Il carabiniere che fa la notte per poter tifare in Curva

Il carabiniere che fa la notte per poter tifare in Curva
12 Febbraio 2015 ore 09:40

Questa volta parliamo di un bergamasco nato in Francia che oggi vive a Vercelli, fa il carabiniere ed ogni domenica prende il treno e viene in Curva Pisani per vedere l’Atalanta. Strano? No, si tratta semplicemente dell’ennesima storia di qualcuno che, nonostante le circostanze lo abbiano portato fuori città, non dimentica i suoi colori e la sua grande passione per la Dea.

Silvan è nato in Francia da genitori bergamaschi. All’età di 5 anni ha raggiunto San Giovanni Bianco, in Valle Brembana e non appena inizia a raccontare la sua storia mette subito in chiaro le cose. «Sono un bergamasco D.O.C.G., di origine controllata e garantita. Amo la mia terra e la mia squadra del cuore: l’Atalanta. È una passione che nasce da lontano, ormai sono via da Bergamo da 29 anni e faccio il Carabiniere a Vercelli, ma non dimentico mai da dove sono arrivato. Cerco di portare sempre avanti il mio tifo venendo a Bergamo praticamente sempre quando giocano i nerazzurri».

Abbiamo raccontato nelle scorse settimane di tifosi che seguono Denis e compagni stando a migliaia di chilometri di distanza. Cosa avrà mai di speciale uno che vive e lavora relativamente vicino (tra Bergamo e Vercelli ci sono “solo” 129 km)? Silvan, ogni volta che l’Atalanta gioca in casa, praticamente organizza il suo fine settimana per stare al fianco dei nerazzurri. Con una costanza incredibile.

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«Tifo Atalanta dall’anno della serie C, era il campionato ‘81/’82. Ho alle spalle tanti anni di stadio, tanti anni di Curva. Al sabato faccio il turno di notte, inizio alle 22 e smonto alle 4 della domenica mattina. Riposo fino alle 10.30, alle 11 salgo sul treno Vercelli–Milano e subito dopo cambio con il Milano–Bergamo: alle 13 sono in città. Camminata dalla stazione allo stadio con panino veloce ed eccomi al Corner in Curva Pisani con mia sorella Cinzia e gli amici. Dopo 90 minuti di passione, indipendentemente dal risultato, riparto felice verso casa con il treno delle 18.02 e, ritardi permettendo, sono a casa per le 20.15. Il mio lunedì è di riposo, come i barbieri. Ma la soddisfazione per esserci stato è enorme».

Raccontata così, sembra una scampagnata domenicale. Per Silvan, però, tutto questo rappresenta quasi un rito per dipingere compiutamente i contorni di qualcosa che si può solo condividere e provare dentro al cuore: cercare di raccontarlo diventa difficile. Ma dopo tante partite viste allo stadio, qual è quella che è rimasta dentro più di altre? «Ce ne sono tantissime di partite indimenticabili. Ne ricordo una contro il Milan, perdemmo 1-0 in casa con gol di Kaka. Era il 26 ottobre del 2008, quel giorno in panchina c’era Gigi Del Neri e vedere la squadra giocare in quel modo contro i rossoneri mi riempì veramente di orgoglio: giocammo a viso aperto contro una formazione che era più forte, senza alcuna paura. Che bello uscire dallo stadio con il petto gonfio di soddisfazione».

 

 

Tra le serate da ricordare, anche Silvan può annoverare Atalanta–Malines del 20 aprile  1988. «Una giornata incredibile. Lavoravo a Tirano, in Valtellina, ma quella gara non si poteva perdere. Ricordo che partimmo in tre: un bergamasco, un bresciano ed un valtellinese. Alle 17 eravamo già dentro allo stadio, il clima e l’atmosfera erano qualcosa di magico. Incredibile. Pazzesco. Dopo il fischio finale, restammo a respirare quel clima per tantissimi, interminabili, minuti. Alle 23.30 richiamai in caserma per capire che turno di guardia avrei dovuto fare: “Sei di piantone a mezzanotte” mi dissero. Ho risposto che probabilmente mi sarei dato malato visto che avevo solo mezz’ora per lasciare quella magia, uscire dallo stadio e arrivare a Tirano: impossibile».

 

 

Silvan ha due convinzioni che accomunano un po’ tutti i malati di Dea: prima gli uomini dei campioni e una fiducia incondizionata nella possibilità di raggiungere la salvezza. «I miei idoli in maglia atalantina sono tutti quelli che hanno sudato e hanno lottato per l’Atalanta. Un nome, su tutti, lo voglio fare: Sergio Floccari. Ha saputo fare grandissime cose qui a Bergamo, per me un giocatore immenso. Pensando alla stagione che stiamo vivendo sono molto fiducioso perché abbiamo tutto per farcela, a patto che la squadra vada in campo sempre per giocarsela. E a fine anno cambierei il mister: ringrazio Colantuono per tutto quello che ha fatto, ma vorrei dall’anno prossimo vedere qualcuno che insegni calcio. Ad esempio, Luigi Del Neri: con lui mi sono divertito davvero molto».

Inevitabile, vista la professione, chiudere la chiacchierata con Silvan parlando della Curva Pisani e degli ultimi sviluppi del calcioscommesse. «Sono sempre andato in Curva, conosco bene quell’ambiente e sono convinto che la decisione di chiudere a tutti per alcune partite sia ingiusta. Contro la Roma il pericolo di scontri era fortissimo, io stesso in quell’occasione ho preferito non venire a Bergamo perché temevo problemi che si sono puntualmente verificati. Io penso che se uno vuole stare alla larga dai casini può starci senza problemi, si poteva evitare tutto questo e allo stesso tempo certi comportamenti sono da condannare. In tema di calcio scommesse, poi, avevo il timore che oltre a Doni qualche altra figura potesse essere coinvolta. Non entro nel merito, staremo a vedere cosa accadrà ma penso che sia giusto ribadire un concetto: se i nostri hanno sbagliato, che paghino quando sarà dimostrato. Ma che paghino tutti allo stesso modo, compresi tutti gli altri: lavoro al Tribunale, vedo spesso la scritta “La Legge è uguale per tutti”. Purtroppo, credo che non sempre sia così».

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