Quaranta minuti di coda per superare i controlli passaporti, con appena tre tornelli elettronici funzionanti su dieci. E, una volta superati i controlli, altri 45 minuti di attesa per ritirare le valigie. Sono i disagi denunciati da un lettore di PrimaBergamo all’aeroporto di Orio, in particolare nell’area degli arrivi extra Schengen, già in passato al centro di diverse lamentele.
Il viaggitore ha scritto alla nostra Redazione anche a seguito di un articolo che segnalava lo scalo bergamasco tra i peggiori secondo la classifica di AirHelp (portale che raccoglie segnalazioni di disagi e inefficienze proprio dei passeggeri) e per chiedere un intervento da parte delle autorità aeroportuali e della polizia di Frontiera. La sua segnalazione riguarda in particolare il volo charter Albastar AP3640 proveniente da Marsa Alam, atterrato lunedì 5 ottobre alle circa 4.30 del mattino.
«Solo tre tornelli funzionanti su dieci»
Secondo quanto riferito dal lettore, nonostante si trattasse dell’unico volo in arrivo in quella fascia oraria i passeggeri si sarebbero trovati davanti a una situazione tutt’altro che scorrevole: soltanto tre e-gates attivi sui dieci disponibili e un solo agente presente nell’area dei controlli.
Il risultato, racconta l’uomo, è stato un’attesa superiore ai 40 minuti, con i viaggiatori ammassati nel corridoio degli arrivi. Una situazione che avrebbe provocato particolare disagio alle persone anziane e alle famiglie con bambini piccoli. Tra le conseguenze più pesanti segnalate dal lettore, anche la perdita di alcuni voli in coincidenza da parte di passeggeri che avevano a disposizione circa due ore per proseguire il viaggio.
Superati i controlli documentali, i problemi non sarebbero finiti. Alla coda per i passaporti si sarebbero aggiunti altri 45 minuti trascorsi in attesa dei bagagli da stiva, senza che, riferisce il viaggiatore, il personale di terra riuscisse a fornire spiegazioni dettagliate sui ritardi.
«Non è un episodio isolato»
Il punto, per il lettore, è proprio la ripetizione di queste situazioni. Sostiene infatti di aver vissuto un’esperienza simile già circa un mese prima, al rientro da Londra. Anche in quell’occasione, riferisce, soltanto tre tornelli elettronici erano in funzione e l’attesa complessiva aveva superato un’ora e mezza, nonostante un traffico passeggeri che giudica contenuto.
Da qui le domande sulle ragioni del problema: possibili guasti tecnici prolungati, carenza di personale o difficoltà organizzative. Si tratta di ipotesi sollevate dal lettore, che chiede chiarimenti senza attribuire una causa precisa ai disservizi.
L’avviso sul sito dell’aeroporto
Per correttezza, va sottolineato che è lo stesso scalo, sul proprio sito, ad annunciare possibili disagi su partenze e arrivi dall’area extra Schengen. Questo l’avviso riportato sul portale: «Si informano i passeggeri in partenza per destinazioni extra Schengen, e in possesso di un passaporto non emesso da una nazione dell’Unione Europea, che a partire da lunedì 30 marzo i controlli di frontiera saranno espletati interamente tramite acquisizione dei dati biometrici con sistema EES (entry exit system). Si invitano tutti i passeggeri interessati a recarsi immediatamente all’area controllo passaporti dopo avere effettuato i controlli di sicurezza. Le stesse modalità di controllo sono applicate ai passeggeri in arrivo, con tempi di attesa che potrebbero essere prolungati».
Gli e-gates dovevano velocizzare i controlli
Detto questo, la segnalazione riporta l’attenzione su una criticità, come detto, già emersa in passato a Orio. Nel marzo 2024 lo scalo aveva però annunciato l’abilitazione degli e-gates alla lettura delle carte d’identità elettroniche e dei passaporti elettronici, con l’obiettivo di rendere più rapide le verifiche documentali e ridurre le attese. Nonostante ciò, il problema non pare essere stato del tutto risolto.
Il lettore stesso sottolinea con positività gli investimenti effettuati e annunciati da parte di Sacbo, società che gestisce lo scalo, ma i problemi permangono. «Auspico che rendendo pubblica questa segnalazione si possa sollecitare una risposta chiara da parte della direzione aeroportuale, e soprattutto un intervento risolutivo che restituisca all’infrastruttura il livello di efficienza che la contraddistingue», conclude il lettore.