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Quel salvataggio sulla linea Biava: il segreto è la fame

Quel salvataggio sulla linea Biava: il segreto è la fame
Atalanta 16 Settembre 2014 ore 11:46

Non è un uomo copertina, non è un bomber da 20 gol a stagione e non è un architetto del centrocampo dal piede sopraffino. Anzi. È un marcatore vecchio stile, un bergamasco arcigno dal sorriso gentile che in campo si fa sentire: Giuseppe Biava, 37 anni da Cenate Sotto, è diventato in poco tempo un perno della difesa dell’Atalanta. Lo abbiamo intervistato, chiedendogli come si faccia alla sua età ad essere così sul pezzo, ma anche cercando di dipingere, attraverso 10 domande, l’uomo Giuseppe prima del professionista Biava.

1) Giuseppe, perchè l'Atalanta ha vinto a Cagliari?

Abbiamo vinto perché siamo stati bravi. Prima di tutto a sfruttare le occasioni che il Cagliari ci ha concesso. Poi, nei momenti difficili, a difenderci tutti insieme quando non era semplice gestire le loro folate offensive. Abbiamo preparato bene la gara in settimana e il risultato ci ha premiato. C’è stato anche un pizzico di fortuna, ma credo che non sia un difetto: per vincere le partite serve anche quella.

2) Sei arrivato per dare una mano, sei finito per diventare un titolare fisso. Come te lo spieghi?

Ogni stagione della mia carriera, nella fase iniziale, si assomiglia. Parto sempre senza i favori del pronostico, secondo l’opinione pubblica non sono mai il titolare, ma, fortunatamente, lavorando sul campo riesco a ribaltare le previsioni conquistandomi un posto nell’undici che il mister sceglie dall’inizio. Sono contento, la cosa che mi interessa di più è dare una mano alla squadra e ci sto riuscendo. Avanti così.

3) L'impressione è che Benalouane si fidi ciecamente di te: come ti trovi con lui?

Yohan è un giocatore molto forte. Ha ottime doti atletiche, è veloce e anche tecnicamente non gli manca nulla. Ci troviamo bene, abbiamo un’ottima intesa nonostante ci conosciamo da poco tempo. Però devo dire che anche con altri compagni mi trovo bene, il merito è del mister, perché ci muoviamo da reparto e tutti danno il loro contributo. Credo che sia questa la cosa più importante.

4) Quel salvataggio sulla linea vale come un gol: fortuna o abilità?

Credo che sia istinto. Quando un giocatore si trova davanti al portiere penso subito a dove la palla potrebbe finire e cerco di intervenire. Sau questa volta l’ha toccata piano, sono riuscito ad intercettare il pallone senza fare autorete e liberando proprio sulla riga di porta. È andata bene, bastava una frazione di secondo in più e sarebbe stato gol. Sulla scivolata, fortunatamente, ho avuto semplicemente un crampo che con il caldo si è fatto subito sentire: nessun infortunio, tutto a posto.

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5) Contro attaccanti alti (Toni) o piccolini (Sau) hai vinto sempre tu: qual è il segreto?

Si chiama conoscenza. Uno è alto e grosso, cerca poco la profondità e mette sempre il corpo tra il difensore e il pallone. L’altro è costantemente in movimento, punta sempre la profondità. Se la metti sul piano fisico, il rischio di fare una figuraccia è dietro l’angolo. Conoscendo il loro modo di giocare cerchi di anticipare il pericolo, di limitarlo. Fondamentale, però, è farsi dare una mano dai compagni: lo ripeto, se ti muovi da reparto è molto più semplice gestire ogni cosa, più compagni ci sono e più ti senti sicuro.

6) Senza fare adesso inutili voli pindarici, tu che ci sei passato con la Lazio puoi certamente saperlo: che caratteristiche deve avere un gruppo per puntare davvero all'Europa?

Credo che la continuità sia fondamentale. In casa i punti l’Atalanta li ha sempre fatti, la chiave potrebbe essere quella di cercare sempre di alimentare la classifica anche lontano dal Comunale. Vincere su campi difficili come quello di Cagliari, strappare pareggi in casa di squadre complicate, provando sempre ad allungare le strisce di risultati utili è fondamentale. Anche quando non li meriti. Costanza e continuità: così puoi provare a lottare con quelle che davvero puntano ad andare in Europa: ci sono solo sei posti e tante compagini molto attrezzate.

7) Il tuo agente ti chiama "vecio", com'è il tuo rapporto con i più giovani?

Ormai Parretti mi chiama così da tanti anni, adesso ha pure ragione visto che sono arrivato a 37 primavere. Il mio rapporto con i giovani è molto buono, qui a Bergamo ho trovato tanti ragazzi con la testa sulle spalle che guardano i più esperti come me, Raimondi, Bellini o Migliaccio e prendono esempio. Mi piace questo ruolo, mi stimola poter dare una mano e sentire la responsabilità di un consiglio o di un suggerimento per chi si affaccia e vuole affermarsi nel calcio di serie A.

8) Fortuna, allenamento, vita sana: cosa conta di più per avere un fisico come il tuo nonostante l’età?

Tocchiamo tutto il ferro possibile (ride, ndr). Credo che siano un po’ tutte le componenti. La vita sana è fondamentale, la conoscenza del proprio corpo è fondamentale per capire i limiti e i segnali che arrivano. E poi, soprattutto, conta la testa: se anche a 37 anni hai quella fame, quella voglia di allenarti , quello spirito che avevi a 25 o a 30 anni è tutto molto più facile. Quando il fisico perde, ma la testa è quella giusta, riesci ad andare avanti alla grande.

9) Sei tornato a Bergamo per la famiglia: come vanno le giornate di tua moglie Michela e di tua figlia Grace?

Molto bene! Sono contento, siamo sempre insieme. Quando siamo in giro tutti e tre è quasi come fare un allenamento in più, pure la sera, se dopo l’allenamento sei stanco, trovi energie nuove per vivere la famiglia come da qualche anno non mi capitava. Sono davvero felice per questo e per essere riuscito finalmente ad indossare la maglia della mia città: non mi era mai successo.

10) Chiudiamo con qualche curiosità:

A tavola: carne o pesce? Carne

Devi vestirti: polo o camicia? Polo

Scarpa elegante o sportiva? Sportiva

Vacanza: mare o montagna? Mare

Polenta: taragna o semplice? Semplice

Vino o birra? Tutti e due

Macchina sportiva o comoda? Adesso che sono un po’ anziano, meglio la macchina comoda

Viaggio: macchina, aereo o treno? Aereo va benissimo

Dove vivere: Città o campagna? Collina, Cenate Sotto è l’ideale

Tatuaggi: si o no? Certamente sì, ne ho due: uno con il nome di mia figlia Grace e l’altro con l’iniziale di mia moglie Michela.

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