Cherubin, tutto casa e campo Ma in partita si trasforma

Cherubin, tutto casa e campo Ma in partita si trasforma
18 Novembre 2014 ore 09:52

«Sono, prima di tutto, un ragazzo semplice. Che vive di calcio 24 ore su 24». Questo è Nicolò Cherubin, difensore vicentino che da quest’estate è a disposizione di Stefano Colantuono. Quando mancano pochi giorni alla sfida con la Roma, presentiamo in esclusiva per BergamoPost uno dei ragazzi del gruppo nerazzurro che, con il silenzio e il grande lavoro quotidiano, ha risposto presente nel momento del bisogno. Nicolò Cherubin si racconta a 360 gradi, spiega di come da piccolo voleva fare il portiere mentre oggi si divide tra il campo, la moglie Laura, la passione per la pesca e una dedizione quasi totale al suo impegno in serie A.

 

1) Partiamo dalla domanda più semplice: chi è Nicolò Cherubin?

Sono, prima di tutto, un ragazzo semplice. Normalissimo. Da circa 2 anni e mezzo sono sposato con Laura, ho un fratello più grande che si chiama Mattia che, insieme a papà Luigino e mamma Francesca, formano la cerchia più stretta della mia famiglia. Penso al calcio 24 ore su 24, cerco di essere sempre molto attento e concentrato anche nel tempo che non passo al campo di allenamento. Casa e campo, campo e casa: questo è Nicolò Cherubin.

2) Calcisticamente parlando, come racconteresti la tua storia?

Gioco a calcio da sempre. Ho iniziato nella squadra del mio paesino, Marola in provincia di Vicenza. E non sono sempre stato difensore, bensì ho iniziato il mio percorso come portiere. Il presidente cercava di convincermi che chi gioca in porta resta piccolino, oggi quando capita di rivedersi ne parliamo sorridendo. Fino ai 13-14 anni ero pure abbastanza nella norma in fatto di altezza, poi mi sono sviluppato (oggi sfiora i 190 cm, ndr). Dal Marola sono passato al Cittadella, con la maglia granata ho fatto la trafila del settore giovanile arrivando fino in prima squadra. Da lì sono passato alla Reggina, poi all’Avellino e di nuovo a Cittadella prima del trasferimento a Bologna. Il resto è storia recente, oggi sono felice di giocare qui a Bergamo perché credo che sia una piazza molto importante

3) Cherubin e l’Atalanta: qual è il tuo rapporto con la città e l’ambiente nerazzurro?

Mi hanno sempre detto che quello di Bergamo era un ambiente molto attaccato alla squadra, ma tranquillo. Sto imparando ad apprezzare e a sentire la passione dei tifosi, ma devo dire che si vive  molto bene in città. Fino a poco tempo fa, con mia moglie Laura abbiamo fatto parecchie passeggiate sia in centro che in Città Alta, capita di incrociare tifosi che chiedono come va e vogliono scambiare due parole sulla squadra. Io sono sempre disponibile ma in generale posso confermare che a Bergamo c’è l’ambiente giusto per lavorare al meglio.

4) I compagni dicono di te che sei un professionista esemplare.

Credo che sia un grande complimento ma, soprattutto, devo dire che non ho alcuna difficoltà a comportarmi da professionista. Mi viene naturale. Lo dico con grandissima umiltà: al campo e nella vita mi comporto cercando di prestare grandissima attenzione ai dettagli. A tavola, in allenamento, in ogni situazione cerco di vivere da professionista serio il mio lavoro e certi attestati di stima sono davvero gratificanti.

5) Com’è il tuo rapporto con Colantuono?

Io sembro tranquillo e pacato ma vi assicuro che quando vado in campo mi trasformo e cerco sempre di andare al massimo. Da questo punto di vista, un mister come Colantuono è il top: lavora ogni giorno per mantenere la concentrazione di tutto il gruppo molto alta, è un martello ma mi trovo molto bene con lui. Proprio perché sono convinto che per fare la serie A, se non sei un campione, devi andare sempre a velocità doppia rispetto agli altri ed il lavoro sul campo è fondamentale.

6) Ti senti uno da serie A?

