Sì, Bastoni andrà all'Inter (Tranquilli, tra due anni)

Sì, Bastoni andrà all'Inter (Tranquilli, tra due anni)
Atalanta 24 Agosto 2017 ore 10:31

Alessandro Bastoni, difensore classe 1999 che ha vinto uno scudetto Allievi con l’Atalanta nel 2016, sarebbe ormai prossimo alla cessione all'Inter. Detta così, la notizia prende un po’ in contropiede e qualche tifoso sui social ha pure mostrato parecchio risentimento, ma basta contestualizzare, approfondire e leggere in modo completo la situazione per capire che nel giro di poche ore l’Atalanta si è garantita il futuro con un altro grande colpo di mercato.

Da Spinazzola a Bastoni: 24 ore da applausi. Dopo la risoluzione della questione Spinazzola nella giornata di martedì con la permanenza dell’esterno di Foligno a Bergamo, radiomercato ha prepotentemente rilanciato la chiusura dell’affare Bastoni con l’Inter. La formula è la stessa di Caldara ovvero vendita adesso, ma passaggio alla squadra che compra il cartellino soltanto tra due anni: Alessandro Bastoni andrà all'Inter al termine del campionato 2018/2019. Riproporre e ripensare ad un prestito biennale dopo che l’Atalanta ha dimostrato di tener duro contro la Juventus che voleva rompere i patti per Spinazzola è molto significativo.

I contorni economici dell’operazione sono ancora da chiarire, ma più fonti confermano che si parla di dieci milioni di euro più una serie di bonus legati a presenze e altri parametri più o meno difficili, per un possibile introito complessivo che nei prossimi anni potrebbe arrivare a toccare quota diciotto milioni di euro. Considerato che stiamo parlando di un contratto molto complesso, è difficile avere un quadro netto della situazione ma è chiaro che con tre presenze in serie A e 153 minuti ufficiali giocati, anche "solo" dieci milioni per un ragazzo che oggi è il sesto difensore della rosa della Dea sono qualcosa di sensazionale. Dovessero arrivare davvero 16-18 milioni saremmo all'operazione capolavoro.

 

 

I ragazzi del vivaio non sono tutti uguali. La perplessità dei tifosi è sostanzialmente legata a questo: perché cedere un giocatore che ancora non abbiamo visto, rischiando di prendere molto meno del suo potenziale valore? In questo momento, nessuno può stabilire se il prezzo di mercato di Bastoni sia un milione, 10 milioni o 100 milioni. Se ci si basasse solo sulle presenze forse saremmo molto più vicini al milione che ai 10 milioni, ma se si valutano le potenzialità e le prospettive è chiaro che la stima si alza. Il campo delle ipotesi è però troppo ampio.

In questi casi, ci sono due strade: accettare la proposta oppure no. Se l’Atalanta ha deciso di andare avanti è perché evidentemente sono state fatte valutazioni tecniche, tattiche e comportamentali che hanno convinto i dirigenti a portare avanti un’operazione di questo tipo. Attualmente la Dea ha in rosa quattro difensori di proprietà per tre posti (Toloi, Masiello, Palomino e Mancini) più Caldara, che fino a giugno sarà a disposizione, e Bastoni, ultimo della lista. Il giovane da far crescere è stato forse individuato in Mancini (classe 1997, già un campionato di B alle spalle), mentre per Bastoni si è scelto diversamente da quello che, ad esempio, si è fatto con Capone e Latte finiti a Pescara solo in prestito.

 

 

Napoli, Juventus, Milan e Inter: la Dea lavora con tutti. A priori sembra che ogni prodotto del vivaio atalantino ceduto senza cento presenze a Bergamo sia uno scandalo. Poi capita che Grassi passi al Napoli per nove milioni e le uniche presenze che riesce a fare dopo la cessione sono quelle (in prestito) sempre con la Dea. Quando Gagliardini è andato all’Inter nel gennaio 2017 sembrava che il campionato dell’Atalanta rischiasse di essere compromesso e invece chi è rimasto ha trascinato la squadra in Europa. Nel momento in cui Caldara è stato ceduto qualcuno insinuava che "avrebbe tirato indietro la gamba": venti giorni dopo, a Napoli, segnò la doppietta decisiva.

La verità è che i dirigenti atalantini da almeno un paio d’anni stanno lavorando con grande profitto con le quattro squadre più importanti e con soldi (veri) da spendere della nostra serie A. Grassi, Gagliardini, Caldara, Spinazzola, Kessiè, Conti e adesso Bastoni rappresentano generazioni diverse di giocatori che sono cresciuti nel vivaio prima di spiccare il volo. L’Atalanta ha monetizzato, ha tenuto duro sui prestiti senza farsi mettere i piedi in testa (Grassi non andò ad Empoli perché serviva qui, idem Spinazzola) e i dirigenti sono pure riusciti ad avere in prestito o come contropartite o ancora come acquisti definitivi giovani di grande prospettiva. Orsolini, Vido e Pessina hanno giocato da protagonisti al Mondiale Under 20 e sono tutti del 1997. Con queste operazioni la società mantiene ottimi rapporti con le big italiane, non si fa mettere all'angolo quando qualcuno fa i capricci (Conti li ha fatti, ma il Milan lo ha profumatamente pagato all'Atalanta) e nessuno può dire che le scelte fatte finora siano andate nella direzione di indebolire la squadra. I soldi incassati sono stati reinvestiti, la società è solida e anche con la cessione di Bastoni siamo sicuri che l’Atalanta continuerà ad essere competitiva.