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L'editoriale di Xavier Jacobelli

Gasp VI e la grandezza di una squadra più forte di tutto

Gasp VI e la grandezza  di una squadra più forte di tutto
Altro 28 Ottobre 2021 ore 00:13

di Xavier Jacobelli

Contro l’Udinese, domenica scorsa gli indisponibii erano stati sette: Hateboer, Gosens, Pessina, Djimsiti, Toloi, Demiral e Mahele. A Marassi, invece, inizialmente erano sei: Hateboer, Gosens, Pessina, Djimsiti, Toloi e Demiral. Ma siccome alla Dea piacciono le cose difficili, Palomino è stato costretto a uscire alla fine del primo tempo e così il diciassettenne Giorgio Scalvini ha collezionato la seconda presenza consecutiva in A, confermando in 45’ come il suo talento sia grande quanto questa Atalanta.

La vittoria sulla Samp, rimontata e stesa sotto i colpi del gigantesco Zapata (quinto gol in otto partite) divinamente assistito da Zappacolta e di Ilicic formato Valencia è stata la quarta su cinque partite in trasferta. Essa imprime una vigorosa accelerazione alla marcia nerazzurra e si capisce perché la soddisfazione di Gasperini sia palpabile, almeno quanto quella del suo insostituibile vice, Tullio Gritti che il titolare squalificato ha sostituito benissimo.

I numeri schiacciano sempre le parole e raddrizzano i nasi storti spuntati a Bergamo dopo l’1-1 acciuffato in extremis dai friulani al Gewiss Stadium. Nella stagione 2020/2021, in calce alla decima giornata, l’Atalanta si ritrovava al nono posto, contava 15 punti (conteggiando anche la gara con l’Udinese, rinviata per impraticabilità del campo e recuperata in gennaio, ma per la storia del campionato classificata come gara disputata nel decimo turno del torneo) e aveva una differenza reti +2. Oggi i punti sono 18, la differenza reti è +6 e la squadra è quinta in classifica, a un punto dalla zona Champions League. Tutto questo con quattro lungodegenti (Hateboer, Gosens, Pessina, Djimsiti) e, a Dio piacendo, due pilastri candidati al rientro sabato contro la Lazio (Toloi e Demiral).

Ma il bello è che, a Marassi, la prestazione della squadra è stata così brillante da ridimensionare la conta degli assenti. A mano a mano che si inoltra nell’autunno, la Dea ritrova la qualità del suo gioco, mai smarrita, semmai intaccata dall’emergenza continua. È qui, però, che si misura la forza di un gruppo vero, solido, unito. Sotto questo aspetto, la prova genovese è stata il paradigma di che cosa sia l’Atalanta nell’anno di Gasp VI, il più intrigante di questa Età dell’Oro: soltanto quando si sarà concluso, avremo capito sin dove saranno arrivati i limiti della Dea. Ammesso che ne abbia.