Tra passato e presente

Alla scoperta dell’Ajax, concorrente della Dea per la qualificazione agli ottavi di Champions

Alla scoperta dell’Ajax, concorrente della Dea per la qualificazione agli ottavi di Champions
06 Ottobre 2020 ore 08:00

Riprovarci. Con questo spirito l’Atalanta di Gasperini, reduce da una memorabile stagione europea culminata con l’approdo ai quarti di finale di Champions e una semifinale sfuggita per un non nulla, affronterà la nuova stagione nella massima manifestazione per club del Vecchio Continente. Il primo passo ufficiale, in tal senso, si è consumato pochi giorni fa col sacro rito del sorteggio. E il girone nella quale la Dea è stata inclusa, non può far tornare alla mente quello della passata stagione: il Liverpool, come era il City di Guardiola lo scorso anno, è la squadra che, in linea teorica, dovrebbe dominare il girone; il Midtjylland, al pari della Dinamo Zagabria, dovrebbe essere la vittima sacrificale, mentre l’Ajax dovrebbe contendere ai nerazzurri l’accesso agli ottavi come fece, nella stagione appena andata in archivio, lo Shakthar.

La nuova politica del club olandese: non solo il lancio di giovani talenti

Un paragone, quello tra olandesi e ucraini, degno di un sito comparatore di casino, dove si può scegliere il broker più conveniente e sfidare la fortuna in modo sicuro e divertente. Se il nome Ajax, per il blasone e la storia che incorpora, fa sicuramente tremare i polsi maggiormente del pur rispettabile Shakhtar, che non va dimenticato ha vinto una coppa europea in un’epoca più recente rispetto all’ultimo alloro continentale dei lancieri, è fuor di dubbio che la squadra di Amsterdam non sia la stessa di quella di due anni fa. Di quel bellissimo Ajax, che estromise la Juventus ai quarti di finale e sfiorò l’accesso alla finalissima contro il Liverpool, che avrebbe meritato per quanto esibito sul rettangolo verde nella doppia semifinale contro il Tottenham, è rimasto ben poco. Nel corso degli ultimi ventiquattro mesi, infatti, molti protagonisti di quella impresa hanno salutato l’Olanda: De Ligt, Schone, de Jong, Ziyech, van de Beek, Veltman e Dest non fanno più parte dell’undici biancorosso.

La squadra, quindi, è radicalmente mutata. E come avvenuto tre anni fa con gli arrivi di Blind e Tadic, giocatori formati e navigati, la politica societaria dell’Ajax è rimasta la stessa: acquisto di giovani promesse abbinato a quello di giocatori ormai rodati. Un cambio di rotta piuttosto significativo in seno al club olandese, storicamente avvezzo al lancio di talenti e al reinvestimento delle cifre incassate nell’acquisizione di giocatori da formare. Oltre all’arrivo di promesse del calcio mondiale, come Marin (assai deludente la scorsa stagione e approdato quest’anno a Cagliari in prestito con diritto di riscatto), Alvarez, Martinez, Kadus e Antony, quest’ultimo autore di un promettentissimo avvio di stagione dopo aver ben impressionato con la maglia del San Paolo, ad Amsterdam sono sbarcati giocatori formati come Babel (tornato al Galatasaray per fine prestito), Stekelenburg e Quincy Promes.

Erik ten Hag, il principale artefice del rilancio dei lancieri ai massimi livelli continentali

Di queste nuova condotta societaria ne ha beneficiato Erik ten Hag, tecnico dei lancieri e artefice della rinascita ai massimi livelli dell’Ajax. Formatosi come tecnico nelle giovanili del Twente, dove ricoprì poi il ruolo di viceallenatore per tre anni, iniziò a respirare il grande calcio, sempre nel ruolo di assistant-coach, nel PSV Eindhoven. Dopo una buona esperienza da primo allenatore in un club minore olandese, il Go Ahead Eagles, ten Hag approdò in Germania. Approdare in un grande club come il Bayern, seppur per ricoprire il ruolo di allenatore della squadra Amateur, non ha fatto altro che aumentare la consapevolezza dell’allenatore olandese. In quella esperienza, durata un biennio, Erik ha avuto modo di rapportarsi quotidianamente con un mostro sacro come Pep Guardiola ed esserne influenzato, positivamente, dalle innovative idee del tecnico catalano.

Il suo Ajax, oggi, esprime un calcio moderno e avvincente, basato su un 4-2-3-1 che si rifà ai principi storici del calcio di club di Amsterdam. Il punto di forza della squadra olandese è sicuramente la fase offensiva, che si sviluppa con trame innescate da un centrocampo che fa della creatività il proprio punto di forza e di un attacco ricco di tecnica e imprevedibilità. Ma l’Atalanta ammirata in questo 2020, pur con tutto il rispetto della compagine olandese, non proprio impeccabile in fase difensiva, ha tutte le carte in regola per strappare il pass per gli ottavi. E rivivere le stesse grandi emozioni della passata stagione.

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