Atalanta-Pescara, un testacoda che nasconde molte insidie

Atalanta-Pescara, un testacoda che nasconde molte insidie
18 Marzo 2017 ore 10:00

La difesa peggiore contro quella reduce da sette sberle; Gasperini contro Zeman; 52 punti contro 12. Atalanta-Pescara, prossima sfida in programma per i nerazzurri, è il classico testacoda. In condizioni normali, una partita sarebbe valutata come l’impegno giusto per continuare a rimpinguare la classifica, ma dopo la sconfitta per 7-1 subita a Milano sono parecchi i motivi di interesse per la prestazione della Dea. I temi sono tanti, ne abbiamo scelti tre per provare a giocarla in anticipo e più ci pensiamo e meno siamo convinti che sarà facile.

 

 

Pescara colabrodo, 63 gol presi. Domenica a Bergamo si affrontano la peggior difesa del campionato e quella che è reduce da un passivo che normalmente, in Serie A, non si vede (quasi) mai. Il Pescara ha perso praticamente contro tutti e prendendo spesso anche valanghe di reti, adesso che è arrivato Zeman il concetto di copertura difensiva è ancora meno centrale nelle valutazioni tattiche ed è palese che con questo passo non solo gli abruzzesi retrocederanno in B, ma lo faranno con il bottino di punti fatti (pochissimi) e di gol presi (tantissimi) forse più incredibile degli ultimi decenni. Dal canto suo, l’Atalanta ha scritto la scorsa settimana una pagina storica del calcio italiano: non abbiamo approfondito in modo completo, ma cinque gol presi in 17′ minuti sono probabilmente un record negativo che nessuno aveva mai raggiunto. Il rischio di veder minate le certezze costruite in mesi nel breve volgere di un ampio quarto d’ora è da tenere in considerazione, ma sulla bilancia bisogna anche mettere le 12 partite (su 28) in cui l’Atalanta è scesa in campo senza subire gol. Ed è successo anche contro le big, mica solo con le ultime della classe.

 

 

Gasperini-Zeman, elogio al calcio. Uno dei motivi di maggior interesse per la gara di domenica è l’assoluta volontà dei due tecnici di mandare in campo le proprie squadre con l’idea, l’obiettivo e la volontà di giocare a calcio. Il boemo Zeman, tecnico degli abruzzesi da poco chiamato a sostituire Oddo, è l’estremizzazione del concetto di calcio all’attacco: la linea difensiva, fosse per lui, la porterebbe ai 70 metri con undici giocatori (portiere compreso) concentrati su come fare gol agli avversari. Negli anni, i risultati ottenuti hanno sempre confermato che (storico Foggia a parte) con l’approccio di Zeman non si arriva molto lontano e il Pescara ha subito visto cinque gol segnati al Genoa e poi tante altre pesanti sconfitte. Gasperini, in avvio di stagione, dava un po’ la sensazione di essere uno sbarazzino e battagliero nella trequarti avversaria, ma appena gli equilibri difensivi sono stati sistemati hanno iniziato ad arrivare risultati positivi e ottime prestazioni una dietro l’altra, con buona pace di chi ha sempre applaudito (a ragione) il suo gioco d’attacco dimenticandosi di sottolineare come anche davanti al proprio portiere i giocatori della difesa di Gasp sono spesso grandi protettori della porta.

 

 

Sogni ed incubi: 52 punti contro 12. La classifica è comunque abbastanza eloquente e dice che le due squadre vivono su mondi paralleli. L’Atalanta ha stabilito contro la Fiorentina il suo record di punti in Serie A (eguagliando Colantuono del 2011/2012) e da qui a fine stagione l’obiettivo è quello di arrivare talmente in alto da poter rivivere il sogno europeo. Le motivazioni della piazza e dei giocatori sono totali, mancano dieci partite che sono viste come tante finali e ogni settimana ci sono dettagli, aneddoti, particolari e statistiche che confermano quanto sia magnifica la cavalcata nerazzurra. Il Pescara è adagiato invece sul fondo della classifica, ha appena 12 punti e la proiezione a fine campionato racconta di una squadra che, se continuasse con questa media, arriverebbe a quota 16-17 punti in 38 giornate. Nemmeno negli incubi più brutti una formazione del massimo campionato di Serie A potrebbe immaginare di fare tanta fatica. I giocatori vanno in campo sapendo che in questa fase è forse più importante per loro dimostrare di essere all’altezza piuttosto che immaginare una risalita: le motivazioni di squadra, alla lunga, sono comunque determinanti.

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