Bellini, Migliaccio, Raimondi I pilastri del gruppo

Bellini, Migliaccio, Raimondi I pilastri del gruppo
25 Luglio 2014 ore 09:59

Il primo gol stagionale l’ha firmato Richmond Boakye, bel colpo di testa su cross dell’altro nuovo arrivo Boukary Dramè. Durante la prima sgambata a Rovetta si sono messi in mostra anche D’Alessandro e Molina, c’è grande curiosità di vedere all’opera la linea verde ma nel gruppo ci sono alcuni uomini, alcuni pilastri, che sono indispensabili per tenere in piedi la nuova Atalanta.

Chi ha giocato a calcio conosce benissimo le dinamiche di un gruppo. Non ci sono soltanto i campioni, quelli che hanno il colpo ad effetto e che possono decidere con una giocata la partita. Certo, loro concretizzano in pochi istanti i novanta minuti di sforzi ma nel resto della gara e più ancora nel resto della settimana servono uomini, prima che campioni. Per l’Atalanta c’è bisogno di pilastri su cui costruire la salvezza, gente che nei momenti difficili mette il cuore, la grinta, la voglia o anche solo la parola giusta al servizio dei compagni.

Durante i 55 minuti di partitella tra Atalanta Azzurra e Atalanta Gialla, Giulio Migliaccio è risultato uno dei migliori. Uomo del mister, uomo spogliatoio sempre pronto ad aiutare i compagni, l’ex viola già nella passata stagione ha dimostrato di esserci sempre nei momenti importanti. A Rovetta, fin dai primi giorni, ogni immagine lo ritrae davanti ai compagni più giovani. “Seguitemi, lottiamo insieme” sembrava scritto nei suoi occhi. L’augurio più grande è quello di stare bene: l’anno scorso si fece male proprio a fine ritiro e da settembre fino a Natale alcune prestazioni magari non positive (pure da centrale difensivo) sono state figlia di quella preparazione interrotta bruscamente.

Da Migliaccio a Bellini, il passo è corto. Ma la pasta è uguale. La nuova vita del difensore di Sarnico (giunto al ritiro numero 17 con l’Atalanta) è al centro della difesa. Uno che potrebbe sedersi sugli allori, che sembra destinato ad una poltrona in società o ad un posto nel settore giovanile per insegnare ai ragazzi e che dopo essere diventato marito sarà presto padre, è sul campo che sputa fatica. Con la moglie in dolce attesa che in un paio di occasioni lo ha osservato dalla tribuna. GianPaolo Bellini è troppo umile per tirarsi indietro, è troppo silenzioso per apparire leader sui giornali, in televisione e sui media ma dentro allo spogliatoio è la classica pietra angolare. Quella da cui parti per costruire, l’uomo che ci mette la faccia quando nessuno ci pensa e che preferisce stare in disparte quando le luci della ribalta (e della grande gioia) si accendono.

Chiudiamo con Cristian Raimondi, un altro che ha l’Atalanta che gli scorre nelle vene. Ha il vantaggio di essere tifoso, è un professionista esemplare nonostante nelle ultime stagioni non sia mai partito con i galloni del titolare. Mai. L’anno scorso per tutto il ritiro ha sudato e sembrava la riserva di Nica. Risultato? Nica è a Cesena, lui ha fatto 30 presenze. E’ arrivato Benalouane a gennaio, e lui ha giocato più avanti. Non è un campione, quest’anno la concorrenza è aumentata ma se anche per lui come per Bellini è arrivato il rinnovo tanto sperato significa che nel gruppo, nello spogliatoio, il suo peso è molto importante.

Ci sono altri giocatori che in campo pesano tantissimo. Denis, Carmona, Cigarini, Maxi, Bonaventura. Ci sono nuovi arrivi da scoprire come Cherubin e Biava oltre ai giovani già citati. Il gruppo di sta formando, serve pazienza ma Stefano Colantuono sa di poter contare su uomini di grandissimo spessore. Migliaccio, Bellini e Raimondi sono una delle garanzie più importanti pensando all’Atalanta che verrà.

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