I CAPITANI DELLA DEA

Damiano Zenoni, corsa e cuore

Damiano Zenoni, corsa e cuore
03 Gennaio 2015 ore 12:10

Tu resti qui, gli dissero. Qui, a casa tua, dove sei cresciuto, e non sarà mica una retrocessione a farti cambiare idea. Dovettero dirglielo alzando un po’ la voce, come si fa quando c’è da scuotere l’anima e le responsabilità. Tu resti qui, all’Atalanta, e allora Damiano Zenoni aveva sbuffato. Lui se ne voleva andare. «Non è stato facile ricominciare, ma adesso mi sto divertendo: gioco nel ruolo che credo mi sia più congeniale e tocco talmente tanti palloni che correre è diventato un piacere» ha detto dopo. È il 2003 e la carriera di Damiano è una vela strappata. I venti l’hanno gonfiata, la nave prende il largo. A un certo punto, in mezzo all’oceano, al porto di casa non si pensa più: si guarda all’orizzonte in cerca di un’altra terra. In Serie A si era già fatto notare e addirittura era successo che il ct dell’Italia, Trapattoni, lo aveva convocato per un’amichevole. Ma poi l’Atalanta era finta in B, e insomma.

Insomma, Damiano nel 2003 è il capitano della continuità. Si dice che Mandorlini, l’allenatore dell’epoca, non lo volesse. Diceva che questo qui, Zenoni, non ha stimoli, non ha più voglia di smazzarsi una corsa in più, di sbarcare il lunario sui campi della Serie B. No, Damiano resta. Dopo la retrocessione del 2002 la società aveva fatto quasi piazza pulita. Erano andati via quasi tutti. Damiano no, perché da un punto bisognerà pur ricominciare.

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Allora gli avevano dato la fascia, e lui l’aveva indossata volentieri. Di più. Si era messo a correre come non aveva mai fatto prima. Su e giù per la fascia, e venitemi dietro se avete il coraggio. Così in quegli anni Damiano Zenoni diventa il simbolo di un’Atalanta guerriera, prima ferita e poi rivitalizzata dall’ambizione. Timido, ma capace di mettere il turbo, Damiano aveva preso a insegnare le cose che aveva imparato lui. Il vivaio nerazzurro l’aveva fatto tutto. Poi era andato a farsi le ossa all’Alzano e anche alla Pistoiese. Quando torna, Giovanni Vavassori, uno che nei giovani ci ha sempre creduto, lo rende uno dei tanti talenti nerazzurri lanciati nel firmamento. Poi la retrocessione in Serie B e la fascia di capitano, una responsabilità che Zenoni si prende volentieri. In carriera ha giocato sedici stagioni tra Serie A e Serie B; Atalanta, certo. Ma anche Parma, Udinese, Piacenza. Solo qualche mese fa ha detto: «L’ennesimo problema alla cartilagine mi bloccherebbe per tre o quattro mesi. No, ho accettato la proposta della Grumellese, in Eccellenza. Ci sono tanti giovani e spero di poter dare una mano alla crescita del gruppo».

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