Sorpresa amara

Colpo basso? La fine dell’iLab Italcementi era già scritta quattro anni fa…

Heidelberg ha annunciato la centralizzazione delle attività di innovazione e ricerca in Germania. Dura reazione della politica

Colpo basso? La fine dell’iLab Italcementi era già scritta quattro anni fa…
Altro 28 Novembre 2020 ore 11:33

Ottobre 2016. L’operazione di passaggio della storica Italcementi bergamasca al colosso tedesco HeidelbergCement, annunciato oltre un anno prima, era alle battute finali. Si chiudeva ufficialmente un’epoca, e non con un lieto fine. Da allora, centinaia e centinaia di lavoratori della storica azienda hanno perso il lavoro, con la multinazionale tedesca che, come aveva annunciato sin da subito, ha portato via dalla Bergamasca la maggior parte delle attività. In città non restano altro che la ex sede in via Camozzi, tristemente vuota, e l’avveniristico iLab al Kilometro Rosso, ovvero il centro di ricerca e innovazione. Ma ancora per poco: è notizia del 20 novembre, infatti, che la Heidelberg ha intenzione di centralizzare la maggior parte delle attività di ricerca nella sede tedesca.

Una doccia fredda che, in realtà, era stata ipotizzata già in quell’ottobre di quattro anni fa. Mentre acquisiva la Italcementi, infatti, Heidelberg, che non aveva mai avuto un centro ricerca, aveva avviato la realizzazione di un “simil-iLab” in Germania. Lo svuotamento dell’hub innovativo al Kilometro Rosso pareva dunque una logica conseguenza, ma i vertici tedeschi smentirono quelle voci e il Governo italiano, durante le trattative decisive dell’operazione, si preoccupò di fare in modo che l’iLab restasse operativo e su territorio italiano, poiché centro d’eccellenza. A distanza di quattro anni le cose sono però cambiate.

Ovviamente, la notizia ha scatenato le reazioni della politica bergamasca. I primi a chiedere chiarimenti sono stati Niccolò Carretta ed Enrico Zucchi, rispettivamente consigliere regionale e coordinatore provinciale di Azione: «Chiediamo al colosso tedesco di ripensarci. La professionalità, la capacità e la solidità degli ingegneri e dei lavoratori bergamaschi non devono essere messe in discussione da questa scelta». Più dura la reazione del Pd, espressa in una nota congiunta a firma del viceministro all’Economia Antonio Misani, dei parlamentari Maurizio Martina ed Elena Carnevali, del consigliere regionale Jacopo Scandella e del segretario provinciale Davide Casati: «I patti firmati nel 2016 erano altri: parliamo di uno dei centri di ricerca più importanti al mondo, che porta occupazione di qualità e valore aggiunto alla Bergamasca e alla Lombardia, ed è fondamentale fare di tutto perché resti nel nostro territorio».

Davanti alle reazioni (prevedibili) del territorio e della politica, HeidelbergCement ci ha tenuto a fare alcune precisazioni: «La riorganizzazione delle attività di innovazione e ricerca di prodotto sarà concentrata a livello globale per meglio valorizzare le importanti competenze maturate a Bergamo – spiegano i vertici della multinazionale -, mettendole a disposizione di tutti i Paesi che fanno parte del Gruppo. A tale fine, ci sarà anche per diversi ricercatori italiani l’opportunità di fare parte di questo progetto». Ciò significa che per i 32 dipendenti attualmente impiegati all’iLab «saranno messe in atto tutte le possibili soluzioni, con l’obbiettivo di minimizzare possibili effetti negativi, anche tramite offerte di ricollocazione interna o esterna».

In altre parole, Heidelberg spiega che, tecnicamente, l’attività di innovazione e ricerca dell’iLab (per ora) non si ferma e che poi verrà spostata in Germania, ma non cancellata. E che ai dipendenti bergamaschi verranno proposte delle alternative, anche interne al gruppo. Proprio quello che, quattro anni fa, si diceva sarebbe accaduto.

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