Facciamo chiarezza

Atalanta agli americani? Vi spieghiamo perché in realtà la squadra resta bergamasca

Quello di Pagliuca & Co. è un investimento, non un'acquisizione. A convincerli sono stati i risultati, i bilanci e la proprietà dello stadio

Atalanta agli americani? Vi spieghiamo perché in realtà la squadra resta bergamasca
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di Andrea Rossetti

«Per l’Atalanta il futuro sembra roseo. Conosciuta come la “Regina delle provinciali” per la sua capacità di nuotare abilmente tra gli squali della Serie A, quei giorni sembrano oggi essere superati. Ora tutto è pronto perché l’Atalanta diventi lei stessa uno squalo. E questa è una buona cosa per la Serie A». Queste righe chiudono un articolo pubblicato nei giorni scorsi su Forbes, storica e stimata rivista americana ritenuta tra le più attendibili in tema di finanza, industria e investimenti.

Al di là dell’oceano Atlantico, dunque, hanno accolto con stupore (sempre Forbes scrive: «La notizia è arrivata dal nulla ed è stata più che inaspettata») ed entusiasmo l’ingresso di una cordata statunitense, “capitanata” da Stephen Pagliuca, nel club bergamasco. Reazioni decisamente più entusiaste di quelle che sono invece arrivate da Bergamo: in tifosi e opinione pubblica, infatti, ha prevalso lo stordimento per una notizia piombata come un fulmine a ciel sereno e di una tale portata che ancora deve essere “digerita”.

I soci americani

Innanzitutto, i fatti: un gruppo di investitori americani ha acquisito il 55 per cento delle quote dell’Atalanta che erano in mano a La Dea Srl, società della famiglia Percassi che, a sua volta, detiene l’86 per cento circa del capitale complessivo nerazzurro. Il restante 14 per cento è invece suddiviso tra una serie di altri “piccoli” azionisti, per lo più bergamaschi. A capo di questo gruppo di investitori americani c’è appunto Stephen Pagliuca, co-proprietario dei Boston Celtics (storica e vincente franchigia della Nba) e co-presidente del fondo Bain Capital, uno dei più importanti e potenti al mondo.

Pagliuca non è un “riccone” qualunque. Nel mondo della finanza a stelle e strisce è considerato un pezzo grosso, un investitore attento e lungimirante, grande appassionato di sport. La sua storia nei Boston Celtics sintetizza perfettamente tutto questo: ci ha investito ormai decenni fa con una piccola quota, convinto di poter aiutare la franchigia (e l’Nba in generale) a diventare uno dei brand sportivi più potenti al mondo. Ora la sua quota vale circa quaranta volte di più e il brand Celtics è stimato circa cinque miliardi di dollari.

Perché proprio l’Atalanta?

Lo sbarco nel calcio italiano di Pagliuca è apparso come inaspettato, ma dall’America raccontano di come fosse, in realtà, previsto. Il co-presidente (nonché co-fondatore) del fondo Bain Capital, infatti, non ha mai nascosto di ritenere il calcio europeo una grande occasione di business per la finanza americana. Non è un caso che proprio Bain Capital, un paio di anni fa, fu il concorrente di CVC Capital Partners nella partita (finita poi in un nulla di fatto) per l’ingresso dei fondi di private equity nella Serie A.

Ma perché proprio l’Atalanta? È questa la domanda che tifosi, così come i semplici osservatori, si pongono. E sebbene una risposta ufficiale non ci sia, Forbes non ha dubbi: ad aver convinto Pagliuca sono stati i risultati sportivi della Dea negli ultimi anni abbinati agli incredibili (per il mondo del calcio) risultati economici. Attualmente, a livello europeo, non c’è alcun club (neppure i più potenti e vincenti) in grado di vantare prestazioni tanto positive sul terreno di gioco e bilanci in attivo. Non solo: l’Atalanta è uno dei pochissimi club italiani a vantare, oltre a un centro sportivo, anche uno stadio di proprietà, elemento ritenuto fondamentale nel mondo finanziario a stelle e strisce (come hanno dimostrato e dimostrano le “battaglie” di James Pallotta e Rocco Commisso a Roma e Firenze).

Investimento, non acquisizione

Pagliuca, dunque, ha ritenuto l’Atalanta il perfetto club su cui investire. E va sottolineato “investire”, non “acquisire”. Perché, a differenza delle altre realtà americane che sono sbarcate nel calcio italiano, Pagliuca e i suoi soci non hanno acquisito l’Atalanta, ma ne hanno comprato una quota consistente, maggioritaria, stringendo però un legame di partnership con la famiglia Percassi e lasciando Antonio e Luca nei rispettivi ruoli di presidente e amministratore delegato.

In particolare, è la figura di Luca Percassi ad assumere speciale rilevanza in questa nuova struttura societaria: di anno in anno, infatti, il figlio dell’imprenditore di Clusone ha saputo costruirsi una credibilità fortissima. In Italia è unanimemente riconosciuto come uno dei dirigenti calcistici più capaci (non è un caso che sia stato recentemente nominato vicepresidente della Lega di Serie A) e ha saputo tessere importanti relazioni anche a livello internazionale, sia attraverso il mercato sia attraverso conoscenze legate alla sua esperienza giovanile come calciatore del Chelsea. Gli straordinari risultati ottenuti dall’Atalanta, in campo così come nei libri contabili, non fanno altro che confermare tutto questo.

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