Biava venerdì compie 38 anni «Che emozione il gol alla ex»

Biava venerdì compie 38 anni «Che emozione il gol alla ex»
05 Maggio 2015 ore 09:51

Ormai siamo vicino ai quaranta. Venerdì 8 maggio Giuseppe Biava spegnerà 38 candeline sulla torta, c’è da scommettere che nella sua Cenate la festa sarà un po’ di tutti ma il difensore bergamasco non perderà troppo tempo, vista la realtà. Con il Cagliari che ha battuto il Parma e si è portato a -6, è doveroso continuare a fare risultato anche contro il Palermo. Intanto il difensore si racconta a BergamoPost e spiega come ha visto la Dea al cospetto del suo ex club, la Lazio. Ma parla anche di Reja, dei compagni di reparto e del suo futuro. Tutto d’un fiato.

L’Atalanta più bella. La Dea vista contro la Lazio è stata la più bella della stagione, è parere diffuso. D’accordo anche lui? «Credo di sì, bisogna considerare anche la forza della Lazio e il loro momento. Per 60-70 minuti abbiamo creato un sacco di grattacapi alla seconda forza del campionato con una prestazione molto positiva. Dispiace per i tre punti perché con una vittoria avremmo chiuso i conti per la salvezza. Ma ci teniamo stretto il pareggio e ripartiamo dall’intensità e da quanto abbiamo dimostrato sul campo». Già, i tre punti sfumati. Stavano maturando grazie ad un suo gol. Da quando è a Bergamo si tratta della seconda marcatura in maglia nerazzurra e, dopo la rete del vantaggio firmata contro il Cagliari, quella alla Lazio è stata una segnature molto speciale per Biava. «Il pallone è arrivato pulito, ben calciato dal Papu, io ho staccato in terzo tempo e sono riuscito a colpire davvero molto bene. Direi che il mio fisico esclude la possibilità di uno stacco potente, la Lazio marca a zona e sono stato bravo a trovare lo spazio giusto per battere Marchetti. Meno male, perché nel primo tempo il portiere della Lazio aveva fatto un paio di miracoli mica da ridere».

Gioia e rispetto. Mentre lo stadio esultava per il vantaggio, Biava è rimasto per qualche secondo addirittura rannicchiato in campo. Sembrava quasi volesse nascondersi, evidentemente al centro di un turbine di emozioni che lo hanno bloccato. «In quei momenti si vivono delle sensazioni incredibili. Quando la palla ha gonfiato la rete lo stadio è esploso, dentro di me ero consapevole che avevo appena segnato una rete importante, che coronava una prestazione importante della squadra. Però cinque anni non si dimenticano, non ho esultato per rispetto soprattutto dei miei ex-compagni e di chi a Roma mi ha sempre trattato bene». Il passato non si dimentica, il gesto è stato apprezzato da tanti amici laziali e alla fine Biava è uscito dal campo soddisfatto. «Qualche messaggio da amici di Roma mi è arrivato. Dopo la partita anche alcuni ex-compagni di squadra erano d’accordo: “Se dovevamo prendere gol, meno male che lo hai segnato tu”, mi hanno detto».

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L’Atalanta di Reja. Contro la squadra biancoceleste, il gruppo ha fatto vedere ottime cose. La mano di Reja ora si vede e la spiegazione di Biava è molto semplice. «Ormai lavoriamo con lui da qualche settimana, nove gare in campionato. Forse adesso ci conosce un po’ meglio, ha lavorato per coinvolgere tutti nel suo progetto. Anche quei ragazzi che moralmente erano un po’ abbattuti perché arrivavano da un inizio di stagione avaro di soddisfazioni. Ha un modo di fare che ti coinvolge, pian piano impara le caratteristiche di tutti e quindi essendo un grande conoscitore di calcio è molto abile a costruire l’undici da mandare in campo con le caratteristiche migliori». Testa e gambe nel mirino del nuovo staff. Risultati apprezzabili e una duttilità tattica che spesso spiazza tutti: «In settimana Reja prova un modulo, magari anche un paio o addirittura tre. In campo cerca le soluzioni, prova nuove strade e applica la sua idea sugli uomini che ha. Con tre o quattro giocatori in difesa, con tre o quattro in mezzo al campo. Quello che il mister chiede sempre è grande duttilità, a volte sceglie in modo definitivo a pochissimo dal fischio d’inizio e in partita chiede di variare posizioni o movimenti. È una sua caratteristica, l’avevo già vissuta alla Lazio e l’ho ritrovata nel suo lavoro settimanale a Zingonia».

La difesa. È così che il lavoro settimanale riesce a stimolare tutti, permettendo a compagni magari meno impiegati di rispondere alla grande: «In difesa abbiamo fatto bene. Bellini è uno su cui puoi sempre contare: sia da avversario che da compagno ho imparato ad apprezzare questa sua dote e devo dire che ogni volta che viene chiamato in causa risponde presente. Del Grosso non giocava da un po’ ma la sua esperienza in serie A si conosce, tante volte abbiamo vinto o strappato risultati positivi quando lui era in campo. Masiello mi ha sorpreso, è stata la prima volta in campionato che sono sceso in campo al centro della difesa con lui e mi sono trovato bene».

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Vecchietti eterni e obiettivi per il futuro. La serie A, ogni anno, regala stagioni da incorniciare per qualche campione che sembra eterno. Questa volta, con tanti ultra-trentacinquenni sulla cresta dell’onda la statistica è ancora più marcata. «Siamo vecchietti terribili, non c’è dubbio. Parlando di gente come Di Natale, Totti e Toni è normale pensare a dei campioni che nonostante tutte le primavere che hanno sulle spalle fanno ancora la differenza. Io mi muovo in un ruolo diverso, il rammarico che ho è che sono arrivato in serie A tardi. Se mi fossi affacciato prima a questo campionato potevo magari togliermi più soddisfazioni. Ma non mi lamento, anzi, mi godo tutto quello che raccolgo. A 38 anni mi rendo conto che in campo posso giocarmela e questo è bellissimo».

Lascia o raddoppia? Giuseppe Biava, in serie A, ci è arrivato tardi. Testa e gambe, però, girano al massimo e nel suo cuore la voglia di andare avanti è fortissima. Quasi totale. «Fosse solo per me, rimarrei all’Atalanta di sicuro. Ho voglia di continuare a giocare, vorrei appendere le scarpe al chiodo molto più in là. Adesso conta solo la salvezza, poi ci penseremo e dipende ovviamente dalla società. In generale, se non mi volesse nessuno allora penserò a fermarmi. Ho appena fatto il corso allenatori, l’intenzione un domani è quella di sedermi in panchina ma sinceramente vedo questa possibilità ancora lontana. Mi sento bene, vorrei continuare a giocare».

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