Atalanta

Sono Battista che in Florida sussurro ai cavalli di tifare Dea

Sono Battista che in Florida sussurro ai cavalli di tifare Dea
Atalanta 04 Febbraio 2015 ore 10:53

Porta in giro i colori nerazzurri, con orgoglio e tantissima passione, nel paradiso di DelRay Beach. Siamo in Florida, Stati Uniti D’America. Miami è circa 90 km a sud, geograficamente parlando siamo all’altezza delle Bahamas e il clima è quello tipico del centro America: Messico e Cuba, tanto per intenderci. Siamo volati fin qui, purtroppo solo idealmente, per raccontare la storia di Battista e di come lui, milanese di Milano, vive l’Atalanta a 7923 km da qui.

«Sono in Florida – racconta Battista - da 5 anni, precisamente a DelRay Beach. Faccio un lavoro un pò particolare che mi porta spesso in giro anche per il Nord America e mi piace tantissimo: alleno e guido cavalli da corsa. In Italia facevo la stessa attività, sempre con i colori nerazzurri addosso ed uno stupendo stemma dell’Atalanta sul dorso della mia divisa. Purtroppo, le regola qui negli Stati Uniti sono molto più stringenti in tema di Copyright e quindi non posso usare sempre lo stemma ma l’importante è portare la Dea nel cuore. Sempre».

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Dunque un tifoso atalantino sfegatato che ha attraversato l’Oceano Atlantico per lavoro e allena cavalli da corsa con i colori nerazzurri sulla divisa. Ma come mai un milanese nato e cresciuto a Milano è diventato un “malato” di Atalanta? Ancora una volta, tutto nacque la sera di Atalanta-Malines, il 20 aprile 1988. Una sconfitta dolorosa arrivata al termine di una serata epica e di una cavalcata da sogno.

«Sono nato e cresciuto a Milano, mio padre però è nativo di Dalmine e mi ha in qualche modo trasmesso la passione per l’Atalanta. Badate bene, lui è tifoso juventino. Dirò di più: è juventino perso. Ebbe la fantastica idea di portarmi a vedere Atalanta-Malines quando avevo solo 8 anni, rimasi davvero molto colpito. Ogni volta che l’Atalanta giocava a San Siro eravamo sugli spalti e, anche se ha cercato in tutti i modi di farmi diventare tifoso della formazione bianconera, non c’è stato verso».

La strada della passione atalantina ormai era segnata, ben presto Battista ha iniziato la sua avventura in Curva Pisani e i ricordi sono tantissimi. «Fin dai 15 anni prendevo pullman o treno e venivo a Bergamo vedere la Dea. Domenica dopo domenica, partita dopo partita ho conosciuto tanti ragazzi dei vecchi Wka e ho vissuto anni bellissimi in casa e in trasferta al fianco della Dea. Stupendo».

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Per chi vive in modo così profondo l’Atalanta, non è assolutamente facile gestire le emozioni stando lontano da Bergamo. «Da qui è dura seguire le partite dell’Atalanta perché non poter essere allo stadio e dare una mano ai ragazzi durante i 90 minuti è veramente qualcosa che mi fa stare male. Divento matto, cerco lo stesso di non perdere mai nessuna notizia e, grazie ad internet, vedo tutte le partite. Indipendentemente dall’orario, siamo 6 ore indietro rispetto all’Italia, sono davanti al monitor e tifo Atalanta. Sempre».

Chi vive lontano non può essere allo stadio ma, ultimamente, anche chi è vicinissimo all’impianto di Viale Giulio Cesare è costretto a vivere l’Atalanta dall’esterno delle cancellate. «La curva è da sempre, per le istituzioni, un problema da risolvere. Nessuno può capire fino in fondo quello che significa per un ultras di Bergamo l’Atalanta. È qualcosa di forte. Incredibilmente emozionante. Siamo sempre stati condannati per qualsiasi cosa anche a priori, sono convinto che gli ultras a Bergamo non cambieranno mai perché viviamo di questo e, personalmente, credo che sia ingiusto definire tutti quanti teppisti».

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Chiudiamo la carrellata di emozioni nerazzurre in salsa americana con qualche pensiero sparso di Battista su Masiello e su Pinilla che domenica ha stregato tutti con la rovesciata vincente che ha regalato il 2-1 contro il Cagliari. «Credo che Masiello sia un ottimo difensore per l’Atalanta, ha certamente sbagliato, ma ha anche pagato e mi piace moltissimo. Quando uscì la storia legata a Doni e al calcio scommesse, tutti lo condannarono ma in troppi si sono scordati quello che Cristiano ha fatto in campo per noi, dunque lascerei perdere le critiche. Pinilla mi piace, ha fatto un gran gol ma avrei puntato su De Luca ad inizio stagione, il mio è un parere da tifoso e siccome le scelte le fa la società che tira fuori i soldi è giusto rispettarle».

Battista, come vedi il finale di stagione e il futuro della Dea? «Penso che il protagonista sarà il gruppo, non credo ci siano singoli che possano fare qualcosa di speciale. Guardando al futuro, sono convinto che fino a quando la Dea non avrà il suo stadio non potrà pensare alle coppe e, di conseguenza, la squadra viene imbastita con l’obiettivo di salvarsi. Va bene così, io dico con il cuore sempre e ovunque forza Atalanta!»