Atalanta

La società e i giornalisti Tre altolà in un mese

La società e i giornalisti Tre altolà in un mese
Atalanta 05 Settembre 2014 ore 12:00

Il mestiere del giornalista non è semplice quando devi tenere sempre l’acceleratore al massimo. Si cercano le notizie ad effetto, si gioca con i virgolettati e si ricostruiscono situazioni. L’errore però è dietro l’angolo, tante volte basta poco per sbagliare e negli ultimi 30 giorni è successo per ben 3 volte che l’Atalanta sia intervenuta per smentire. Per chiarire. Per mettere in chiaro situazioni che, per come erano state dipinte, non rispondevano a verità.

Il primo episodio risale al 6 agosto scorso. Nel giorno della presentazione alla stampa del nuovo responsabile dell’area tecnica Giovanni Sartori, il Corriere della Sera edizione Bergamo pubblica un articolo dal titolo “Cesena, mercato e Denis in ritardo. Marino, i perché del grande gelo”. Nel pezzo a firma Andrea Losapio, si legge di presunte incomprensioni tra il direttore generale PierPaolo Marino e la proprietà sia per il canale preferenziale instaurato con il Cesena che, soprattutto, per un periodo extra di vacanza accordato a German Denis.

Sul giornale si legge testualmente «Non è dato sapere se il comportamento di Denis abbia infastidito la dirigenza, ma è stato Marino a concedere un paio di settimane di riposo extra al Tanque, spedendo il preparatore atletico Moranda in Sudamerica. Un costo in più per il bilancio (che già deve sopportare tanti ingaggi e difficoltà a cedere), ufficialmente perché Denis potesse rimanere vicino alla moglie incinta del quarto figlio. In realtà l’attaccante è stato avvistato da solo in Brasile per seguire i Mondiali».

Durante la presentazione, il presidente Antonio Percassi definì “vergognoso” quanto scritto e venne svelato il reale motivo per cui al centravanti argentino furono concessi giorni aggiuntivi di “vacanza”. «Il figlio di Denis appena venuto alla luce, Benjamin, aveva grossi problemi di salute. La situazione era molto delicata, il giocatore ha avvisato Colantuono che subito ha informato la società. Ci siamo prodigati per mandare un preparatore che lo affiancasse ma subito abbiamo detto al giocatore di stare vicino a moglie e figlio. Scrivere certe cose è assolutamente vergognoso». Il giornalista, presente in sala stampa, si scusò subito per l’errore e anche sul quotidiano, la mattina seguente, uscì un articolo di scuse a firma del responsabile della redazione Fabio Finazzi.

Il secondo episodio, sempre con il Corriere della Sera protagonista, risale al giorno di Ferragosto. Nel pezzo a firma Donatella Tiraboschi, si leggono le parole del neo direttore dell’area tecnica Giovanni Sartori. Il titolo è eloquente: “Sartori e il mercato nerazzurro. «Due big in vendita al rush finale»”. Tra le altre dichiarazioni, si legge: «La rosa dell’Atalanta è tutto sommato snella, soprattutto se rapportata ad altre squadre. In entrata posso solo dire che abbiamo dato una buona accelerata su Estigarribia. In uscita faremo un paio di operazioni, sui tre big nerazzurri. La situazione è in stand-by, ma il momento clou che si concentrerà negli ultimi giorni di agosto».

La sera successiva, sabato 16 agosto, al Comunale si gioca l’amichevole Atalanta – Chievo. Dopo la gara, Sartori prende la parola per commentare l’andamento dell’incontro, ma nelle sue parole c’è una precisazione importante. «Ci tengo a chiarire una cosa. Mi sono state attribuite parole che non ho detto: ho parlato di due cessioni, non ho detto che partiranno due big. Questo lo disse il presidente Percassi nel giorno della mia presentazione». Una smentita convinta, lo sviluppo del mercato ha poi portato effettivamente Consigli e Bonaventura a lasciare l’Atalanta, ma quel giorno i virgolettati attribuiti al dirigente orobico non erano rispondenti al vero.

L’ultimo episodio è di questa mattina, venerdì 5 settembre. A pagina 56 de “L’eco di Bergamo” è pubblicata una lettera di Mario Volpi, commercialista di fiducia della famiglia Percassi nonché Consigliere di Amministrazione dell’Atalanta. La missiva risponde ad un articolo scritto da Pietro Serina nella giornata di giovedì 4 settembre dal titolo “Quei conti impossibili riscritti a piacimento” in cui si evidenziava una sostanziale impossibilità di facile lettura delle operazioni di mercato dal punto di vista economico.

Volpi, nella lettera al direttore Giorgio Gandola, scrive: "L’articolista afferma che «fare i conti della campagna acquisti (e cessioni) dell’Atalanta chiusa lunedì sera è quantomeno un azzardo. Ben che vada si rischia di fare brutta figura». Questo perché «nel calcio di oggi non è più possibile fare seriamente i conti. Sono ormai troppe le variabili: artifici contabili […], provvigioni deviate sui costi, etc. [… ]». E così via, in un crescendo di considerazioni  che culminano in un finale che già il titolo lasciava presagire: «vedremo il bilancio, ma servirà a poco. Nei bilanci delle società di calcio i conti si scrivono e riscrivono a piacimento»".

E ancora: “Sono osservazioni lesive della onorabilità e della reputazione di Atalanta. Le posso assicurare che i bilanci dell’Atalanta non vengono «scritti e riscritti a piacimento» e non sono frutto di «artifici contabili». Sono bilanci veritieri e trasparenti,redatti nella più stretta osservanza della normativa di legge e degli applicabili principi contabili con la collaborazione di professionisti seri e scrupolosi, passati al vaglio del Collegio Sindacale e della Società di Revisione, da ultimo oggetto del più stretto controllo da parte della Commissione di vigilanza sulle società di calcio professionistiche(COVISOC): le considerazioni contenute nell’articolo sono anche una mancanza di rispetto a tutte queste persone. Se Serina, ed è comprensibile, ha bisogno di delucidazioni per districarsi in un mondo (quello dei dati  contabili delle società di calcio) che richiede conoscenze specifiche, potrà sempre contare sulla nostra collaborazione. Ma a nessuno Atalanta può consentire di mettere in discussione la serietà e la correttezza dei dati e dei bilanci forniti all’esterno da essa stessa e dalle società tutte del Gruppo di cui fa parte”.

Subito dopo la lettera del Dottor Volpi viene pubblicata la risposta di Pietro Serina che parla di malinteso e spiega alcuni passaggi del suo pezzo che avevano un senso diverso rispetto a quello recepito.

È un mestiere difficile quello del giornalista, ma per l’Atalanta (e non solo) le notizie devono essere notizie, cioè verificate, e le parole sono importanti.

 

 

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