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Si gioca o no?

Caos Serie A, il problema non sono le Asl ma le regole: ne servono poche ma chiare a tutti

Diventa difficile trovare una spiegazione per una situazione ai limiti del paradossale. Urgono regole limpide, inattaccabili e condivise da tutti

Caos Serie A, il problema non sono le Asl ma le regole: ne servono poche ma chiare a tutti
Atalanta 06 Gennaio 2022 ore 09:00

di Fabio Gennari

Uno dei segreti del vivere comune, affinché tutto vada per il meglio, è che sia chiaro a tutti i membri di una comunità cosa si può e cosa non si può fare. Servono regole chiare, bisogna che si sappia chi può fare cosa e chi invece non può mettere becco in decisioni che non sono di sua competenza. Sembra una sciocchezza, ma è tutto tremendamente semplice se solo ci fossero ruoli ben definiti: si stila un elenco di paletti da rispettare e chi non si adegua subisce (e accetta, senza ricorsi) le sanzioni.

In questo momento, il campionato italiano è ostaggio del caos. Ci sono regole che sono scadute al termine della passata stagione e che in queste ore saranno ripristinate in pieno stile Uefa (con 13 giocatori compreso un portiere si gioca, anche pescando dalla Primavera), ma il problema è che il loro campo di applicazione è limitato. Già l'anno scorso le Asl bloccarono intere squadre, arrivarono i 3-0 a tavolino e poi nell'ultimo grado di giudizio si decise per la disputa delle partite. Chiaro che così non va bene.

Il Covid è un problema serissimo che tutto il mondo sta cercando di affrontare al meglio. Lo sport di alto livello ha sempre cercato di andare avanti, ma in questo momento ci sono realtà sanitarie diverse che prendono decisioni diverse. Qualcuno ferma con cinque positivi, altri non intervengono con otto. Serve una linea comune, altrimenti si aggiungono problemi a problemi. Decide uno solo, ma chi? Non spetta a noi scegliere e non siamo francamente nemmeno in grado di indicare una figura.

Il Consiglio di Lega, nell'ambito delle sue competenze sportive, ha già deciso: non si rinvia e con 13 giocatori si scende in campo. Questi giocatori però non hanno il teletrasporto e nemmeno possono violare obblighi di quarantena imposti dalle autorità sanitarie. Allora chi decide? Cosa vale? Invocare una presa di posizione del Governo appare perfino esagerato, però forse è giusto che ci si prenda mezza giornata per dare una linea. Poche regole, chiare e inattaccabili da tutte le parti in causa. Solo così il calcio può continuare. Fermarsi potrebbe anche significare farlo per qualche mese...