Che cosa rimane di un luogo, delle persone che lo hanno abitato e delle storie che ne hanno attraversato il tempo? È da questa domanda che prende forma “Covone. Ciò che rimane”, il progetto di residenza artistica che dal 9 all’11 ottobre porterà a Palazzo Minorati, a Covo, le opere realizzate da cinque giovani artiste dopo un mese di ricerca sul territorio. L’iniziativa giunge così al suo momento conclusivo, trasformando le esplorazioni e gli incontri di settembre in un’esposizione aperta al pubblico.
Maria Vittoria Desiato, Giulia Fedrigucci, Elisa Remonti, Alice Terragni ed Erika Ungari hanno trascorso le settimane della residenza attraversando cascine, boschi e fontanili, visitando luoghi della memoria e consultando archivi ufficiali e album di famiglia. Un percorso fatto di osservazione, ascolto e confronto con gli abitanti, che ha permesso di raccogliere frammenti di storie personali e collettive, restituendo attenzione a un paese di provincia spesso attraversato senza essere davvero conosciuto.
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Il titolo richiama il covone, il fascio di spighe raccolte e legate a mano che viene lasciato sul campo dopo il raccolto. Un intreccio che diventa metafora delle memorie: tracce di epoche, esperienze e vissuti differenti che si sovrappongono e continuano a parlare al presente. L’obiettivo non è ricostruire una cronologia rigorosa del passato, ma interpretare ciò che ne resta attraverso linguaggi e sensibilità artistiche diverse.
A unire i lavori è il concetto di “Atlante”, inteso non come una semplice raccolta ordinata di immagini, ma come un insieme di elementi eterogenei il cui significato nasce dal loro accostamento. Ispirato alle ricerche dello storico dell’arte Aby Warburg e alle successive riflessioni di Georges Didi-Huberman, questo approccio mette in relazione fotografie, materiali naturali, documenti, video e forme scultoree, lasciando emergere nuovi significati dal confronto tra le opere.
Le cinque artiste interpretano il tema da prospettive differenti. Desiato rielabora archivi familiari e anonimi per esplorare il peso emotivo dei ricordi. Fedrigucci indaga le dimensioni psicologiche dell’esperienza e le frammentazioni dell’identità. Remonti intreccia scultura e scrittura, dando forma a vissuti ancora inespressi. Terragni lavora con il paesaggio e le fibre vegetali, trasformando materiali raccolti durante il cammino, mentre Ungari utilizza video e installazioni per interrogare il rapporto tra immagini, memoria e archiviazione.
La residenza è stata realizzata con il sostegno del Comune e della Pro loco di Covo, insieme alla collaborazione di realtà agricole, istituzioni e cittadini che hanno accolto le artiste e condiviso con loro ricordi ed esperienze.
La mostra sarà visitabile a Palazzo Minorati, in via Garibaldi, con ingresso libero. Venerdì 9 ottobre l’apertura è prevista alle 18, mentre alle 20 si terrà l’inaugurazione ufficiale, seguita dalla musica dal vivo dei Kasoncelly. Sabato 10 ottobre le sale saranno accessibili dalle 14 alle 19; domenica 11 ottobre dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 19.