5 critiche alle parole di Marotta su Spinazzola e il Papu Gomez

5 critiche alle parole di Marotta su Spinazzola e il Papu Gomez
Atalanta 31 Agosto 2017 ore 10:48

Alla vigilia dell’ultimo giorno di mercato avremmo voluto concentrarci solo sui 4.4.72 abbonamenti per l’Europa League sottoscritti nel giro di sole otto ore, esaltando il grande amore della gente per la Dea. Invece ci tocca parlare, ancora una volta, di Spinazzola, della Juve e di Marotta. Il direttore generale della Juventus è evidentemente irritato dal fatto che l’Atalanta non molli la presa sull’esterno di Foligno, e da Milano il dirigente bianconero ha parlato a Sky e ha rilasciato queste dichiarazioni.

 

Senza tornare su una questione che ormai ha stancato tutti quanti e ribadendo che il giocatore non si muove, è doveroso fare alcune precisazioni: i dettagli sono importanti, sempre e comunque.

  1. Le radici di Spinazzola tra Foligno e Siena. Direttore Marotta, perché parla di Spinazzola come di un ragazzo cresciuto nel settore giovanile della Juventus? Leonardo Spinazzola ha iniziato a giocare nella Virtus Foligno all’età di 6 anni ed è rimasto in quella società fino ai 14 anni quando lo acquistò il Siena. Dopo tre anni in Toscana, la Juventus, nel 2010, lo ha acquistato all’età di 17 anni e con i ragazzi della Primavera giocò solo due stagioni prima di iniziare il suo pellegrinaggio tra Empoli, Lanciano, Siena, Atalanta, Vicenza, Perugia e di nuovo Atalanta. La favoletta del “figliol prodigo”, francamente, non regge.
  2. Spinazzola ha un regolare contratto con l’Atalanta. Come mai, direttore Marotta, lei parla di un ragazzo che ha la possibilità di indossare la maglia della Juventus e poi dice anche che «forti di un impegno che abbiamo preso con l’Atalanta e che intendiamo rispettare, questa cosa non è fattibile»? La questione è ben diversa: non è la Juve che intende rispettare un impegno, è l’Atalanta che non intende rompere un contratto regolarmente sottoscritto. Dunque Spinazzola resta a Bergamo perché la società nerazzurra non arretra di un millimetro dalla sua posizione nonostante tutto il baccano che giocatore, entourage e media hanno messo in piedi. A pochi giorni dall’avvio del campionato, per di più.
  3. Il giusto invito per Spinazzola. Direttore Marotta, lei invita Spinazzola ad avere calma e tranquillità perché la Juventus avrà fiducia in lui anche l’anno prossimo: non dimentica una parte fondamentale del ragionamento? Per una società importante come la Juventus, sarebbe più giusto invitare Spinazzola a rispettare lo spogliatoio dell’Atalanta, l’allenatore che lo ha fatto diventare grande e una società che ha creduto in lui dopo un buon campionato a Perugia, non al Barcellona. Questo rispetto si traduce in ciò che un professionista serio (anche se aspetta il treno della sua vita) dovrebbe sempre fare: allenamenti al massimo, risposta alle convocazioni e impegno totale nelle partite.
  4. L’invito a Gomez e il richiamo alla responsabilità. Durante la sua intervista a Sky, direttore Marotta, ha invitato il capitano dell’Atalanta ad un comportamento più responsabile perché «certi messaggi vanno interpretati e non solo letti» e l’interpretazione «è quella di un capitano che richiama un suo compagno per qualcosa che non ha fatto». È curioso sentire un invito del direttore generale della Juventus al capitano dell’Atalanta per alcuni post su Instagram riferiti (forse, visto che Gomez ha smentito) ad un giocatore dell’Atalanta di proprietà della Juve. Casomai, un richiamo del genere dovrebbero farlo i Percassi, non lei: come la prenderebbe se un dirigente di un’altra società si mettesse a commentare quello che è successo nello spogliatoio di Cardiff la sera della finale di Champions? Oppure, siccome si tratta di un giocatore della Juventus, vale tutto? Detto questo, che un capitano parli di comportamenti di un compagno non esattamente professionali non sarebbe solo giusto, ma addirittura sacrosanto.
  5. I corsi per capitani e l’icona Buffon. Nell’ultima parte del suo intervento, direttore Marotta, allude a corsi per capitani a cui dovrebbe partecipare il Papu Gomez. In alternativa, lei dice che lo stesso numero 10 dovrebbe prendere lezioni da un capitano vero come Gigi Buffon. Abbiamo massimo rispetto per il capitano della Nazionale Italiana e della Juventus, ma come tutti i calciatori anche Buffon è incappato in alcuni errori più o meno gravi nel passato. Ci sono però un paio di episodi che, ci permetta, speriamo non vengano insegnati a Gomez. Come quando nel 2012, a San Siro, Buffon parò il pallone di Muntari almeno un metro dentro la porta e dichiarò candidamente: «Se mi fossi accorto che la palla era entrata, non lo avrei detto all’arbitro». Oppure quando il capitano bianconero disse che a volte «sono meglio due feriti che un morto» alludendo alla bontà di un pareggio mentre si parlava di scommesse. Insomma, se permette, noi ci teniamo il Papu. Lei si tenga pure Buffon.