Sono consapevole di non avere mezzi eccellenti, non sono un “top player” eppure cerco di farmi apprezzare per quello che riesco a dare al gruppo. Il segreto credo che stia nell’approccio e nell’essere professionisti, spingendo sempre al massimo: bisogna conoscere i propri limiti e cercare di andare il più in alto possibile. Credo di essere un giocatore da serie A ma sono convinto che, se abbasso la guardia, se allento la tensione, faccio una gran fatica. Per questo penso al calcio 24 ore su 24, per farmi trovare sempre pronto.

7) Esordio a Cagliari, poi poco spazio  e dal Napoli in avanti sempre titolare: il segreto per farsi trovare pronto?

Ho lavorato ogni giorno come se la domenica avessi dovuto giocare e ho atteso il mio turno. Le partite sono fatte di episodi. A Cagliari sono entrato e c’è stato quel fallo con il rigore per i sardi, dopo quella partita sono rimasto fuori perché il mister ha fatto altre scelte che io come sempre ho rispettato. Contro il Napoli sono contento di essere tornato in campo anche se, al termine di una partita positiva, sono bastati pochi secondi per vedere un campione come Higuain fare la giocata decisiva. Si tratta davvero di dettagli, ciò che conta è il lavoro che alla fine paga sempre.

8) Sabato arriva la Roma, numeri alla mano è una partita molto complicata: come la vedi?

Credo che la Roma sia una squadra molto forte, al livello della Juventus. Non so come il mister voglia affrontarli, se li aspetteremo oppure se proveremo a prenderli un po’ più alti. La cosa più importante è pensare a quello che dobbiamo fare noi, la Roma si conosce e probabilmente in molti sono convinti che non arriveranno punti. Io dico: giochiamocela, non si sa mai quello che può accadere. Con il Napoli abbiamo sofferto, ma alla fine è arrivato un punto importante, ci sono periodi in cui bisogna fare quadrato e portare a casa quello che arriva. Tutti i punti fanno classifica.

9) Da qui a Natale ci sono Roma, Empoli, Cesena, Lazio e Palermo: i tre scontri diretti saranno decisivi per il futuro?

Credo che siano partite molto importanti, forse non decisive ma sicuramente molto importanti. Per noi è un mini campionato, dopo queste gare possiamo capire che stagione ci attende. Si tratta di scontri diretti, prepariamo una sfida alla volta ma siamo consapevoli dell’importanza delle prossime partite.

10) Curiosità sparse: 

1) Come te la cavi ai fornelli? Non benissimo, si arrangia alla grande mia moglie anche perché ho una dieta abbastanza semplice. I compagni a volte mi dicono di mollare un attimo, qualche dolce me lo concedo come la torta di mele di mia moglie.

2) Piatto preferito? Spaghetti alla carbonara.

3) Vino o birra? Niente birra, ogni tanto un po’ di vino. Bianco con il pesce, rosso con la carne.

4) La tua serata ideale? A cena con mia moglie e gli amici, non necessariamente al ristorante. Mi piace molto anche stare in casa.

5) Il posto più bello che hai visto? Seychelles, ci sono stato in viaggio di nozze: stupendo.

6) Il posto più strano che hai visto? Amo molto il caldo, direi Maldive: vedere tutto quel mare intorno e nient’altro colpisce.

7) Cantante/musica preferiti? Ascolto un po’ di tutto, musica italiana e Vasco Rossi mi piacciono molto.

8) Cinema o teatro? Cinema, anche se non sono un grande appassionato.

9) Macchina comoda o macchina sportiva? Sportiva.

10) Passione extra-calcio? La pesca d’acqua dolce. Con Frezzolini ne parliamo spesso, abbiamo avuto finora poche occasioni ma più avanti faremo.

11) una cosa che ti fa emozionare? Mi commuovo pensando alla distanza tra chi ha e chi non ha, non riesco a concepire la diversità tra noi e, ad esempio, il Terzo Mondo: veramente, è incredibile.

12) una cosa che ti fa arrabbiare? Non sopporto l’arroganza, assolutamente.

13) Il ricordo più bello della tua infanzia? Un Natale in famiglia, con tutti riuniti intorno al tavolo.

14) Dove vivere: meglio il centro città o la tranquilla periferia? Tranquilla periferia, sono nato in campagna in un paese di 2000 anime.

 

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