La difesa di Massimo Bossetti torna a chiedere nuove analisi sui reperti del caso Yara Gambirasio. La richiesta è stata discussa lunedì 5 ottobre davanti alla Corte d’Assise di Bergamo, riunita in camera di consiglio nell’ambito di un incidente di esecuzione. Ma la Corte, dopo essersi riservata il diritto di decidere, ha rigettato l’istanza.
Incongruenze cronologiche e tracce biologiche
Bossetti, condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio della tredicenne di Brembate di Sopra, ha seguito l’udienza in videocollegamento dal carcere di Bollate. I suoi difensori, Claudio Salvagni e Paolo Camporini, hanno insistito sulla necessità di procedere con nuovi accertamenti tecnico-scientifici sui materiali biologici ancora disponibili.
Sono soprattutto due gli aspetti sui quali la difesa chiede di poter intervenire. Il primo, come riporta L’Eco di Bergamo, riguarda la metodologia utilizzata per estrarre il Dna dalla traccia 31G20, la traccia di sangue misto attribuita a Yara e a Bossetti e considerata la prova decisiva che ha portato alla condanna del muratore di Mapello.
Secondo gli avvocati, nelle modalità e nella successione temporale degli esami sul Dna di «Ignoto 1» ci sarebbero incongruenze cronologiche che meritano nuovi approfondimenti. Il secondo fronte riguarda invece alcune tracce genetiche individuate sul giubbotto di Yara, che la difesa ritiene riconducibili a liquido seminale e che, secondo quanto sostenuto dai legali, non sarebbero mai state analizzate.
I reperti in alta risoluzione
Obiettivo della difesa è ottenere l’autorizzazione a effettuare ulteriori accertamenti sui reperti e sui campioni biologici ancora disponibili. L’istanza era stata depositata lo scorso giugno dai due legali davanti alla Corte d’Assise di Bergamo, chiamata a intervenire come giudice dell’esecuzione.
A loro avviso, gli elementi sui quali oggi si fonda la richiesta non erano emersi in precedenza, ma sarebbero stati individuati soltanto attraverso le attività autorizzate dal giudice dell’esecuzione, come la recente acquisizione della documentazione fotografica ad alta risoluzione realizzata dal Ris.
La Corte aveva finora consentito alla difesa di visionare i reperti, ma non di procedere con nuove analisi, mantenendosi nei limiti fissati dalla Cassazione nel 2024. Durante l’udienza del 5 ottobre i legali hanno quindi ribadito che proprio dall’esame delle immagini ad alta risoluzione sarebbero emersi elementi tali da giustificare ulteriori accertamenti.
A sostenere la possibilità che le nuove tecniche scientifiche possano portare alla luce ulteriori elementi è stato anche Marzio Capra, genetista e consulente della difesa di Bossetti. Nella sua relazione ha richiamato, come esempio, il caso di Garlasco e il recente rilevamento del Dna di Alberto Stasi su una cannuccia trovata all’interno di un sacco della spazzatura nella casa della famiglia Poggi.
Il ragionamento della difesa è che l’evoluzione delle tecniche di analisi genetica possa permettere oggi di ottenere informazioni che in precedenza non era stato possibile ricavare dai reperti. La parte civile ha però contestato questa impostazione, sottolineando che l’eventuale scoperta di altre tracce genetiche non cancellerebbe automaticamente il valore degli elementi sui quali si fonda la condanna definitiva di Bossetti. Potrebbe, eventualmente, aggiungere nuovi dati al quadro probatorio già esistente.
La Corte d’Assise si è riservata la decisione
La parte civile ha inoltre chiesto che la documentazione esaminata dalla difesa venga messa anche a sua disposizione, così da poter effettuare le opportune valutazioni. Al termine della discussione, sia il pubblico ministero sia la parte civile si sono opposti alla richiesta di effettuare nuove analisi sui reperti. La Corte d’Assise, invece, si è riservata la decisione, fino al pomeriggio quando ha comunicato di aver rigettato l’istanza.