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E se il terremoto coronavirus facesse indirettamente del bene alla musica?

Alez, la Fase 1 e le iniziative del “movimento” indipendente: meglio parlare di partenza, senza "ri"

E se il terremoto coronavirus facesse indirettamente del bene alla musica?
14 Maggio 2020 ore 08:30
Alessandro “Alez” Giovanniello

 

Ciao a tutti. Che bello riuscire nuovamente a scrivervi dopo due mesi. Sessanta giorni infiniti e terribili che hanno lasciato segni indelebili in ognuno di noi. Ciao a tutti quanti. Ciao a quelli che si sono riscoperti eroi, ciao alla gente normale, a chi ha continuato a lavorare, a chi è stato a casa ubriacandosi con le serie televisive, ai genitori preoccupati, ai nonni spaventati, ai bambini esasperati, agli insegnanti sugli schermi dei computer. Ciao a chi ha trovato una strada per essere presente, a chi ha voglia di esserci ancora come prima e più di prima e a chi, purtroppo, non c’è più.

Avere la possibilità di ritornare a scrivere il mio diario per questa rubrica bislacca è una delle mie personali tappe verso una normalità da raggiungere al più presto tramite ognuna delle fasi che viviamo oggi e che prima o dopo seguiranno. In questi giorni trascinati le nostre abitudini sono cambiate profondamente. Io, per esempio, ho passato così tanto tempo in mutande sul divano che rimettere un paio di brache stirate con le scarpe buone mi ha fatto sentire come un bambino che per la prima volta tenta il suo ingresso nel mondo degli adulti. Azioni banali come queste, alla luce dei fatti, hanno il sapore di un risveglio carico dell’attesa dei pacchi da scartare la mattina di Natale. Per conto mio ho guardato tantissimo cinema, nessuna serie. Non sono colpevolmente riuscito a leggere molto a causa di una scarsissima propensione alla concentrazione. Perché se da un lato abbiamo e stiamo affrontando pesanti giornate di solitudine, dall’altro, mai come adesso, la nostra vita social ha raggiunto picchi di iperattività compulsiva e il cellulare è diventato lo scoglio al quale aggrapparsi per non essere portato dai flutti dell’isolamento e per non sparire alla deriva di un mare nero.

Con il cellulare sempre a portata di mano si finisce per essere mediaticamente bombardati da contenuti ai quali passivamente si è costretti ad assimilare. Per questo, in modo per me stranamente cauto, ho scelto di affidare al web molto poco. Sono diventato un tizio silenzioso che ama stare in mutande, fintamente attento alla vita della cittadinanza media (non) in circolazione, mi tocca riconoscerlo. E più nello specifico, per ovvie tendenze masochistiche, ho seguito chi ha a che fare con il vessatissimo ambiente musicale di questo paesello sotto chiave. Ho scoperto che è stato un metodo funzionale e sornione per dare una chiave di lettura alle tendenze e che ad un certo punto ha facilitato l’insinuarsi di un pensiero che è entrato in sordina nella mia testa e che poi ha reclamato spazio ed attenzioni: e se il terremoto che chiamiamo coronavirus stesse facendo indirettamente anche del bene a una parte del movimento musicale? Ovvio, quando parlo di movimento voglio intendere quel settore specificissimo che ha a che fare con musicisti o presunti artisti definiti superficialmente indipendenti o peggio ancora alternativi. Gente che bazzica nei locali dell’underground della provincia italiana, i pesci piccoli insomma. Quelli con i nomi strani che, quando li leggi in un evento Facebook, non sai neppure chi sono ma hanno già fatto 6 dischi che in pochi hanno sullo scaffale, quelli che forse anche per questo non sono ancora in grado di pensare alla musica come una professione. Una produzione musicale minore che in modo indiretto rischia di inquinare un mercato già saturo di contenuti mediocri e sempre più boccheggiante del punto di vista economico.

E forse parlo anche degli addetti ai lavori dopolavoristi che orbitano intorno a queste costellazioni evanescenti. Non so se il mio sia uno slancio emotivo o se mi sia davvero convinto della necessità di un nuovo anno zero, certo è che non ha senso parlare di ripartenza. Sono certo che nei prossimi mesi si debba parlare di una partenza senza nessun tipo di prefisso che rimandi ad epoche che dobbiamo forzatamente dimenticare. Ci tenevo tantissimo a mettere un punto e a capo. A mettere nero su bianco un primo capitolo di riflessioni che nelle prossime settimane vorrei fare con voi. Cercando di dare una lettura il più possibile pratica ed oggettiva ma uscendo dal circolo della reciproca salvaguardia che sta tingendo questi primi giorni della seconda fase. Sono moltissime le iniziative che stanno dando nuova linfa. Ne parleremo presto, spero.

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