Chi darà una scossa alla Dea? Salvarsi (così) non basta

Chi darà una scossa alla Dea? Salvarsi (così) non basta
Atalanta 01 Marzo 2016 ore 09:39

L’aspetto più negativo del momento atalantino è la completa mancanza di entusiasmo dell’ambiente. Prima della gara di Modena contro il Carpi in tanti hanno provato ad alzare la tensione, i tifosi si aspettavano una bella risposta sul piano della grinta e dell’orgoglio e gli stessi giocatori volevano il cambio di rotta. Tra la teoria e la pratica, tuttavia, c’è di mezzo il mare: in questo momento la buona classifica (7 punti di vantaggio sulla terz’ultima che valgono 8) conta quasi zero se rapportata allo stato d’animo di una tifoseria che a dicembre sognava l’Europa.

 

Carpi-Atalanta

 

La salvezza è il vero scudetto: mai dimenticarlo. Prima di ragionare sull’entusiasmo ormai sparito della piazza, occorre essere pragmatici. L’Atalanta, ogni anno, parte prima di tutto per salvarsi. Da questo punto di vista il gruppo è pienamente in linea con i programmi. Puoi arrivarci con tante vittorie o con una serie di pareggini brutti e noiosi, vincendone tante all’inizio e nessuna per mesi, oppure grazie anche agli scontri diretti che fanno fuori qualche concorrente. Non è importante, i conti si fanno alla fine e la vittoria vale tre punti a ottobre come a marzo. Quindi animo: 30 punti in 27 giornate possono valere, in prospettiva, 42 punti a fine campionato. Cioè la salvezza.

Che piaccia o no, per l’Atalanta è più importante arrivare a 10 salvezze consecutive piuttosto che fare una qualificazione al turno preliminare di Europa League. Almeno fino a quando un’eventuale trofeo internazionale non si potrà giocare a Bergamo. Già, perché il dettaglio non è secondario: a Bergamo bisognerebbe attendere la fine della ristrutturazione del Comunale. Se l’Atalanta dovesse andare in Europa si dovrebbe trasferire da qualche altra parte per giocarla, magari a Modena. Sassuolo, Torino, Genoa, Sampdoria e quasi tutte le altre in gioco hanno un impianto già (quasi) a norma. Anche perché 10 salvezze di fila sono circa 300 milioni di euro in 10 anni dai diritti tv, una manna dal cielo che dà ulteriori garanzie al futuro. Con quella attuale, siamo a quota 5. E i conti sono a posto, la società è solida e Zingonia migliora.

 

Carpi-Atalanta

 

Atalanta significa amore e attaccamento alla maglia. Dal punto di vista meramente economico e di bilancio, i ragionamenti di cui sopra sono ineccepibili. Però l’Atalanta non è il Chievo o l’Empoli, a Bergamo c’è un ambiente esattamente opposto a tante piazze, dunque non si può non tener conto dei segnali che arrivano dalla gente. La passione orobica è qualcosa di unico, qui ci sono tifosi che dopo una vittoria sul campo della Roma accolgono la squadra con i fuochi d’artificio a Zingonia, e che negli anni passati hanno addirittura applaudito una retrocessione (era il 2005) perché hanno visto una squadra sgangherata lottare alla morte fino alla fine, pur non avendo mai avuto la reale possibilità di salvarsi.

Il tifoso bergamasco è così, passionale e innamorato perso della sua Atalanta. Preferisce vedere in campo uno che sputa l’anima con i piedi quadrati piuttosto che il fighetto con i capelli perfetti che non mette mai la gamba. Esaltava Rustico, applaudiva Makinwa e, anni dopo Inzaghi, si è esaltato per i 16 gol di Denis al termine di una stagione che doveva essere da incubo. Le salvezze tranquille sono di solito digerite solo grazie a qualche bel successo contro le big del campionato, perché ogni scarica di adrenalina è quasi necessaria per mantenere acceso il fuoco della passione. Bergamo e l’Atalanta sono diverse da quasi tutte le altre piazze provinciali del campionato.

 

Carpi-Atalanta

 

Via la paura, ora servono segnali e non punti. Nel dopo gara di Modena, è arrivata la conferma: l’Atalanta di oggi è bloccata dalla paura. I giocatori non azzardano la giocata, restano compatti e bloccati per rischiare pochissimo. Da un certo punto di vista l’atteggiamento è anche dettato dalle gare: se si fosse perso con Frosinone e Carpi come accaduto col Verona la situazione sarebbe precipitata. La presenza del presidente Antonio Percassi a Modena è significativa, il numero 1 atalantino ha voluto essere vicino alla squadra nel giorno che poteva essere decisivo per la salvezza e non può non aver visto quanto i giocatori in campo giochino con la paura addosso.

Ora però arrivano le sfide con Juve in casa e Lazio in trasferta, e visto il margine di sicurezza sulla zona rossa è bene gettare la maschera. Per riaccendere l’ambiente, per svoltare più dal punto di vista psicologico che matematico, serve una prova di grande ardore. A viso aperto, contro formazioni più forti bisogna dare un segnale a tutta la piazza. Perché il risultato in certi casi conta molto meno della risposta del campo. Ed è di quella che oggi il pubblico ha bisogno. Se con la Juve arriva una sconfitta, quasi nessuno avrà da recriminare. Se nei 95 minuti la squadra venderà cara la pelle e metterà in difficoltà la squadra più forte del campionato sarà come aver vinto.

Atalanta padrona del suo destino. Marzo è appena iniziato e, fortunatamente, l’Atalanta è completamente padrona del suo destino. Mancano 11 partite e basterebbero, forse, solo 2 vittorie per chiudere i conti dal punto di vista matematico. A Bergamo devono arrivare Juventus, Bologna, Milan, Roma, Chievo e Udinese mentre in trasferta si andrà sul campo di Lazio, Torino, Palermo, Napoli e Genoa: difficile davvero perderle tutte, né si potrà chiudere l’intero girone di ritorno senza vincere mai. Quindi è tutto nelle mani della Dea. Forti della settima difesa del campionato (al pari di Sassuolo e Bologna, dietro solo alle big) urge ritrovare qualche idea che dia brio all’attacco. Logica e nomi scontati hanno portato finora ad una penuria offensiva che è diventata ormai cronica, da Reja ci si aspettano guizzi e magari pure qualche scelta un po’ illogica, ma che dia una scossa. E magari riconquisti una piazza.

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