non abbiamo il joystick per muoverli in campo come vorremmo. Tutto dipende dal tipo di giocatori e dal tipo di calcio. Venendo a Luciano, ho un buon rapporto con lui: negli anni ad Empoli lui era rientrato dalla Russia e ci vedevamo un paio di volte la settimana».

Ribadito che l’avventura alla Juventus non gli ha lasciato «né orgoglio, né rimpianti», con uno scudetto vinto non così scontato come si pensava, il mister ha glissato sul possibile dualismo GaetanoKessie: «Kessie ha esperienza e un livello tale che può fare tutto. Anche Gaetano è duttile, ma penso che il suo futuro sia quello del regista. Giocano insieme? Non ho ancora deciso, ma vorrei prima dirlo a loro».

Nel gruppo, Scalvini può e deve fare di più sul piano del temperamento e nella capacità di trascinare i compagni; Kolasinac è un leader; poi c’è Raspadori, di cui Sarri ha parlato così: «Mi ricordo a Napoli che incideva dalla panchina. Posso parlare dei due mesi attuali: ha fatto fatica anche a trovare la condizione, adesso è in crescita e con il Cagliari, centralmente, ha fatto meglio. L’impressione è quella di un giocatore vivo. Speriamo diventi realtà nelle prossime partite».

A Torino, Sarri, vuole vedere più Atalanta rispetto al Cagliari: «Vorrei una squadra più propositiva e per più minuti. A volte trovi una squadra più forte che ti costringe a stare basso. Vorrei vedere quei 25 minuti delle ultime partite fatti bene e diventare 60’».

Chiosa finale sulla morte di Sandro Mazzola e sui divieti che “bloccano” le tifoserie (domani i tifosi della Dea potranno andare a Torino solo se possessori di Dea Card): «Mazzola era mio compagno di figurine, poi lo vedevo in campo con la maglia azzurra… Sono tutti ricordi importanti, che ti restano dentro. Le limitazioni alle trasferte? Le pene collettive io non riesco a digerirle: uno di Bergamo domani non può andare liberamente a vedere la partita. È una cosa anticostituzionale».

A tal proposito, Sarri ha anche commentato le parole dell’allenatore del Livorno, Cristiano Lucarelli, che sui divieti di trasferta ha detto: «Se rinasco voglio fare o il questore o il prefetto. Prendo il mio stipendio, non vado a cercare rogne, tengo tutti a casa e ho fatto il mio lavoro. Poi ci sono le coppe europee, arrivano tifosi da fuori a fare danni nelle nostre città ma divieti lì non li vedo…». Dichiarazioni che gli sono costate un’indagine della Procura Figc. Così Sarri: «Si sarà espresso male, ma il suo pensiero è condivisibile».