Servirebbe evitare di mettere la testa sotto la sabbia. Bisognerebbe che tutti quelli che amano il calcio lo sottolineassero. Perché per una roba del genere, fosse successa in Roma-Inter o in un derby o in una gara di livello con squadre dal peso “politico” almeno equiparabile, molti sarebbero coi forconi in mano.
Orsato, che degli arbitri è il designatore, il punto di riferimento, dovrebbe essere chiamato a spiegare perché, sotto la sua direzione, il Var ha preso una deriva di questo tipo. Qualcosa che va contro il regolamento. L’arbitro può sbagliare (in campo è questione di frazioni di secondo), ma il Var, guidato da chi è seduto su una comoda poltrona a Lissone, non può ignorare certi errori. Mai.
Al 31′ di Juventus-Atalanta è successa una cosa grave. Inspiegabile. Palla dentro di Samardzic per il taglio di Rowe, l’inglese è davanti a Kalulu, che lo trattiene vistosamente per la maglia impedendo al nerazzurro di andare al tiro. Non ci sono dubbi, non ci sono interpretazioni: il regolamento è chiaro. Questo è un calcio di rigore che l’anno scorso al Var avrebbero dato e quest’anno invece no. Quindi l’anno scorso facevano le cose bene, quest’anno no.
Il regolamento non è cambiato, non è stato aggiornato il capitolo relativo alle trattenute in area. No. C’è semplicemente un designatore che ha deciso una linea e ha rimesso il gioco del calcio in mano ai direttori di gara. Bene, benissimo. Ma se non si aiutano a non sbagliare, il salto indietro diventa inaccettabile.
L’Atalanta ha subito un torto, ma la Juventus ha vinto e da oggi si parlerà solo delle Nazionali. Perché portare avanti una battaglia giusta che non fa vendere i giornali o parlare l’opinione pubblica? Parleranno di Sarri che dice «allora aboliamo il Var», senza preoccuparsi del perché lo dica.
L’Atalanta ha perso per i suoi difetti e per i suoi errori, ma in quel momento, sull’1-0 per la Juventus, il calcio di rigore va dato. Poi magari Samardzic o chi per lui lo sbaglia. Ma lo devi dare. Perché lo dice il regolamento, semplicemente.